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sabato 5 luglio 2025

È disponibile "Il dialetto salentino nei suoi modi di dire. Morale • Saggezza • Tradizioni • Costumi Lavori • Destino • Modi di essere • Superstizioni •Il matrimonio • Le stagioni" di Elio Ria





IL LIBRO: Un viaggio affascinante nella cultura pugliese attraverso l’esame scientifico dei suoi dialetti (pugliesi e salentini), un’indagine ‘interiore’ della tradizione che essi custodiscono. Modi di dire, proverbi e locuzioni capaci, come per ogni dialetto, di esprimere perfettamente tempi e costumi in parte dimenticati ma che è sempre bene esplorare per conoscersi meglio in quanto comunità. Ci si rivedrà in quelle forme e in quei costumi, ci si riscoprirà forse e certamente si potrà sorridere di un tempo che fu, che appartiene a tutti noi parlanti e viventi in questa stupenda terra in mezzo al mare nostro. 
Al dialetto non sfugge il valore di un ricordo, di un momento, di un pensiero passato che non necessariamente è destinato a rimanere e perdurare ma che ogni volta, di generazione in generazione, va ricordato o anche solo commemorato per potersi con esso misurare.


L’AUTORE: Elio Ria (1958), laureato in filosofia, scrittore.  
Tra i suoi libri: Dialogo tra un poeta e un filosofo (2020), Arrembaggi (2018), In nome del prete (2017), Nostro ulivo quotidiano (2016), Il dire ulteriore. Immagini e parole (2015), Il ragazzo dalla faccia pulita. Saggio su Rimbaud (2014), Il passo della notte (2012), Altri versi (2009)

Ria, Elio, Il dialetto salentino nei suoi modi di dire. Morale • Saggezza • Tradizioni • Costumi  Lavori • Destino • Modi di essere • Superstizioni •Il matrimonio • Le stagioni, Capone Editore, Lecce 2025, pagine 160, ISBN: 978-88-8349-307-2

È disponibile in libreria "L'ultima tarantata. Nuovi 'Racconti dal Salento'... e non solo. Con proverbi, modi di dire, luoghi, locuzioni, nomi e soprannomi in dialetto salentino" di Carlo Petrachi




IL LIBRO: Cosa può accadere in un Salento magico che si proietta dal passato al futuro?
In un percorso che va dai riti ancestrali, ai detti e proverbi di un tempo, ad un mondo contadino che si contrae a favore di un terziario tecnicamente evoluto, assistiamo ad un Salento che cambia, tenendo però ben ferma la sua identità e le sue peculiarità culturali che, apparentemente abbandonate, riemergono con la comprensione e la valorizzazione degli aspetti migliori del proprio passato. 
Pur se il passato è stato dominato da egoismi ottusi di stampo baronale in una terra che nei secoli ha visto giungere e stazionare tanti popoli, emergono con incisività e quasi inaspettatamente, valori eterni ed universali quali il bello-buono l’accoglienza, la solidarietà e l’amore.
Ora si devono fare i conti con la novità dell’intelligenza artificiale. Quest’ultima, pur nella sua spettacolarità in grado di destare stupore, nulla potrà contro i valori radicati da millenni da un coacervo di culture da cui il Salento ha saputo trarre il denominatore comune. Prima o poi anche A.I. deve lasciare spazio ai rapporti umani autentici, alla bellezza e all’amore.

L'AUTORE:  Carlo Petrachi è nato a Melendugno (Lecce) il 16 marzo 1948. Già maestro elementare, si è sempre dedicato alla ricerca di scritti riguardanti il proprio territorio, scoprendo autori spesso dimenticati o addirittura inediti.
È autore di articoli e saggi di storia e cultura meridionale apparsi in diverse pubblicazioni; Rina Durante lo ha definito «un narratore che restituisce dignità al racconto.», secondo Maurizio Nocera «I suoi racconti trattano di personaggi, il cui vissuto è denso di una vita verificabile fin nei nostri giorni. La sua immaginazione è talmente affinata così da combinarsi con la realtà vera.» e, per Antonio Errico, «L’elemento, o, forse e più esattamente la condizione che esprime la caratteristica di questa scrittura, è la combinazione di essa con la voce. Questa combinazione si chiama arte del narrare. [...] I suoi racconti sono utili agli umani. In particolare a coloro che abitano una terra che si fa, ad un tempo, ogni giorno più antica ed ogni giorno più nuova.»
È autore di diversi volumi di narrativa e fra questi La spada dai raggi di luna (Livi Editore, Fermo 1998), Salentitudine mare mistero magia (Ed. Il Raggio Verde, Lecce 2017), Racconti dal Salento (Capone Editore, Lecce 2018) e Storie dal Salento (Capone Editore, Lecce 2022).



Petrachi, Carlo, L'ultima tarantata. Nuovi Racconti dal Salento... e non solo, Capone Editore, Lecce 2025, pagine 144, ISBN: 978-88-8349-306-5

lunedì 8 luglio 2024

È disponibile la seconda edizione di "Bande di Puglia. Il teatro sotto le stelle" di Giuseppe Pascali




Uomini in divisa militaresca ma portatori di quella pace e serenità che solo la musica può infondere. La Puglia è una terra meravigliosa per la tradizione bandistica, che fiorisce tra il finire del Settecento e l’inizio del Novecento come una forma di musica popolare antielitaria, della quale è proprio la banda ad esserne il maggiore veicolo di diffusione. Complessi musicali composti non da professionisti ma da artigiani, contadini, sarti, calzolai, in grado di portare sulle piazze le pagine più belle del sinfonismo e del melodramma italiano ed europeo.

L’attrazione della Rivoluzione e il bisogno di ascoltare musica da parte del popolo pugliese permisero che le bande diventassero un’indispensabile componente della vita civile, consegnando alla storia pagine stupende fatte di musica e di vita vissuta.


Giuseppe Pascali, Bande di Puglia. Il teatro sotto le stelle – seconda edizione –, Capone Editore, Lecce 2024.

Formato 15x21, 208 pagine, Euro 15,00 - ISBN: 978-88-8349-297-6

È disponibile "Passione Salento. Storie Luoghi Figure" di Antonio Errico



Forse una terra esiste soltanto se viene raccontata. 

Il tempo di una terra, i suoi paesaggi, la sua gente, le storie, i misteri, i contrastanti sentimenti, le realtà, le finzioni, le parole, i silenzi, i simboli, le metafore, la memoria, i sortilegi, esistono, hanno senso, solo in quanto e fin quando muovono un  racconto. 

Perché al principio e alla fine non c’è altro che un racconto.

Quando tutti i giorni passano, e passano le creature, e i luoghi mutano la forma e la sostanza, rimane il racconto di com’erano le creature, di com’erano i luoghi.  Questo. Nient’altro.


Antonio Errico, Passione Salento. Storie Luoghi Figure, Capone Editore, Lecce 2024. 
Formato 15x21, 120 pagine, Euro 12,00 - ISBN: 978-88-8349-301-0

venerdì 24 maggio 2024

È disponibile "Atlante Michele" di Giuseppe Carlone

È disponibile in libreria Atlante Michele. La Transumanza di milioni di pecore nel Tavoliere di Puglia di Giuseppe Carlone



IL LIBRO: Il volume ripropone le splendide pagine di storia del territorio offerte dall’Atlante delle Locazioni degli agrimensori di scuola doganale Antonio e Nunzio Michele di Rovere (1686-’97) e i quadri storici delle stagioni della Transumanza offerti dalla Reintegra dei Tratturi promossa dal Capecelatro (1651-’52) e dall’Atlante di Agatangelo della Croce di Vastogirardi (1735-’60).

Se nell’Atlante dei Michele il Tavoliere di Puglia appare come la terra felice, un chiaro omaggio al Viceregno spagnolo che aveva represso nel sangue la Rivolta di Masaniello (1647) e sconfitto il banditismo nelle campagne, l’Atlante di Agatangelo della Croce segna un modo nuovo e professionalmente maturo di guardare e descrivere un bene della corona, ora nelle mani di Ferdinando IV di Borbone.

Nel 2019 l’UNESCO ha inserito la tradizione storica della Transumanza nella ‘Lista rappresentativa degli elementi dichiarati Patrimonio culturale immateriale’, con in prima fila l’Italia e insieme l’Austria e la Grecia.

Oggi riproporre lo studio della Transumanza nel Mezzogiorno italiano, con i suoi vastissimi confini dominati dal vincolo doganale della pastorizia (1447-1806), può aiutarci anche a comprendere le ragioni delle grandi trasformazioni ottocentesche di quel territorio e lo sviluppo urbanistico delle sue città.


Clicca sull'immagine per ingrandire



L’AUTORE: Giuseppe Carlone, docente di Storia del Territorio nella Scuola di Specializzazione, Dipartimento di Architettura, Costruzione e Design-Politecnico di Bari.

Per il MIBACT ha diretto i progetti: 1. Catalogazione e Valorizzazione delle piazze storiche nell’Italia Meridionale e Insulare (1987-’88), area Puglia e Basilicata; 2. Forma Apuliae. Nuovo Atlante informatizzato del Paesaggio storico di Puglia (2000-’11); 3. Sistema degli Archivi del Patrimonio cartografico e fotografico storico della Regione Puglia nell’ambito del PO FESR Puglia 2007-’13 (2015). 

Ha svolto attività di consulenza scientifica per la redazione del PPTR Regione Puglia (2008-’09) e per il PTR Regione Basilicata (2020-’21).


Referenze bibliografiche e caratteristiche tecniche: Giuseppe Carlone, Atltante Michele. La Transumanza di milioni di pecore nel Tavoliere di Puglia, Capone Editore, Lecce 2024 (ISBN: 978-88-8349-298-3). Formato 29,7x21cm, pagine 72, interamente a colori, euro 40,00.



giovedì 4 aprile 2024

È disponibile "Le lunghe vie erbose. Tratturi e pastori del Sud" di Italo Palasciano


 

Il libro: Le lunghe vie erbose erano i tratturi, le antichissime piste, larghe 111 metri, che congiungevano le zone di pascolo estivo degli Abruzzi e del Molise con quelle del pascolo invernale del Tavoliere di Puglia. Un fenomeno durato più di quattro secoli che coinvolgeva diversi milioni di capi di bestiame, sopratutto ovino, e prendeva il nome di transumanza alla cui organizzazione finanziaria amministrativa e giuridica provvedeva la Dogana della Mena delle Pecore.

Ridotto nella seconda metà dell'Ottocento il peso economico della pastorizia e sciolti i vincoli del pascolo che gravavano su gran parte della pianura del Tavoliere, la transumanza andò perdendo molto della sua importanza economica. I tratturi non avevano più la funzione di grandi strade armentizie e le terre tratturali vennero in gran parte date in concessione ai contadini che le misero a coltura. Il passaggio definitivo in proprietà ai contadini di queste terre, mai attuato dallo Stato accentratore, si realizza con l’istituzione delle Regioni.

L'Autore: Italo Palasciano (Alberobello 1927 – Bari 2007), giornalista e saggista; esperto dell’agricoltura pugliese e della sua storia è stato redattore per la Puglia dell’Unità.

Ha scritto sul quotidiano romano Paese Sera e, per conto dell’Istituto Feltrinelli, è stato fra i curatori della Bibliografia della stampa operaia e contadina in Puglia dal 1846 al 1924.

Direttore responsabile della rivista Umanesimo della Pietra, ha collaborato con Cronache della Regione Puglia

Italo Palasciano, Le lunghe vie erbose. Tratturi e pastori del Sud, Capone Editore, Lecce 2024. 144 pagine, Euro 15,00. ISBN: 978-88-8349-269-9

lunedì 11 marzo 2024

È disponibile "Donne di potere nell’Alto Medioevo. Elena, Teodora, Irene, Marozia" di Paolo Vincenti



 Il libro presenta quattro ritratti di altrettante donne di potere nei secoli dell’Alto Medioevo: donne che, da Costantinopoli a Roma, hanno saputo gestire il potere in maniera del tutto personale ed energica, così spregiudicata da lasciare tracce imperiture nella letteratura di settore. Tre delle quattro protagoniste, poi, sono state santificate dalla Chiesa. Ciò ha spinto chi scrive ad interrogarsi sugli ambigui percorsi in base ai quali nel passato si sono visti innalzare agli onori dell’altare personaggi che certo non brillavano per spiccate doti morali nella vita privata, al di là degli innegabili meriti pubblici.

La ricerca tuttavia non vuole offrire uno studio antropologico sulla santità nel Medioevo, addentrandosi nelle modalità dei processi di beatificazione, ma solo qualche spunto di riflessione sulla patente contraddizione nelle vite di alcune figure di santi, e, nello specifico, delle donne analizzate in questo libro.

La scelta del tema ha indirizzato anche la forma del libro verso una più distesa esposizione di biografie, fra aneddotica e dato storico, leggende e realtà, con un taglio essenzialmente divulgativo.


Paolo Vincenti, Donne di potere nell'Alto Medioevo. Elena, Teodora, Irene, Marozia, Prefazione di Mario Spedicato, pagine 144, Euro 18,00, ISBN: 978-88-8349-293-8

mercoledì 21 febbraio 2024

È disponibile "Brigantaggio meridionale (1806 - 1863)" di Tommaso Pedìo




Fu il brigantaggio un movimento politico e reazionario o una rivolta dei diseredati e dei vinti?

È la domanda che si pone Tommaso Pedìo – tra ì più noti ed autorevoli storici del Mezzogiorno – in questo volume che ha il pregio di raccontare fatti ed esaminare documenti con una chiarezza espositiva raramente riscontrabile in chi, per una vita, ha frequentato le aule universitarie.

“Fu movimento politico – scrive Pedìo nell’Introduzione – quando galantuomini e popolani difendono il proprio Paese contro un esercito straniero che, ignorando i più elementari principi del diritto internazionale, muove alla conquista del Mezzogiorno d’Italia; fu rivolta sociale quando i ceti subalterni insorgono contro metodi e sistemi difesi da una classe dirigente che nega ad essi ogni diritto e ne ignora i bisogni e le legittime aspirazioni.

Nel decennio francese e dopo l’Unità, il brigantaggio presenta le medesime caratteristiche soltanto quando degenera nella delinquenza comune. Nelle prime manifestazioni, invece, si differenzia profondamente: è movimento politico nel 1806, rivolta sociale, invece, dopo l’Unità contro antiche e nuove oppressioni di una classe dirigente che difende tenacemente i propri interessi, una classe dirigente che ha accettato un regime politico sol perché questo ha mantenuto inalterate le preesistenti strutture economico-sociali che ad essa consentono, rispetto alle altre classi, posizioni di preminenza nella vita sociale ed economica.

Questi nostri studi – continua Pedìo – ci consentono di individuare nella classe dirigente postunitaria la maggiore responsabile dei mali che ancora oggi tormentano il Mezzogiorno d’Italia”.


Tommaso Pedìo, Brigantaggio meridionale (1806 - 1863), pagine 160, Euro 15,00 - ISBN 978-88-8349-294-5

sabato 27 gennaio 2024

È disponibile "La Puglia nell'Ottocento" di Janet Ross, presentazione di Maria Teresa Ciccarese



IL LIBRO: Il mito delle antichità classiche magnogreche, nei diversi secoli, ha richiamato studiosi di ogni parte dell’Occidente nel Mezzogiorno d’Italia.

Janet Ross ­– personaggio pittoresco, come la definì Mario Praz – scende nel Sud nella seconda metà dell’Ottocento desiderosa di conoscere la terra che fu di Manfredi, uno degli ultimi disgraziati discendenti degli Hohenstaufen...

È il ricordo dello sconfitto di Benevento, infatti, ad accompagnare la scrittrice inglese lungo tutto il grand tour che si svolge da Trani ad Andria, dal Gargano a Bari, da Taranto ad Oria, da Lecce a Otranto, per risalire, poi, verso Manfredonia e Foggia e concludersi, non a caso, a Benevento, città  che ricorda la fine terrena del “bello e biondo” figlio di Federico II.

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LA PRESENTATRICE: MARIA TERESA CICCARESE - CAPONE (31.1. 1944 - 28.1.2021), docente di lettere negli Istituti di istruzione secondaria di 2° grado, ha seguito sin dalla fondazione l’attività editoriale di famiglia.

Ha pubblicato saggi sulla rivista “Rassegna Salentina”; ha fondato nel 1980 la collana “Itinerari Meridionali”, di cui La Puglia nell’Ottocento (La terra di Manfredi) fu il primo volume.

Con la Capone Editore ha pubblicato anche Proverbi Salentini con filastrocche e preghiere. Pillole di saggezza popolare in dialetto leccese (2019) e Terra d’Otranto 1859 - 1861. Gli avvenimenti che precedettero e seguirono l’Unità d’Italia (2022). 

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Janet Ross, La Puglia nell’Ottocento (La terra di Manfredi), presentazione di Maria Teresa Ciccarese, Capone Editore, Lecce 2024, formato 15x21 pagine 346, ISBN 978-88-8349-290-7, euro 18,00



È disponibile "in Puglia" di Ferdinand Gregorovius, a cura di Alessandro Laporta

 





“Gregorovius è un illustre storico tedesco che ha pure fama tra noi, ed è amantissimo dell’Italia, tanto ch’ei si vanta del suo titolo di cittadino romano”, così la stampa dell’epoca salutava le “Passeggiate in Italia” che qui si riproducono in una moderna ristampa nel volume relativo alla Puglia. 
Dopo aver girato l’Italia in lungo e in largo, aver ricercato nelle sue regioni le tracce di una civiltà non ancora del tutto tramontata, con la
passione apertamente manifestata di rivisitare le glorie dell’età normanno-sveva, Gregorovius approdava in Puglia e realizzava una fra le opere più complete, più affascinanti, più brillanti che l’intera letteratura di viaggi registri, e non solo per il meridione. 
Non è una semplice antologia di belle immagini, di panorami e di monumenti, come ci si potrebbe aspettare da questo genere di reportage bensì un libro di storia elegantemente alternata alla cronaca, una raccolta di osservazioni ancora attuali su genti e paesi di Puglia, una serie di appunti che oscillano tra la indagine antropologica e la denuncia sociale, scritti peraltro con colta raffinatezza e di facile approccio per tutti. Da qui l’attualità di questo genere di testimonianze che non cessano di attrarre la nostra attenzione e di stupirci. 
Gregorovius percorse l’alta Puglia, il Gargano e la terra di Bari, le Murge e il Salento: lo colpirono le cattedrali ed i castelli, le campagne desolate e le piazze affollate, familiarizzò con la gente del sud, volle dare il suo contributo alla nascita di una nuova Italia. Ne viene fuori un inimitabile affresco dei costumi, della natura, dei problemi, della Puglia di un secolo fa con ampi squarci sulla storia più antica, che ne ha certamente condizionato il presente...

Ferdinand Gregorovius, in Puglia, a cura di Alessandro Laporta, Capone Editore, Lecce 2024, formato 15x21, pagine 174 - ISBN 978-88-8349-291-4, euro 15,00

martedì 10 agosto 2021

È disponibile "Viaggio nei luoghi degli Dei. Templi in Grecia, Magna Grecia e Sicilia" di Lorenzo Capone

È disponibile Viaggio nei luoghi degli Dei. Templi in Grecia, Magna Grecia e Sicilia di Lorenzo Capone
Perché abbiamo infranto le loro immagini perché li abbiamo scacciati dai loro templi non per questo sono morti gli Dei”. Costantinos Kavafis (1863 – 1933) È dibattito antico quello che ruota intorno all’origine del tempio anche se prevale l’ipotesi che esso nasca come luogo di culto di non grandi dimensioni, di forma ovale o rettangolare, con tetto stramineo a doppio spiovente, a volte lievemente incurvato, struttura interamente in legno (pali di sostegno, trabeazioni, travi della copertura), in mezzo ai boschi della Grecia insulare e continentale. Era, questo, il primo edificio sacro che i Greci eressero per invocare le divinità di un mondo che, nell’VIII sec. a. C. circa, usciva dal lungo “medioevo ellenico”, quello dei “secoli bui” (XI – IX sec. a. C), successivo alla fine improvvisa della civiltà micenea (XIII – XII sec. a. C). Davanti a questi piccoli edifici, i Greci andavano a pregare e l’architettura templare muoveva i primi passi… Poi, col passare dei secoli, tra il VI e il IV sec. a. C., arrivarono le grandi opere templari nella Grecia continentale, nella Magna Grecia e in Sicilia, opere di notevole effetto scenico di fronte alle quali, ancora oggi, milioni di persone rimangono a bocca aperta per la imponenza degli edifici, per la bellezza complessiva della struttura, per la perfezione artistica delle rifiniture (acroteri, antefisse, doccioni, bassorilievi, sculture). In esse si specchiava la ricchezza della polis: tanto più grandioso e sfarzoso era il tempio tanto più florida doveva essere l’economia della città-stato.
Lorenzo Capone, Viaggio nei luoghi degli Dei. Templi in Grecia, Magna Grecia e Sicilia, Capone Editore, Lecce 2021, interamente a colori, formato 17x24 cm, pagine 112, euro 16,00, ISBN 978-88-8349-259-4

lunedì 18 novembre 2019

È disponibile "Otranto. La città dei martiri. Con carta turistica" di Lorenzo Capone


OTRANTO

La città dei martiri

Con carta turistica

di Lorenzo Capone





Quel che resta dell'abbazia
di San Nicola di Casole
LA GUIDA: Cerniera tra Occidente e Oriente sin dalla preistoria, Otranto ha da sempre rappresentato, emblematicamente, la testa di ponte del mondo greco e bizantino in Europa. Di quel mondo, d’altronde, conserva tracce inequivocabili: la chiesetta di san Pietro, con i suoi stupendi affreschi, nel cuore della cittadina, costruita laddove vi fu il primo insediamento umano; i ruderi di San Nicola di Casole, poco a sud del paese, sede per secoli di una scuola di monaci basiliani dediti alla preghiera e alla riproduzione di testi greci e latini; le numerose cripte scavate nella viva roccia lungo la valle dell’Idro e delle Memorie.
Ma Otranto, nei secoli, non è stata solo questo, anche se per questo divenne obiettivo del mondo musulmano nel 1480 quando fu assalita e occupata, per un anno, dai turchi i quali mozzarono la testa a 800 otrantini, oggi santificati, che non rinunciarono alla loro fede cristiana. Otranto è stata anche messapica e, successivamente, romana: ce lo dicono due basi in marmo con epigrafi in latino del III sec., oggi inserite alla base di un palazzotto, oltre che la numerosa ceramica rinvenuta nel corso di campagne di scavo.
Dal suo porto, nei secoli sempre molto trafficato, son passati Imperatori, Re, legioni di soldati, pellegrini, avventurieri di ogni risma che partivano o rientravano dall’Oriente: di testimonianze in questo senso ce ne sono moltissime a dimostrazione dell’importante ruolo avuto dalla città: le mura imponenti con i bastioni; il grandioso castello più volte rifatto e ampliato; gli ampi fossati; le porte cittadine, di cui se ne conserva una, l’Alfonsina, di periodo aragonese, che dà l’idea della solidità dell’intero circuito fortificatorio; il Duomo, con la cripta, realizzata con elegante materiale riutilizzato proveniente verosimilmente da più antiche costruzioni cultuali, e il grande mosaico pavimentale, unico al mondo, realizzato tra il 1163 e il 1165, dal monaco Pantaleone, rappresentante il cosiddetto “Albero della Vita”.

La valle dell'Idro

A non molta distanza dalla città, andando verso sud, poi, c’è Porto Badisco, la mitica insenatura nella quale sarebbe approdato Enea, con la Grotta dei Cervi, un paio di tortuose gallerie nella pancia della terra nelle quali centinaia di pitture murali ci dicono della presenza dell’uomo del neolitico e della sua cultura.


Lorenzo Capone, Otranto. La città dei Martiri. Con carta turistica, Capone Editore, Lecce 2019, pagine 64, con centinaia di foto a colori, Euro 7,00 - ISBN 978-88-8349-249-5


giovedì 14 febbraio 2019

E' disponibile in libreria "Proverbi salentini con filastrocche e preghiere. Pillole di saggezza popolare in dialetto leccese" di Maria Teresa Ciccarese

Maria Teresa Ciccarese,
Proverbi salentini con filastrocche
e preghiere.
Pillole di saggezza popolare in dialetto leccese,
Capone Editore, Lecce 2019





 Pagine 208, euro 12,00




Espressione di una antica oralità, che per secoli, di generazione in generazione, sono corsi di bocca in bocca, i proverbi, per il doppio e triplo significato, ma anche per la bellezza dell’uso dialettale con cui mi venivano riferiti da mia nonna, mi hanno sempre affascinato. Convinta come sono che rappresentino un patrimonio di valore inestimabile, ho pensato di pubblicarli perché fungano da stimolo ai giovani di oggi e di domani e per evitare che tale ricchezza vada perduta.

Maria Teresa Ciccarese, nata a Cavallino, già docente di lettere negli Istituti di istruzione secondaria di 2° grado, segue da sempre l’attività editoriale di famiglia. In passato si è interessata di viaggiatori italiani e stranieri venuti in Puglia tra il XVIII e XIX secolo.

lunedì 6 novembre 2017

È disponibile in libreria "Sardegna. L'alba di una civiltà" di Pierluigi Montalbano


Pierluigi Montalbano 


Sardegna.
L’alba di una civiltà



 IL LIBRO Dopo l’invenzione della scrittura, l’uomo ci ha lasciato tantissimi documenti, le cosiddette fonti letterarie, leggerli significa ascoltare le parole che vengono da un passato piuttosto recente se rapportato a quanto abbiamo “ereditato”, invece, dagli uomini che per primi abitarono la terra.  Di essi, della loro civiltà, abbiamo soprattutto fonti iconografiche – pitture o incisioni in grotta, statuine della Dea Madre, vasellame decorato, graffiti su ciottoli – ma anche resti di pasti, utensili e stoviglie, ruderi dei primi ricoveri in pietra, corredi funerari, relitti affondati lungo le coste e tanto, tanto altro. Con tutte queste fonti, ogni archeologo ha dovuto confrontarsi nel tentativo di ricostruire al meglio la quotidianità di un popolo che diede vita ad una civiltà, quella sarda, tra le più antiche e più avanzate del bacino del Mediterraneo.
Testimonianze poderose di tutto questo, tuttora fruibili dall’uomo contemporaneo, sono le domus de janas, i pozzi sacri, i nuraghi nonché i dolmen e i menhir sparsi su tutta l’isola.





L'AUTORE Pierluigi Montalbano è nato e vive a Cagliari.
Studioso di preistoria e protostoria, collaboratore di alcune equipe internazionali su temi riguardanti la navigazione antica, i relitti del Bronzo e del Ferro, organizza laboratori didattici sull’archeologia e rassegne espositive sul Mediterraneo antico. Numerose le sue conferenze sulla storia della Sardegna e notevole la partecipazione a dibattiti sullo stesso argomento. Dirige il quotidiano on-line di storia e archeologia da lui fondato nel 2010.
Curatore della rassegna culturale “Viaggio nella storia”, realizzata con alcuni docenti dell’Università di Cagliari, è autore di numerosi saggi e dei volumi: Le navicelle bronzee nuragiche (2007), Dal Neolitico alla civiltà nuragica (2008), Sherden. Signori del mare e del metallo (2009), Antichi popoli del Mediterraneo (2011), Sardegna, l’isola dei nuraghi (2012) e Porti e approdi nel Mediterraneo antico. Quando i Fenici solcavano i mari (2016).

lunedì 16 ottobre 2017

"Risorgimento tradito. Storia ed interpretazioni", il nuovo saggio di Angelo Panarese, è disponibile in libreria


ANGELO PANARESE

Risorgimento tradito. Storia ed interpretazioni





IL LIBRO: Incentrato sul rapporto tra il Mezzogiorno e l’Italia durante l’epoca risorgimentale, il volume affronta un tema centrale nel dibattito storiografico della seconda metà del secolo ventesimo: quello sul rapporto tra Risorgimento e Capitalismo. Accanto alle considerazioni di storia economica, però, il saggio esamina la posizione di Mazzini sulla “rivoluzione in Italia” e quella di Gramsci sviluppata nei Quaderni del carcere... in quanto pone la necessità di una rivisitazione complessiva della storia d’Italia di quel periodo.
In questa azione di revisione storiografica, un momento significativo è dato dall’analisi dei testi di studiosi “irregolari” della storiografia risorgimentale: Piero Gobetti e Guido Dorso. “Il Risorgimento italiano – scriveva Gobetti nel 1923 – è ricordato nei suoi eroi... io mi propongo di guardarlo... nelle più disperate speranze...”, mentre Guido Dorso parla del Risorgimento come “conquista regia”.
Ritornare alle riflessioni di Gobetti e a Dorso oltre a quelle di Gramsci significa fare un bagno in acque limpidissime e respirare aria purissima in una storiografia molte volte paludata e scritta dai vincitori. Per non dire della interpretazione crociana dal cui esame traspare un momento di luce sulla meschina e corrotta vita civile e politica del Mezzogiorno dopo l’Unità, dilaniato prima dal “brigantaggio” e poi, una volta costituito il nuovo Stato unitario, dalla politica opportunistica della borghesia provinciale.

L'AUTORE: ANGELO PANARESE, laureato in Lettere e Scienze Politiche, dottore di ricerca e collaboratore dell’Istituto di filosofia politica dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari, è docente di Scuola media superiore. Sindaco della città di Alberobello dal 1994 al 2001, è autore dei seguenti volumi:La devianza minorile: il caso Puglia 1976-86. Economia, Sociologia, Diritto (Bari, 1988); Felicità e cittadinanza nella teoria politica di Aristotele (Manduria 1993); Dal riscatto feudale al riconoscimento di Alberobello come patrimonio dell’umanità (Alberobello 2000); Filosofia e Stato (Lecce 2005); I Tre Poteri (Bari 2008); Donne, Giacobini e Sanfedisti nella rivoluzione napoletana (Bari 2011); Storia del Regno di Napoli. Un confronto con Benedetto Croce (Lecce 2012); Il Mezzogiorno nel Settecento tra riforme e rivoluzione (Bari 2013); Ferite aperte (Lecce 2014); La “redenzione” dell’Italia. Il grande sogno di Machiavelli (Bari 2014); Spagna e Mezzogiorno (Secoli XVI e XVII). La rivolta di Masaniello del 1647 - 1648 (Lecce 2016);Le due Italie (Napoli 2016) e Storia e Trascendenza. L’idea di Dio e della donna nel Medioevo (Locorotondo 2016).


Angelo Panarese, Risorgimento tradito. Storia ed interpretazioni, Capone Editore, Lecce 2017.
Formato 15x21, pagine 152, euro 13,00
ISBN: 978-88-8349-224-2

lunedì 17 luglio 2017

Storie di naviganti nel Mare Nostrum, recensione a firma di Claudia Presicce apparsa su Nuovo Quotidiano di Puglia di sabato 15 luglio 2017.

Storie di naviganti nel Mare Nostrum

Alle origini della navigazione.

Un interessante libro di Massimo Baldacci edito da Capone racconta i movimenti nel Mediterraneo di popoli lontanissimo e i rapporti e i commerci con la gente di Puglia nel corso di millenni

di Claudia Presicce

 

"Il tempo migliore per navigare è cinquanta giorni dopo il solstizio, quando il caldo asfissiante dell'estate è trascorso. Allora la tua nave non sarà sballottata e i tuoi marinai non andranno naufraghi. In quest'epoca i venti sono costanti e il mare è senza problemi". Il consiglio ai naviganti che si accingono ad organizzare un viaggio nel Mediterraneo meridionale arriva da 800 anni prima della nascita di Cristo. È Esiono a elargire... (per continuare a leggere clicca sull'immagine)

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venerdì 26 maggio 2017

Mesopotamia e Mediterraneo antico. Le origini della navigazione, recensione a firma di Felice Laudadio apparsa su "Pentagrammi" dell'11 aprile 2017


Mesopotamia e Mediterraneo antico
Le origini della navigazione

di Felice Laudadio

Guerre sul mare e azioni di pirateria già nell’Età del Bronzo, intere civiltà travolte dai migranti nel mare Nostrum: uno scenario tutto da leggere nel saggio di storia antica del prof. Massimo Baldacci, delle Università dell’Aquila, di Roma Tor Vergata e Stoccarda. Il titolo è «Le origini della navigazione. Mesopotamia e Mediterraneo antico», ed è pubblicato dalle Edizioni Capone di Lecce (gennaio 2017, 192 pagine).
Tarda età del Bronzo, parliamo del 1500-1200 avanti Cristo, quando alcune delle maggiori entità politiche mediterranee dell’epoca andarono incontro a un rapido declino e scomparvero: Ugarit, Micene, l’impero ittita. Altre, come l’impero egizio, dovettero ridimensionarsi, abbandonando alcuni territori precedentemente occupati. Tra le cause della crisi di fine Bronzo vanno segnalate le migrazioni dei Popoli del mare, le cui origini sono da ricercare in tutto il bacino del Mediterraneo: Sardegna, Balcani, coste anatoliche, Egitto e Libia. Erano gruppi di mercenari, disertori, ammutinati e rifugiati, che cercavano di sopravvivere dedicandosi ad azioni di pirateria e depredando le zone costiere. Il loro impatto sui territori raggiunti portò al collasso i sistemi politico-economici e ideologici fino ad allora prevalenti. Tanti i fattori di destabilizzazione: l’apertura di nuove rotte commerciali, che faceva declinare i mercati precedenti, i rovesci economici, la pirateria marinara e terrestre, che vampirizzava le coste, la comparsa sulla scena di nuovi consistenti. E tutte queste concause, del tracollo di vecchie società politiche, e dell’affermazione di nuove, si dovevano al perfezionamento della nave, lo straordinario manufatto complesso che consentiva gli spostamenti, i trasporti e le incursioni. La più antica notizia dell’attività di pirati è negli annali del faraone Tutmosi III (1475 a.C.): recano due battelli di grande stazza, carichi di bottino, inclusi schiavi di entrambi i sessi. Le popolazioni del Golfo Persico usavano imbarcazioni di canna fin dal neolitico, seimila-quattromila anni prima di Cristo: nei siti archeologici sono state trovate lische di pesce, e quindi la pesca in mare doveva già essere praticata. I natanti raggiungevano le coste della Terra dei Fiumi (Tigri ed Eufrate), trasportando le ceramiche del Golfo, ritrovate nel meridione mesopotamico. E l’ipotesi che la rapida espansione del commercio navale sia legata alla nascita della scrittura non è una novità. Due o tre dei pittogrammi del proto-cuneiforme di Uruk raffigurano una nave, a dimostrazione che il mezzo di trasporto era conosciuto intorno al 3200 a.C.
In questo contesto si inserisce anche l’Italia. La scoperta, nel 1880, di due giare micenee, nei dintorni di Brindisi, testimonia i contatti egei con il Mezzogiorno adriatico e ionico. A partire dal XIV secolo a.C., si verificò un notevole incremento dei contatti via mare nel Mediterraneo, con il diretto coinvolgimento anche della penisola. Le importazioni dall’Egeo conobbero un incremento di scambi, e i mercanti ciprioti si aggiunsero ai micenei. In questo periodo, le coste della Puglia si popolarono a scapito delle zone più interne. Erano ricche di approdi naturali, e quindi adatte sia alla navigazione che alla difesa. È̀ possibile che sul popolamento abbia influito l’intensificarsi dei traffici marittimi, non solo con l’Egeo e il resto del Mediterraneo, anche con le coste balcaniche, che consentivano l’accesso all’Europa centrale, ricca di materiali pregiati.
L’ambra, di provenienza baltica, ma molto apprezzata nei mercati egei e del Levante, alimentò intensi commerci internazionali via mare. Di converso, l’industria metallurgica e l’artigianato dell’Italia ionica si avvantaggiarono delle importazioni egee di metalli di non facile reperibilità, e delle relative tecnologie produttive. Il Mediterraneo divenne l’autostrada della civiltà: gli scambi merceologici favorirono contatti e conoscenze tra i popoli, e le navi si prestarono a trasferire merci, ma anche culture, linguaggi, tradizioni, miti. Viaggiando per mare, manufatti e prodotti tipici di siti orientali raggiunsero e contaminarono l’occidente europeo, a cominciare dal Sud mediterraneo. I nuovi materiali e le tecniche di produzione vennero acquisiti dalla manodopera locale, adattati, reinterpretati, rielaborati e, spesso, migliorati. Si può dire che il verificarsi di una sorta di prima globalizzazione mondiale – sia pure ristretta nei confini del mondo allora conosciuto – abbia consentito di superare la crisi epocale della Tarda Età del Bronzo, di cui si è parlato in precedenza.
Si è trattato di una globalizzazione culturale e commerciale, che viaggiò a bordo del primo medium che consentì di valicare grandi distanze: la nave, che, seppure più pesante dell’acqua, solcava le onde del Mediterraneo senza affondare, grazie al galleggiamento consentito dal Principio di Archimede (ogni corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l’alto uguale al peso del volume del fluido spostato). E dire, però, che il matematico di Siracusa (287-212 a.C.) era ancora ben lungi dal nascere.