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venerdì 4 maggio 2018

È disponibile in libreria "Racconti dal Salento. Con proverbi, modi di dire, luoghi, locuzioni, nomi e soprannomi in dialetto salentino" di Carlo Petrachi

Carlo Petrachi

Racconti dal Salento.

Con proverbi, modi di dire, luoghi, locuzioni,
nomi e soprannomi in dialetto salentino



Capone Editore






IL LIBRO: Chi eravamo? Chi siamo? Cos’era, com’era il Salento al tempo degli avi? Attraversando quali sentieri siamo giunti sino ai nostri giorni?
A tutte queste domande l’Autore cerca di dare una risposta attraverso una serie di racconti agili e piacevoli che forniscono una panoramica, tanto rapida e sintetica quanto significativa, di una Terra d’Otranto molto diversa da quella che conosciamo oggi.Carlo Petrachi riporta alla luce un universo altro per modi di vivere e di ragionare, la cui cultura si fondava su regole non sempre scritte, fatte soprattutto di usi consolidati e di “certezze” – ma anche di mistero e di magia – che si manifestavano attraverso detti, proverbi, credenze… una società scomparsa perché, giocoforza, si è dovuta mettere “al passo coi tempi”, trovandosi di conseguenza di fronte a nuovi problemi che richiedono nuove soluzioni, stravolgendo così – fin quasi a cancellarlo – il proprio passato.
Ogni cultura, è scontato, è figlia della propria epoca e se da un lato è raro che il passato ritorni d’attualità, dall’altro si crea attorno a “ciò che è stato” un interesse che spinge – e non solo le nuove generazioni – ad una presa di coscienza profonda, un rinato desiderio di difesa della conoscenza di noi stessi;da qui la necessità di volersi ri-conoscere e raccontare, anche attraverso l’invenzione di storie, quasi un riflusso omerico che rispecchia la voglia di una cultura identitaria, più che salentina, tipicamente mediterranea.




L'AUTORE: Carlo Petrachi è nato a Melendugno (Lecce) il 16 marzo 1948. Già maestro elementare, si è sempre dedicato alla ricerca di scritti riguardanti il proprio territorio, scoprendo autori spesso dimenticati o addirittura inediti.
È autore di articoli di storia e cultura meridionale, di recensioni riguardanti scrittori meridionali, apparse in riviste e quotidiano
Rina Durante lo ha definito un narratore che restituisce dignità al racconto.
Ha pubblicato inoltre: Niceta Rizzo, una vita per la lirica (biografia), Galatina ( Le) 1987; Marine di Melendugno (vademecum storico con itinerari turistici) 1988; La leggenda di Fontanella (fiaba), Melendugno (Le) 1993; … e arrivò la Befana (novella), Melendugno (Le) 1994; Lontano nel tempo (novella) Melendugno (Le) 1994; Il talismano di re Arta (fiaba), Melendugno (Le) 1995; Le chiavi (novella), Melendugno 1996;La spada dai raggi di luna (romanzo), Fermo (AP), 1998; Melendugno e Borgagne – Elementi per una storia civica, Lecce 2009;Tra storia e memoria, Melendugno 2012;Salentitudine mare mistero magia, Lecce 2017.


Caratteristiche tecniche e riferimenti bibliografici: Carlo Petrachi, Racconti dal Salento. Con proverbi, modi di dire, luoghi, locuzioni, nomi e soprannomi in dialetto salentino, Capone Editore, Lecce 2018.
Formato 15x21 cm, 128 pagine.
 ISBN:  978-88-8349-232-7, Euro 10,00

giovedì 27 aprile 2017

Il mito e la storia nelle "Novelle popolari salentine" / / / Recensione a firma di Felice Laudadio apparsa su Pentagrammi



Il mito e la storia

nelle Novelle popolari salentine




di Felice Laudadio

Deve moltissimo ai concittadini: nel testo «Novelle popolari salentine» (Capone editore, Lecce, 2016) l’autore, il tavianese Giuseppe Cassini, apre i suoi brevi ringraziamenti con la sincera riconoscenza per i compaesani, soprattutto quei contadini che hanno avuto la pazienza, ma anche il piacere, di raccontargli molte delle leggende e delle vicende narrate.
Giuseppe Cassini è nato e vive a Taviano (Lecce). Insegnante e poi dirigente (è stato presidente provinciale dell’Associazione nazionale dirigenti scolastici, oltre che amministratore comunale), ha pubblicato brevi saggi di didattica e politica scolastica, due raccolte di scritti sulla multicultura a scuola e sulla sperimentazione dell’autonomia, nel 2003 e nel 2007. Successivamente, si è dedicato alla valorizzazione delle tradizioni del Salento, e la ricerca lo ha portato alla redazione di queste novelle, che segnano il suo esordio nella narrativa.
Pur essendo il prodotto di una brillante fantasia, questo lavoro si basa proprio sulla salentinità diffusa e sulle fonti popolari locali. È il settimo titolo della collana, edizioni Capone, «La terra e le storie», diretta da Antonio Errico e Maurizio Nocera, che firmano rispettivamente la prefazione e la postfazione. Le illustrazioni di Mario Venneri arricchiscono e commentano i testi.
E dire che le favole non esistono. Ricordate Giambattista Vico? L’autore lo cita nella presentazione delle novelle. Per il filosofo napoletano, il mito - medium attraverso il quale i popoli antichi esprimevano la propria cultura - non era né solo leggenda né solo verità raccontata in forma fantastica. Conteneva pezzi di storia e di vita degli uomini, oltre a risentire delle dinamiche sociali delle comunità di allora.
Niente paura, Cassini rassicura grandi e piccini: l’affermazione vichiana potrebbe non essere universalmente valida. Tuttavia, riconosce, lo è certamente per le novelle di questa raccolta, che restano saldamente legate alla vita vissuta anche le poche volte che assumono la forma della fiaba o della favola.
Il volumetto delle novelle (136 pagine) è diviso in due parti, due realtà molto diverse tra loro, ma allo stesso tempo molto simili e di fatto consequenziali, due facce della stessa medaglia.
La prima parte è costituita da ventiquattro novelle, di contenuto verista, verismo rusticano, che interpreta il vissuto, i sentimenti, il modo di porsi, di contadini, braccianti, umili lavoratori agricoli. Questi racconti, episodi, indovinelli, di origine contadina, sono strettamente collegati alla realtà quotidiana e non presentano contenuti/aspetti magici e favolistici, semmai moralistici, in qualche modo pedagogici, e alla fine risultano spiritosamente ma bonariamente critici con preti e padroni.
Nella seconda parte, «La Congrega della comare Tetta», protagoniste sono le donne, addette alla cura della casa più che alla fatica nei campi. Il punto di vista è quindi quello delle mogli dei contadini, tutte casa, Chiesa e raccolto. E non solo. Toccavano a loro anche le incombenze domestiche, la cura dei figli e degli anziani, la filatura di lana e cotone, la tessitura, i lavori di supporto all’economia agricola (la trasformazione e conservazione dei prodotti della terra e quant’altro).
Concretezza contadina contro immaginazione, due mondi completamente diversi, nonostante agissero nello stesso contesto. Nella narrazione agreste predominano la terra, gli elementi primordiali e accenni di sapienza arcaica, mentre nella sfera casalinga si scivola nel magico, nel mistico e nel soprannaturale, in un sommarsi di streghe e incantamenti, di anime del Purgatorio e di contatti con l’Aldilà. La realtà, la cronaca, erano affidate infatti, nel mondo femminile, al pettegolezzo, che, per essere intensamente vissuto, abbisognava di essere ampliato e infiorato di fantasticherie e di congetture. Ma Giuseppe Cassini non è affatto ingeneroso con le donne, riconosce in loro una solida concretezza, manifestata nelle incessanti cure della casa, che gravavano interamente sulle loro spalle, tanto da renderle le autentiche colonne dell’organizzazione familiare. Le fantasticherie e il soprannaturale, insomma, servivano solo come svago, sebbene fossero una realtà intensamente vissuta e accettata.



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mercoledì 30 novembre 2016

"Novelle popolari salentine" di Giuseppe Cassini


È disponibile

Novelle popolari salentine

di Giuseppe Cassini



Il libro: Le fiabe e le favole, come tali, non esistono poiché sono sempre un frammento della realtà, un pezzo di vita vissuta o sognata (nel senso di desiderata). In altri termini sono fantasia, ma sono anche concreta realtà. Come fantasia sono il percorso attraverso il quale gli uomini superano le angustie della vita e le delusioni per gli insuccessi subiti. Sono cioè un modo per sfuggire all’ignoto e rendere fantasticamente reali i sogni e i desideri irrealizzati o irrealizzabili. Come frammenti della realtà hanno bisogno di essere intensamente vissute, interpretate e capite, poiché solo così è possibile trarre tutti gli insegnamenti in esse contenuti.

Le novelle e le favole di questa raccolta hanno caratteristiche analoghe: sono quasi sempre il frutto della fantasia, ma sono anche intimamente legate alla ­realtà del mondo contadino e quindi alla sua cultura, alle sue credenze e alle sue tradizioni. Per questo hanno una loro valenza morale ed educativa , che si sostanzia nella denuncia delle ingiustizie e delle angherie subite dal popolo da parte di una classe padronale legata al passato e incapace di intraprendere la strada di uno sviluppo civile, solidale e democratico. Ma non solo… in queste novelle c’è anche molto altro sul quale riflettere e argomentare.


L'Autore: Giuseppe Cassini è nato a Taviano (Lecce), dove vive attualmente. 
Insegnante, dirigente scolastico, è stato anche amministratore del suo Comune e presidente provinciale A.N.DI.S. (Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici).
Ha pubblicato articoli e brevi saggi di didattica e di politica scolastica ed ha curato due raccolte di scritti sulla scuola, entrambe pubblicate dall’editore Congedo di Galatina: “Scuola e Multicultura” nel 2003; “Sperimentando l’autonomia” nel 2007.
Di recente si è dedicato con assiduità allo studio della storia e alla valorizzazione delle tradizioni del Salento. Da tali attività hanno tratto alimento queste novelle, che sono il suo primo lavoro letterario.


Referenze bibliografiche e caratteristiche tecniche: Giuseppe Cassini, Novelle popolari salentine, Prefazione di Antonio Errico, Postfazione di Maurizio Nocera, Capone Editore, Lecce 2016; pagine 136, ISBN:  978-88-8349-216-7, Euro 10,00

martedì 2 agosto 2016

"Osservazioni sul tarantismo", recensione di Angelo Sconosciuto su La Gazzetta del Mezzogiorno di sabato 30 luglio 2016

Capone, il tarantismo e la musica popolare salentina ieri e oggi
Le «Osservazioni» per aggiornare un discorso

Davvero difficile stare dietro agli innumerevoli appuntamenti con la pizzica. Chi non danza discute e ciascuno propone le sue «letture» del fenomeno in cui confluiscono le sue conoscenze, il suo vissuto, i suoi sentimenti.
Benedetto Croce affermava che «ogni storia è storia contemporanea», intendendo così ribadire che il compito dello storico non si riduce a raccogliere e catalogare fatti. Piuttosto gli compete di giudicare ed analizzare il "passato" con gli occhi del presente ed alla luce dei problemi del presente, facendo sì che gli avvenimenti rimangano sempre vivi, in continua mutazione.
Di tutto ciò è ben consapevole Federico Capone, storico delle tradizioni popolari ed esperto di canzone dialettale leccese, che nelle sue "Osservazioni sul tarantismo e altri scritti sulla musica popolare salentina" (Capone Editore, pp. 128, con una dotta prefazione di Maurizio Nocera) dimostra come, checché se ne pensi, il tarantismo non si esaurisce con la spedizione dell'equipe guidata da Ernesto De Martino nel Salento, compiuta nell'estate del 1959 e i cui risultati furono pubblicati nel 1961 in La terra del rimorso, ma che piuttosto si è ricontestualizzato, adeguandosi a tempi e luoghi. «Si badi bene che questo "rimodellamento" non è esclusivo della contemporaneità, né appartiene soltanto al tarantismo – sottolinea l'autore –, è un fatto normale ne era convinto anche Ernesto de Martino, che riteneva il fenomeno "plasmato dalla cultura egemone"; proprio questa banalità regge tutto il ragionamento: il tarantismo altro non è che un risultato figlio della propria epoca. A testimonianza di questo vi sono i tanti paralleli – per modi e finalità del rito – distanti nel tempo e nello spazio rispetto al fenomeno così come è giunto a noi, quindi è chiaro che per comprendere appieno ciò che accade oggi, è necessario conoscerne la storia».
Queste "Osservazioni" si svolgono lungo la direttrice passato- presente, e così nella parte iniziale i documenti di prima mano danno solidità alle successive interpretazioni dell'autore, che la fanno da padrona nella seconda parte del saggio, per costituire, nell'insieme, una "storia" nel senso più ampio del termine, che inizia nel basso- medioevo – è, nell'undecimo secolo, infatti, che si sente parlare per la prima volta di "taranta" con Goffredo di Malaterra che nelle 'Gesta di Ruggiero' narra di un attacco, ad opera di ragni velenosi, subìto dall'esercito normanno accampato sul Monte Pellegrino, nei pressi di Palermo – ed arriva ai giorni nostri.
Proprio questa seconda parte è certamente la più fresca. Capone indaga gli sviluppi contemporanei, soffermandosi in particolare sul reggae+hiphop dei primi anni Novanta – che trova nel Salento terreno fertile grazie al Sud Sound System, gruppo composto da dj e toaster-sciamani – e sulla Notte della Taranta, il festival itinerante che ogni anno, nella serata conclusiva a Melpignano, richiama centinaia di migliaia di spettatori che, danzando sotto il palco, si liberano, almeno per poche ore, dei problemi quotidiani. Tutto ciò avviene grazie ad una musica che, forse, "tradisce la tradizione" coi suoni ma assolve pienamente alla funzione catartica assegnatale dal "tarantismo".
In questa direzione – la musica in grado di liberare – ampio spazio è dato alla canzone dialettale leccese e salentina che, fin dall'inizio del secolo scorso, ha contribuito a mantenere in vita una memoria che, passando dalla campagna alla città, sembrava dovesse scomparire ed invece si è rafforzata.
"Tracce", funge da intermezzo fra la prima e la seconda parte qui vi sono molte testimonianze di autori medioevali e moderni, che hanno scritto di tarantole da Alberto di Aquisgrana (XII sec.) a Tommaso Campanella.
In conclusione un ricco e suggestivo apparato iconografico con immagini che vengono pubblicate per la prima volta, tutte inerenti il tarantismo e più in generale la danzimania; sono da segnalare le opere inedite di Francesco e Massimo Pasca e quella di Salvatore Sciurti, ma anche una matrice, quasi sconosciuta di Antonio Tempesa (XVI-XVII secolo), nella quale sono raffigurati tre tipi di "tarantola" conosciuti, ossia il geco, il ragno e lo scorpione, ma anche la ri-lettura del mese di Giugno del mosaico di Otranto, ove vi sono due Gemelli che paiono danzare con le movenze della pizzica.

Angelo Sconosciuto

giovedì 30 giugno 2016

"Osservazioni sul tarantismo ed altri scritti sulla musica 'popolare' salentina" di Federico Capone




Federico Capone
Osservazioni
sul tarantismo
Ed altri scritti
sulla musica popolare salentina
Prefazione di Maurizio Nocera






Secondo la tradizione, chi veniva morso dalla tarantola doveva ballare affinché, sudando, potesse espellere il veleno dal corpo: il fenomeno, noto come tarantismo, era largamente presente in Puglia e in Terra d'Otranto in particolare. Le prime testimonianze risalgono al Basso Medioevo, anche se tanti sono i paralleli – per modi e finalità del rito – distanti nel tempo ma anche nello spazio, a dimostrazione di un fatto abbastanza scontato ma che spesso passa in secondo piano: il fenomeno altro non è che un risultato figlio della propria epoca.
L'autore parte da questa premessa per tracciare una storia del tarantismo, attraverso un apparato documentale ampio e solido, e per indagarne gli sviluppi contemporanei che non possono prescindere dal reggae+hip hop e dalla Notte della Taranta, ma neppure dalla canzone dialettale leccese, tratto d'unione fra antico e moderno.
A corredo dello scritto un apparato iconografico con alcune immagini pubblicate per la prima volta.
Osservazioni sul tarantismo rappresenta uno strumento indispensabile tanto per l'appassionato che si avvicina alla tradizione musicale salentina, quanto per l'esperto che qui troverà nuove letture e documenti poco conosciuti.

Federico Capone, 1974, si occupa di storia delle tradizioni popolari, con particolare riferimento alla canzone dialettale leccese; fra le pubblicazioni ricordiamo: In Salento. Usi, costumi, superstizioni (Capone Editore 2003), Lecce che suona. Appunti di musica salentina (Capone Editore 2003), Hip Hop Reggae Dance Elettronica / Stile Salentino 1 (Stampa Alternativa 2004) e Viaggio nel Salento magico (Capone Editore 2013).


Federico Capone, Osservazioni sul tarantismo ed altri scritti sulla musica popolare salentina, Capone Editore, Lecce 2016, ISBN 978-88-8349-202-0; 128 pagine, formato 15x21, illustrato


lunedì 2 marzo 2015

MEDITERRONEO / / È disponibile "Mediterroneo. Viaggio nella natura della terra e delle cose", di Marcello Costantini

Marcello Costantini, Mediterroneo.

Viaggio nella natura

della terra

e delle cose




LIBRO: La vita del protagonista, un medico già stressato perché ha da poco cambiato lavoro, viene ulteriormente complicata da una serie di fatti, naturali e innaturali. Un caro amico, col quale egli ha condiviso merende e battaglie, è sparito dalla circolazione senza lasciare tracce . La notizia di un terremoto, quello dell’Irpinia, lo coglie poi in un locale, mentre per caso ascolta attonito la trama di un racconto, il “Fantasma d’amore” di Mino Milani, che parla dello strano ricomparire di una donna morta da anni. Nei giorni successivi viene trascinato in una improbabile spedizione di medici nell’Irpinia terremotata. Qui, di notte, assiste ad una sorta di decamerone moderno, ove soccorritori di varie provenienze fanno outing della propria esistenza. Nelle pause, il nostro protagonista legge un manoscritto, il trabajo informe, unica vestigia dell’amico sparito, che ne è l’autore. In più, un incontro gotico in un cimitero irpino dà una svolta alla storia, lasciando intravedere agghiaccianti punti in comune tra il Fantasma d’amore, il trabajo informe e la sparizione dell’amico. C’è come qualcosa di impalpabile in questa vana  ricerca di un amico, ombra di un passato segnato da un qualcosa che sino alla fine si stenta a focalizzare. Ma è un’ evanescenza che nel susseguirsi di eventi, esperienze, coincidenze, concomitanze, orrori, si erge a metodo, fornendo una chiave per cercare di comprendere il lato oscuro delle cose, the dark side of the things...

Si tratta di una scrittura avvincente nella quale l’assemblaggio di episodi su uno sfondo di incertezza apre in leggerezza e libertà ad una vasta gamma di riflessioni che rendono protagonista lo stesso lettore.


L'AUTORE: Marcello Costantini (Calimera, 1955)  è cardiologo, ricercatore, docente universitario. Vive e lavora a Galatina. Tra i volumi pubblicati: Cardiologia. Aspetti essenziali (Edizioni Mediche Italiane, 1990); Elettrocardiografia delle aritmie (Selecta Medica, 1994);  Capire ed interpretare l’ECG (Mc Graw Hill, 1994); Terapia Antitrombotica (Centro Scientifico Editore, 1997); I quaderni del Pronto Soccorso:  L’ECG (Mc Graw Hill, 1999);Aritmie. Un approccio ragionato ai disturbi del ritmo cardiaco  (Mc Graw Hill, 1999); Manuale di terapia Antitrombotica. Basi fisiologiche e uso clinico  (Centro Scientifico Editore, 2004); L’Elettrocardiogramma (Mc Graw Hill, 2006);Aritmie Cardiache (CEA- Selecta Medica- Zanichelli, 2012);L’elettrocardiogramma. Dalle basi fisiologiche alla facile interpretazione (Mc Graw Hill, 2012). Nel 2008 esordio in campo narrativo con Il rientro dell’impulso (Lupo). Nel 1998 Premio Targa Santa Cesarea Terme “per avere promosso il Salento fuori dai suoi confini” e nel 2006 Premio Zucca “per avere descritto la Sindrome di Galatina”.

Note bibliografiche e caratteristiche tecniche: Marcello Costantini, Mediterroneo. Viaggio nella natura della terra e delle cose, Prefazione di Maurizio Nocera, Postfazione di Antonio Errico, Capone Editore, Lecce 2015.
Collana "La terra e le storie", diretta da Antonio Errico e Maurizio Nocera. #6
Pagine 144 - formato 15x21 - ISBN: 978-88-8349-198-6 - Euro 10,00

mercoledì 11 febbraio 2015

MISTERI PRODIGI E FANTASIE IN TERRA DI PUGLIA / / / Intervista all'Autore a firma di Ilaria Marinaci, apparsa su Nuovo Quotidiano di Puglia dell'11/02/2015

LEGGENDE DI PUGLIA MESSAGGI DI VERITÀ


di Ilaria Marinaci

"Mo' vu cuntu nu cuntu". Questa è la versione salentina del "C'era una volta", la formula magica da cui partiva il racconto delle leggende locali che, in questo modo, si tramandavano oralmente da nonni a nipoti [...]. (continua a leggere cliccando sulla foto)



giovedì 24 ottobre 2013

IL MORSO DEL RAGNO / / / Sarà disponibile da metà novembre la seconda edizione di " Il morso del ragno", di Maurizio Nocera. Terzo volume della collana "La terra e le storie", diretta da Antonio Errico e Maurizio Nocera


Maurizio Nocera, Il morso del ragno. Alle origini del tarantismo e il mondo del fenomeno vissuto dall’interno. Interviste a tarantate e parenti, Introduzione di Gilberto Camilla, Prefazione di Georges Lapassade, Postfazione di Carl A. P. Ruck e Blaise D. Staples, terzo volume della collana “La terra e le storie”, diretta da Antonio Errico e Maurizio Nocera, Capone Editore, Lecce 2013
Pagine 152, € 10,00
ISBN: 978-88-8349-182-5



Il libro: Il tarantismo è un fenomeno ancora poco conosciuto. Volta per volta, sono stati indicati, come fattori scatenanti, o le condizioni psichiche delle persone coinvolte, o le condizioni sociali, oppure problemi legati alla sfera magico-religiosa, fattori che, comunque, indipendentemente dalla motivazione da cui sono scaturiti, hanno avuto un fondamento.
In questo volume, il tentativo dell’Autore consiste nel cercare di rintracciare, attraverso delle interviste a persone coinvolte direttamente nel fenomeno e attraverso una nuova lettura della vasta bibliografia specifica, quali possano essere state le cause dello scatenamento di un così radicato e millenario fenomeno.
Melfi (Pz), Museo Archeologico Nazionale,
vaso apulo-lucano di età ellenistica
raffigurante una Menade che "sfugge" a Dioniso
L’Autore: Maurizio Nocera, ha pubblicato: (con A. L. Verri)Dieci anni in rivista 1979-1988. Lettere a “Pensionante de’ Saraceni” (Matino 1990); Antonio Antonio. Fabbricante d’armonia (Melpignano 1998); Compianto (Carpignano Salentino 2001; seconda ediz. Alpignano 2005); Totò Franz altrimenti detto Totò Toma (Castrignano dei Greci 2002); Il fanalista d’Otranto (Gallipoli 2003); Antonio Antonio o dell’Amicizia (Parabita 2003); Figli, vostro padre uccidete / La lama del tenente (Copertino 2004); Crepuscolo nel mare di Gallipoli (Gallipoli 2004); Profilo di don Pablo (Alpignano 2012); Giuseppe Forcignanò. Tirai su di lei per troppo amore (Pieve Santo Stefano 2013).

Chianciano Terme,
vaso raffigurante una scena di pizzica
Prefazione, di Georges Lapassade: Maurizio Nocera è da tempo uno dei principali animatori del neo-tarantismo salentino, la cui sorgente principale resta l’opera classica di Ernesto de Martino: La terra del rimorso. Questa opera, divenuta uno dei classici dell’antropologia contemporanea, in effetti ha avuto un destino paradossale: allorquando essa annunciava la probabile fine del tarantismo classico (vale a dire l’elemento essenziale della terapia tradizionale dei tarantolati), da lontano andava crescendo l’attuale corrente del neo-tarantismo, oggi molto affermata a Lecce e nell’intero Salento. Questo neo-tarantismo in effetti si alimenta del ricordo del tarantismo d’altri tempi, facendo spesso rivivere in molte feste e in altre manifestazioni la dimensione musicale, corale e orchestrale. Allo stesso tempo ciò ha dato impulso a molte altre manifestazioni e soprattutto a pubblicazioni dedicate a queste antiche pratiche.
La presente opera di Maurizio Nocera s’inscrive in questa corrente culturale, e in più parti è arricchita di nuovi apporti come, ad esempio, l’intervista a Luigi Stifani, divenuto noto in quanto musico-terapeuta di Maria di Nardò e spesso citato da Ernesto de Martino. L’opera di Maurizio Nocera costituisce così un contributo di primo piano a questa corrente culturale molto ricca che va a formare l’identità collettiva di questo Salento a volte assai differente da quello che Ernesto de Martino descrisse nel 1959 e pur tuttavia ugualmente fedele a ciò che era stato anticamente.
Il contributo di Maurizio Nocera prende così il suo posto a volte molto erudito nel panorama delle opere che ricostituiscono ciò che un tempo è stato in questo Sud d’Italia e di quelle – come d’altronde spesso accade anche altrove! – che producono la sua nuova identità. Parigi, 29 marzo 2005

Con i contributi di:

Gilberto CAMILLA, nato a Torino nel 1950; storico, ricercatore e psicoanalista, ha esercitato la professione di psicoterapeuta fino al 1992. Tra i fondatori della Sissc, ne ricopre attualmente la carica di Presidente. Direttore Scientifico della rivista «Altrove» fin dal 1994, è autore di libri e di svariati articoli e contributi vari. Fra tutti si ricordano: Allucinogeni vegetali. Culto antico e moderno uso ricreazionale, Verona,1982; Hofmann, Scienziato Alchimista. Tributo allo scopritore dell’Lsd, Roma, 2001; Psicofunghi italiani, Roma, 2003; Le Piante Sacre. Allucinogeni di origine vegetale, Torino, 2003. (Con Fulvio Gosso) Pionieri della Psichedelia, Torino, 2004. (Con Massimo Centini) Sciamanismo e Stregoneria, Torino, 2005. (Con Fulvio Gosso) Allucinogeni e Cristianesimo. Evidenze nell’arte sacra, Paderno Dugnano (MI), 2007. L’Arte visionaria huichol, Torino, 2007. (Con Fulvio Gosso) Hanno visto migliaia di dèi. Religiosità e laicità dell’esperienza visionaria, Paderno Dugnano (MI), 2009. Chi era Dioniso?, Torino-Salerno, 2013.

Lecce, marzo 2005, Georges Lapassade e Maurizio Nocera
Georges LAPASSADE (Arbus, 10 maggio 1924 – Stains, 30 luglio 2008), filosofo e sociologo francese. Professore e ricercatore emerito di Etnografia e Scienze dell’Educazione presso l’Università di Parigi VIII, dove ha lavorato e organizzato seminari fino agli ultimi anni della sua esistenza. È una delle figure più importanti della psicosociologia, dell’etnologia e della pedagogia. Ha introdotto in Francia l’etnometodologia. Fu il primo sociologo francese a studiare il rap a partire anche dall’osservazione del fenomeno manifestatosi a Lecce. Era considerato, con René Lourau, uno dei padri dell’analisi istituzionale. Autore di numerose opere sugli stati modificati di coscienza, nella sua lunga carriera si è occupato delle culture nordafricane e afroamericane, con particolare interesse per i temi della transe. In Italia, Georges Lapassade ha lavorato sulla pizzica e il tarantismo. Il suo primo libro L’entrée dans la vie, fu pubblicato nel 1963 (tradotto in Italia nel 1971 da Sergio de La Pierre con il titolo Il mito dell’adulto). Le edizioni Urra-Apogeo hanno ripubblicato, nel 2008, Dallo sciamano al raver. Saggio sulla transe uscito in prima edizione presso Feltrinelli nel 1980. Importante il suo contributo scientifico al Salento dove, a partire dal 1981, ha lavorato in diverse esperienze sia con l’Università sia con altri enti e gruppi di studio. Oltre alle numerose introduzioni ai libri di autori salentini, molti sono stati i suoi saggi sui movimenti sociali e culturali della terra che lo ha ospitato. Un più completo ricordo di G. Lapassade sta nel libro All’ombra di Georges Lapassade. Testimonianze e aneddoti dal Salento (a cura di Guglielmo Zappatore), Sensibili alle foglie, 2009.

Carl Anton Paul RUCK, nato a Bridgeport (Connecticut) nel 1935, è uno dei maggiori conoscitori della Letteratura antica e uno dei più apprezzati filologi statunitensi; insieme a Robert Gordon Wasson e ad Albert Hofmann ha aperto un nuovo capitolo della storia dell’etnomicologia, un capitolo fondamentale per capire la religione dell’antica Grecia. Tutto incominciò quasi quarant’anni fa, nell’ottobre del 1977, quando nel corso della II Conferenza Internazionale sui funghi allucinogeni (Fort Worden, 27-30 ottobre) venne presentata per la prima volta l’ipotesi lisergica come interpretazione dei Misteri Eleusini, a firma appunto di Wasson, Hofmann e Ruck. Instancabile e attento osservatore del simbolismo nel mondo classico e nel Cristianesimo delle origini, proprio a lui si deve il neologismo enteogeno oggi entrato nel linguaggio comune per definire le piante sacre (allucinogene), ottenuto dalle parole greche entheos e genés, “che manifesta il dio interiore”. Conosciuto in Italia, avendo spesso collaborato con la Sissc partecipando a numerosi suoi Convegni e con contributi scritti. Tra i suoi lavori sono da segnalare: The Road to Eleusis: Unveiling the Secret of the Mysteries (con R. G. Wasson, B. D. Staples e A. Hofmann), Harcourt Brace Jovanovich Pub. N.Y. 1978. (Edizione italiana Alla scoperta dei Misteri Eleusini, Milano 1996); Persephone’s Quest: Entheogens and the Origin of Religion (con R. G. Wasson e altri Autori), New Haven, 1986; The Apples of Apollo: Pagan and Christian Mysteries of the Eucharist (con C. Heinrich e B. D. Staples), Carolina, 2001; Sacred Mushrooms of the Goddess, Berkeley, 2006. In italiano: Vischio, Centauri e Datura (con B. D. Staples), in Eleusis (nuova serie) n. 2, 1999; Perseo, il raccoglitore di funghi (con C. Heinrich e B. D. Staples), in «Eleusis» (n. s.) n. 2, 1999; Giasone, l’Uomo-Droga (con C. Heinrich e B. D. Staples), in «Eleusis» (n. s.) n. 3, 1999; Mescolando il kikeon (con P. Webster e D. M. Perrine), in «Eleusis»  (n. s.) n. 4, 2000; Sacramenti visionari eretici nell’élite eclasiastica: l’altare di Grünewald, in «Altrove» n. 11, 2004; Il Mistero eleusino e la rivoluzione psichedelica, in «Altrove» n. 13, 2007; Prefazione a F. Gosso e G. Camilla, Allucinogeni e Cristianesimo. Evidenze nell’arte sacra, Milano 2007.

Blaise Daniel STAPLES (1948 – 2005), anche se poco noto al grande pubblico, fu uno dei più importanti studiosi di mitologia classica. Nato a Somerset (Massachusetts), si laurea in Lettere alla Boston University, dove ottiene anche il dottorato (Ph. D.) in Studi classici. Nella stessa Università conosce Carl Ruck, che diverrà suo amato compagno fino alla sua prematura scomparsa. Con Ruck è coautore di The World of Classical Mythology: Gods and Goddesses, Heroines and Heroes, uno dei più innovativi studi sulla mitologia greca. Contribuisce anche a The Road to Eleusis: Unveiling the Secret of the Mysteries, con una nuova traduzione dell’Inno Omerico a Demetra. Tra i suoi lavori più importanti sono da ricordare: The Road to Eleusis: Unveiling the Secret of the Mysteries (con C. Ruck, R. G. Wasson e A. Hofmann, 1978); The World of Classical Myth: Gods and Goddesses, Heroines and Heroes (con Carl Ruck, 1994); The Apples of Apollo: Pagan and Christian Mysteries of the Eucharist (con Carl Ruck, 2001); The Hidden World: Survival of Pagan Shamanic Themes in European Fairytales,  (con Carl Ruck, José Alfredo González Celdrán e Mark Alwin Hoffman, 2007.


Indice: Avvertenza; Tarantismo e sessualità, di Gilberto Camilla; Prefazione alla prima edizione, di Georges Lapassade; Intervista a Georges Lapassade; Cosa è il tarantismo oggi, di Piero Cannizzaro; Introduzione alla prima edizione, di Maurizio Nocera; Incantata fui; Santu Paulu miu de Galatina / Se m’à fare la grazia fammela mprima; Io, Luigi Stifani, mi sono miscellato con le tarante; Galatina: ... L’ombelico del Salento; Balla Maria, balla cuntenta, ca stae l’amore tou ca te sona e canta; Santu Paulu benadittu / intra lla manu tegnu scrittu / lu nome de Maria; Mamma, ho fame; Languidezza di stomaco; Sì, figlia mia, ballai per due giorni interi; Quando giungevi al feudo di Galatina, ti facevano scendere dal traino; Forse che la mia sessualità non era giusta; Acasa il tamburello non manca mai; Ste na serpa casarola cu te pozza muzzeca’!; Nella Cappella di san Paolo di Galatina suonando il tamburo rullante; Se nun ci thrrei lu filu a lla taranta, nu nci balla; Francesco De Raho e gli studi sul Tarantolismo; La Tarantella e la follia di Io. Danzando con la Musica del Tempo, di Carl A. P. Ruck e Blaise D. Staples; Testimonianze fotografiche.