Visualizzazione post con etichetta massimo baldacci. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta massimo baldacci. Mostra tutti i post

giovedì 26 aprile 2018

È disponibile in libreria "Ugarit. La nascita dell’alfabeto" di Massimo Baldacci

Massimo Baldacci

Ugarit

La nascita dell'alfabeto


Capone Editore
   











IL LIBRO: È dal 1929 che abbiamo capito da dove fare derivare il nostro modo di scrivere: in quell’anno iniziarono infatti gli scavi al sito archeologico di Ugarit, sulla costa della Siria, uno dei più importanti del Vicino Oriente antico per scrivere la storia del Bronzo Tardo e delle grandi potenze dell’epoca, l’Egitto, Mittani, l’Assiria e l’impero hittita.
   Vennero alla luce anche le prime tavolette di argilla con incisi i segni di una scrittura consonantica alfabetica sconosciuta, la più antica fino ad oggi trovata. I segni incisi sull’argilla erano di tipo cuneiforme, dati cioè da differenti combinazioni di cunei.
   Ugarit, una città dedita al commercio su nave, aveva affidato all’argilla e all’alfabeto non solo i documenti contabili, ma la vita quotidiana dei suoi abitanti, gli equilibrismi politici per fare in modo che le armi non prevalessero sui traffici commerciali, oltre ai primi tentativi per trasformare in enoteismo le credenze religiose politeiste e avviare così quel ricchissimo processo sincretico che troverà terreno fertile nell’Israele biblico.
   Rešu (oggi Ras Ibn Hani) e Ma’ḫadu (oggi Minet el-Beida), i due maggiori porti di Ugarit sul Mediterraneo, servirono per veicolare nel resto del Vicino Oriente e in Occidente, merci di lusso ma anche cultura, in particolare l’alfabeto.
   Il collasso generale che pose fine al Bronzo Tardo (XII sec. a.C.), fermò anche l’ascesa economica e politica di Ugarit: su alcune delle sue tavolette possiamo leggere con la vivezza della cronaca gli ultimi atti di quella che fu una rivoluzione politica, economica, sociale e che scandì il passaggio dall’età del Bronzo a quella del Ferro.
   Il volume segue la scoperta di Ugarit e del suo incredibile alfabeto mostrando i vari aspetti della quotidianità che si viveva nella città, attraverso ciò che l’archeologia e la lettura dei testi hanno rivelato: in molti casi, al lettore non sembrerà che da allora siano trascorsi oltre tremila anni.


L'AUTORE: Massimo Baldacci (Università di Roma La Sapienza) è Annually Invited Professor nell’Università di Stuttgart, Germania. Autore di pubblicazioni scientifiche su Riviste specialistiche edite sia in Italia che all’estero, come saggista ha pubblicato con le maggiori case editrici italiane: Storia di Ugarit. Una città stato ai primordi della Bibbia, Piemme 1996; Il libro dei morti dell’antica Ugarit, Piemme 1998; Il Diluvio, Mondadori 1999 (2a ed. Oscar Mondadori 2000); Prima della Bibbia: sulle tracce della religione arcaica del Proto-Israele, Mondadori 2001 (2a edizione 2003); Il male antico, San Paolo Edizioni 2008; Le Guerre di Ugarit, Chillemi Editore 2014; Le origini della navigazione. Mesopotamia e Mediterraneo antico, Capone Editore 2016.

Caratteristiche tecniche e biobibliografiche: Massimo Baldacci, Ugarit. La nascita dell'alfabeto, Capone Editore, Lecce 2018. Formato 15x21 cm circa, illustrato, pagine 152, euro 14,00.
ISBN: 978-88-8349-231-0

I primi volumi della Collana Mediterraneo / Le Capitali della Cultura:
Ugarit. La nascita dell’alfabeto.
Ebla. Alle origini della cultura urbana.
Menfi. La porta del ‘mare di mezzo’.
Enkomi. Una storia del Mediterraneo.
Karkemish. La politica dei commerci.
Emar e la nascita del diritto.
El Amarna. Da Canaan alla Bibbia.
Knosso. La politica dei Palazzi e l’amministrazione nell’Egeo.
Micene e i poemi omerici.
Il Mediterraneo dei Fenici.
Mozia. I Fenici di Sicilia.
Tharros. I Fenici di Sardegna.

lunedì 17 luglio 2017

Storie di naviganti nel Mare Nostrum, recensione a firma di Claudia Presicce apparsa su Nuovo Quotidiano di Puglia di sabato 15 luglio 2017.

Storie di naviganti nel Mare Nostrum

Alle origini della navigazione.

Un interessante libro di Massimo Baldacci edito da Capone racconta i movimenti nel Mediterraneo di popoli lontanissimo e i rapporti e i commerci con la gente di Puglia nel corso di millenni

di Claudia Presicce

 

"Il tempo migliore per navigare è cinquanta giorni dopo il solstizio, quando il caldo asfissiante dell'estate è trascorso. Allora la tua nave non sarà sballottata e i tuoi marinai non andranno naufraghi. In quest'epoca i venti sono costanti e il mare è senza problemi". Il consiglio ai naviganti che si accingono ad organizzare un viaggio nel Mediterraneo meridionale arriva da 800 anni prima della nascita di Cristo. È Esiono a elargire... (per continuare a leggere clicca sull'immagine)

Clicca sull'immagine per ingrandire
 

venerdì 26 maggio 2017

Mesopotamia e Mediterraneo antico. Le origini della navigazione, recensione a firma di Felice Laudadio apparsa su "Pentagrammi" dell'11 aprile 2017


Mesopotamia e Mediterraneo antico
Le origini della navigazione

di Felice Laudadio

Guerre sul mare e azioni di pirateria già nell’Età del Bronzo, intere civiltà travolte dai migranti nel mare Nostrum: uno scenario tutto da leggere nel saggio di storia antica del prof. Massimo Baldacci, delle Università dell’Aquila, di Roma Tor Vergata e Stoccarda. Il titolo è «Le origini della navigazione. Mesopotamia e Mediterraneo antico», ed è pubblicato dalle Edizioni Capone di Lecce (gennaio 2017, 192 pagine).
Tarda età del Bronzo, parliamo del 1500-1200 avanti Cristo, quando alcune delle maggiori entità politiche mediterranee dell’epoca andarono incontro a un rapido declino e scomparvero: Ugarit, Micene, l’impero ittita. Altre, come l’impero egizio, dovettero ridimensionarsi, abbandonando alcuni territori precedentemente occupati. Tra le cause della crisi di fine Bronzo vanno segnalate le migrazioni dei Popoli del mare, le cui origini sono da ricercare in tutto il bacino del Mediterraneo: Sardegna, Balcani, coste anatoliche, Egitto e Libia. Erano gruppi di mercenari, disertori, ammutinati e rifugiati, che cercavano di sopravvivere dedicandosi ad azioni di pirateria e depredando le zone costiere. Il loro impatto sui territori raggiunti portò al collasso i sistemi politico-economici e ideologici fino ad allora prevalenti. Tanti i fattori di destabilizzazione: l’apertura di nuove rotte commerciali, che faceva declinare i mercati precedenti, i rovesci economici, la pirateria marinara e terrestre, che vampirizzava le coste, la comparsa sulla scena di nuovi consistenti. E tutte queste concause, del tracollo di vecchie società politiche, e dell’affermazione di nuove, si dovevano al perfezionamento della nave, lo straordinario manufatto complesso che consentiva gli spostamenti, i trasporti e le incursioni. La più antica notizia dell’attività di pirati è negli annali del faraone Tutmosi III (1475 a.C.): recano due battelli di grande stazza, carichi di bottino, inclusi schiavi di entrambi i sessi. Le popolazioni del Golfo Persico usavano imbarcazioni di canna fin dal neolitico, seimila-quattromila anni prima di Cristo: nei siti archeologici sono state trovate lische di pesce, e quindi la pesca in mare doveva già essere praticata. I natanti raggiungevano le coste della Terra dei Fiumi (Tigri ed Eufrate), trasportando le ceramiche del Golfo, ritrovate nel meridione mesopotamico. E l’ipotesi che la rapida espansione del commercio navale sia legata alla nascita della scrittura non è una novità. Due o tre dei pittogrammi del proto-cuneiforme di Uruk raffigurano una nave, a dimostrazione che il mezzo di trasporto era conosciuto intorno al 3200 a.C.
In questo contesto si inserisce anche l’Italia. La scoperta, nel 1880, di due giare micenee, nei dintorni di Brindisi, testimonia i contatti egei con il Mezzogiorno adriatico e ionico. A partire dal XIV secolo a.C., si verificò un notevole incremento dei contatti via mare nel Mediterraneo, con il diretto coinvolgimento anche della penisola. Le importazioni dall’Egeo conobbero un incremento di scambi, e i mercanti ciprioti si aggiunsero ai micenei. In questo periodo, le coste della Puglia si popolarono a scapito delle zone più interne. Erano ricche di approdi naturali, e quindi adatte sia alla navigazione che alla difesa. È̀ possibile che sul popolamento abbia influito l’intensificarsi dei traffici marittimi, non solo con l’Egeo e il resto del Mediterraneo, anche con le coste balcaniche, che consentivano l’accesso all’Europa centrale, ricca di materiali pregiati.
L’ambra, di provenienza baltica, ma molto apprezzata nei mercati egei e del Levante, alimentò intensi commerci internazionali via mare. Di converso, l’industria metallurgica e l’artigianato dell’Italia ionica si avvantaggiarono delle importazioni egee di metalli di non facile reperibilità, e delle relative tecnologie produttive. Il Mediterraneo divenne l’autostrada della civiltà: gli scambi merceologici favorirono contatti e conoscenze tra i popoli, e le navi si prestarono a trasferire merci, ma anche culture, linguaggi, tradizioni, miti. Viaggiando per mare, manufatti e prodotti tipici di siti orientali raggiunsero e contaminarono l’occidente europeo, a cominciare dal Sud mediterraneo. I nuovi materiali e le tecniche di produzione vennero acquisiti dalla manodopera locale, adattati, reinterpretati, rielaborati e, spesso, migliorati. Si può dire che il verificarsi di una sorta di prima globalizzazione mondiale – sia pure ristretta nei confini del mondo allora conosciuto – abbia consentito di superare la crisi epocale della Tarda Età del Bronzo, di cui si è parlato in precedenza.
Si è trattato di una globalizzazione culturale e commerciale, che viaggiò a bordo del primo medium che consentì di valicare grandi distanze: la nave, che, seppure più pesante dell’acqua, solcava le onde del Mediterraneo senza affondare, grazie al galleggiamento consentito dal Principio di Archimede (ogni corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l’alto uguale al peso del volume del fluido spostato). E dire, però, che il matematico di Siracusa (287-212 a.C.) era ancora ben lungi dal nascere.

mercoledì 4 gennaio 2017

"Le origini della navigazione. Mesopotamia e Mediterraneo antico" di Massimo Baldacci sarà disponibile nella seconda metà di gennaio.

Massimo Baldacci

Le origini della navigazione

Mesopotamia e Mediterraneo antico



Akrotiri. Affresco dalla stanza 5 della Casa ovest: processione delle navi.
Ca. 1550 a.C. Atene, Museo Archeologico Nazionale

IL LIBRO: Se l’Atlantico è il mare della distanza e l’Adriatico quello dell’intimità, il Mediterraneo è il mare della vicinanza, secondo una indovinata definizione dello scrittore e accademico croato Matvejevic. Pur nella frammentarietà dei dati archeologici ed epigrafici oggi disponibili, è infatti possibile – già dall’Età del Bronzo – disegnare un comune percorso per le Civiltà che sul Mediterraneo si affacciarono: gli interscambi di merci hanno infatti favorito contatti sempre più stretti e frequenti tra le popolazioni e tramite i mercanti e le loro navi ben presto si trovarono a viaggiare insieme alle mercanzie anche le culture e le lingue e i miti. Nell’Italia meridionale in particolare, tra le fasi del Protoappenninico e del Subappenninico, molti insediamenti si vennero a strutturare lungo le rotte commerciali, attratti da guadagni costituiti dai traffici marittimi, fungendo da sedi di ricovero per le navi o da centri per la diffusione di manufatti o di tecnologie, molto spesso reinterpretate: le ceramiche, ad esempio ma non solo, pur mantenendo le tipiche caratteristiche di origine furono rapidamente rielaborate da maestranze del posto per adattarle al gusto locale.
 Nel volume per la prima volta viene descritta quella che si potrebbe definire come globalizzazione culturale e commerciale dell’Età del Bronzo, analizzando lo strumento che, per velocità e per la più ampia percorrenza, ne permise la realizzazione, la nave.

L'AUTORE: Massimo Baldacci (Università di L’Aquila; Roma Tor Vergata) è Annually Invited Professor nell’Università di Stuttgart, Germania. Autore di oltre 180 pubblicazioni scientifiche su Riviste specialistiche edite sia in Italia che all’estero (Impact Factor: 138; H-Index: 65), come saggista ha pubblicato: Storia di Ugarit. Una città stato ai primordi della Bibbia, Piemme 1996; Il libro dei morti dell’antica Ugarit, Piemme 1998; Il Diluvio, Mondadori 1999 (2a ed. Oscar Mondadori 2000); Prima della Bibbia: sulle tracce della religione arcaica del Proto-Israele, Mondadori 2001 (2a edizione 2003); Il male antico, San Paolo Edizioni 2008; Le Guerre di Ugarit, Chillemi Editore 2014.