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La CAPONE EDITORE, fondata nel 1980, pubblica libri legati alla storia del Mezzogiorno e all’area mediterranea, riservando molto spazio ai volumi di storia antica, archeologia, cartografia e ai rapporti tra l’Italia e le civiltà mediorientali. Notevole in questi ultimi anni l’attenzione riservata alle guide turistiche in lingua italiana e straniera su molte città e significativi monumenti storico-artistici della Puglia e dell’Italia centro-meridionale.
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martedì 17 luglio 2018
"Racconti dal Salento" e "Ugarit. La nascita dell'alfabeto" / / / Recensioni a firma di Felice Laudadio apparse su 'Pentagrammi' di giugno 2018
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mercoledì 11 luglio 2018
RACCONTI DAL SALENTO / / / "La narrativa di Carlo Petrachi tra bozzettismo e tradizione del 'cunto'", recensione a firma di Gigi Montonato apparsa su "Presenza Taurisanese" di giugno 2018
Racconti dal Salento
La narrativa di Carlo Petrachi
tra bozzettismo e tradizione del cunto
Probabile che nei suoi Racconti dal Salento (Cavallino, Capone
Editore, 2018, pp. 128, € 10,00) Carlo Petrachi non abbia inventato nulla, ma
tutto trasnominato per evidenti necessità narrative. Unici nomi rispondenti a
persone vissute e conosciute sono quelli di Achille Lauro e Alfredo Covelli, i
due leader monarchici, che convincono l’avv. De Riccardi a candidarsi (L’acchiatura), e quello di Luciano
Graziuso padre, ufficiale dell’esercito nella Grande Guerra (La misteriosa vendetta del soldato). A
parte Mussolini, il generale Montgomery o il capo slavo Tito – qualcun altro
forse mi sfugge – i quali, nel racconto, sono sfondo come il mare o la
campagna; quelli della storia, questi della natura. Il resto, l’umanità
raccontata, è tutta negli agnomi dei suoi eroi, nel modo come erano chiamati,
per come erano o per quello che facevano, anagrafe infallibile e insostituibile
della gente che registra da sé e per sé.
In fondo, vero o inventato, che cambia?
Certe storie sono come certe statue, fanno tutt’uno col materiale di cui sono
fatte. Nei racconti di Petrachi la “materia” è un impasto di ricordi, di fatti,
di persone, di lingua, di sentimenti, di bisogni, di desideri, di vita paesana,
vera. Una materia che l’autore padroneggia con maestria, sapendo modulare
convessità e concavità, nel gioco dei chiaroscuri narrativi. La didascalicità
del sottotitolo dichiara la multifinalità dell’autore: arte narrativa, con
inevitabili afferenze antropologiche, etnografiche, linguistiche, ma anche
didattiche; “proverbi, modi di dire, luoghi, locuzioni, nomi e soprannomi in
dialetto salentino”. Un’operazione culturale in cui la componente narrativa non
perde, per questo, scorrevolezza e curiosità di lettura e fa assaporare il
piacere di quelli che una volta si chiamavano cunti, che venivano raccontati d’inverno davanti al focolare o
d’estate al fresco di un ombracchio o nei bar per vincere la noia paesana. La locuzione
< dal Salento > meglio esalta la provenienza.
Petrachi è di Melendugno, uno dei
feudi più vasti della provincia, con le marine tra le più belle e suggestive
del Salento, con San Foca, Torre dell’Orso, Roca: luoghi di leggende, di
approdi mitici. In questi ultimi tempi questi luoghi sono assurti alla cronaca
nazionale per via di altri approdi, di un contestatissimo gasdotto fatto
approdare da quelle parti. Forse i melendugnesi si oppongono disperatamente per
conservare intatto l’incanto di quei luoghi, che la narrativa di Carlo Petrachi
in un certo senso iberna.
Le storie narrate si inseriscono
in questa realtà in tutto l’arco temporale del ‘900, una realtà assai diversa
per condizioni e concezioni di vita nello scorrere del secolo. Nei racconti
della prima parte, che temporalmente arriva fino agli anni della ricostruzione,
l’Autore narra una società del bisogno secondo la raffinata arte del bozzetto;
nei racconti della seconda parte, grosso modo del benessere e dell’emigrazione
di ritorno, la prosa si libera da propositi di tradizione e risente di atmosfere
moraviane e cinematografiche.
La “regina” della prima parte è Cetta Sarda del racconto Miseria. La mettiamo in vetrina. “Se vi
avessero detto che la Cetta Sarda
aveva appena trent’anni non ci avreste creduto a vedere i suoi capelli come
stoppie sparpagliate, gli occhi cerulei che sembravano vuoti, il suo sorriso
smarrito, senza denti e il bambino, a cui si potevano contare le tenere
costole, che infilava la manina nella scollatura slacciata e prendeva il suo
seno sgonfio come un sacco vuoto e avvizzito come una foglia d’autunno e, quasi
fosse uno straccio, ci giocava un po’ prima di posizionarlo in bocca per
succhiare un po’ di latte e subito dopo mettersi a piangere”. Una maternità
degna di un pittore o di uno scultore.
Non realismo non neorealismo,
siccome si tratta di una realtà che non esiste più, è magismo di realtà. In cui
si ravvisa una sorta di partecipazione emotiva dell’autore fra nostalgia dei
tempi e soddisfazione di rievocarli come cifra d’arte e di storia.
Prevalgono nei racconti più le
vedute d’insieme, gli ambienti, che i profili umani, anche se a volte emergono
tipi, degni della migliore narrativa verista. Decisamente più riuscite le
figure femminili: Brizia, Assuntina, Rosetta: eroine che non sono dissimili, a ben riflettere, dalle
donne di oggi, fatte le differenze dei tempi e delle condizioni. La Marlisa del racconto Lontano lontano presagisce costumi assai
diversi da quelli di Rosetta del
racconto La paglia annanti lu focu…,
meno castigati. Ma il fuoco sessuale fa strame di entrambe, in una con la
felicità dell’approdo matrimoniale, nell’altra col rimpianto di un amore
bruciato dagli eventi ostili della vita.
Il lieto fine caratterizza gran
parte dei racconti, è forse il dato più popolare della narrativa di Petrachi,
perché è tipico del popolo – specialmente in tempi di sofferenza come quelli
evocati dall’autore – ipotizzare la vittoria del bene sul male, bilanciare e
superare la condizione di sofferenza con il vagheggiamento di un riscatto
finale, per un’esigenza risarcitoria. Da questo punto di vista il racconto L’acchiatura meglio risponde alla favola
bella di ogni fanciulla orfana e povera. Assuntina
Quatthrupezze è la Cenerentola salentina, che parte da Lecce a Roma come
donnetta di servizio per diventare marchesa, sposa e madre felice. Brizia, altro archetipo popolare, è la
fanciulla scaltra che salva l’onore e l’amore contro il signore feudale malvagio
che rivendica lo jus primae noctis
con uno stratagemma degno di Shahrazad di Mille
e una notte.
I racconti temporalmente più
vicini entrano in un’ottica diversa, nella quale il piacere di narrare supera
l’esigenza di dire e di tramandare. Racconti come Lo specchio e Ultimo scherzo
sono veramente ben congegnati e fanno pensare a certi film di Mario Monicelli,
come Amici miei.
Sullo sfondo un mondo più che popolato
direi evocato di macàre, di credenze popolari, di superstizioni, di scazzamurrieddhri che, anche quando,
come ne L’inafferrabile presenza dell’Eremita,
emerge uno scarto culturale tra credulità e razionalità – nessuno ci crede – non
lasciano che questa prevalga del tutto. O come ne La misteriosa vendetta del soldato, dove la credenza popolare,
ampiamente esibita, è alibi per coprire soluzioni assai più razionali.
L’Autore si serve del
plurilinguismo per rendere più vero e
colorito il racconto. Lo si nota soprattutto ne L’acchiatura, che è il più lungo e disteso e si pone come transito
tra le due società del Novecento, con spartiacque la seconda guerra mondiale. Qui
la voce narrante si fa da parte col suo italiano e cede al dialetto salentino,
al dialetto romano e al latino dei suoi personaggi.
Gigi Montonato
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Racconti dal Salento
venerdì 4 maggio 2018
È disponibile in libreria "Racconti dal Salento. Con proverbi, modi di dire, luoghi, locuzioni, nomi e soprannomi in dialetto salentino" di Carlo Petrachi
Carlo Petrachi
Con proverbi, modi di dire, luoghi, locuzioni,
Capone Editore
Racconti dal Salento.
Con proverbi, modi di dire, luoghi, locuzioni,
nomi e soprannomi in dialetto salentino
Capone Editore
IL LIBRO: Chi
eravamo? Chi siamo? Cos’era, com’era il Salento al tempo degli avi?
Attraversando quali sentieri siamo giunti sino ai nostri giorni?
A
tutte queste domande l’Autore cerca di dare una risposta attraverso una serie
di racconti agili e piacevoli che forniscono una panoramica, tanto rapida e
sintetica quanto significativa, di una Terra d’Otranto molto diversa da quella
che conosciamo oggi. Carlo Petrachi
riporta alla luce un universo altro per modi di vivere e di ragionare,
la cui cultura si fondava su regole non sempre scritte, fatte soprattutto di
usi consolidati e di “certezze” – ma anche di mistero e di magia – che si
manifestavano attraverso detti, proverbi, credenze… una società scomparsa perché,
giocoforza, si è dovuta mettere “al passo coi tempi”, trovandosi di conseguenza
di fronte a nuovi problemi che richiedono nuove soluzioni, stravolgendo così –
fin quasi a cancellarlo – il proprio passato.
Ogni
cultura, è scontato, è figlia della propria epoca e se da un lato è raro che il
passato ritorni d’attualità, dall’altro si crea attorno a “ciò che è stato” un
interesse che spinge – e non solo le nuove generazioni – ad una presa di
coscienza profonda, un rinato desiderio di difesa della conoscenza di noi
stessi; da qui la necessità
di volersi ri-conoscere e raccontare, anche attraverso l’invenzione di storie,
quasi un riflusso omerico che rispecchia la voglia di una cultura identitaria,
più che salentina, tipicamente mediterranea.
L'AUTORE: Carlo Petrachi è nato
a Melendugno (Lecce) il 16 marzo 1948. Già maestro elementare, si è sempre
dedicato alla ricerca di scritti riguardanti il proprio territorio, scoprendo
autori spesso dimenticati o addirittura inediti.
È autore di articoli
di storia e cultura meridionale, di recensioni riguardanti scrittori
meridionali, apparse in riviste e quotidiano
Rina Durante lo ha
definito un narratore che restituisce dignità al racconto.
Ha pubblicato
inoltre: Niceta Rizzo, una vita per la lirica (biografia), Galatina (
Le) 1987; Marine di Melendugno (vademecum storico con itinerari
turistici) 1988; La leggenda di Fontanella (fiaba), Melendugno (Le)
1993; … e arrivò la Befana (novella), Melendugno (Le) 1994; Lontano
nel tempo (novella) Melendugno (Le) 1994; Il talismano di re Arta
(fiaba), Melendugno (Le) 1995; Le chiavi (novella), Melendugno 1996; La spada dai raggi di
luna (romanzo), Fermo (AP), 1998; Melendugno e Borgagne –
Elementi per una storia civica, Lecce 2009; Tra storia e memoria, Melendugno 2012; Salentitudine mare
mistero magia, Lecce 2017.
Caratteristiche tecniche e riferimenti bibliografici: Carlo Petrachi, Racconti dal Salento. Con proverbi, modi di dire, luoghi, locuzioni, nomi e soprannomi in dialetto salentino, Capone Editore, Lecce 2018.
Formato 15x21 cm, 128 pagine.
ISBN: 978-88-8349-232-7, Euro 10,00
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giovedì 27 aprile 2017
Il mito e la storia nelle "Novelle popolari salentine" / / / Recensione a firma di Felice Laudadio apparsa su Pentagrammi
Il mito e la storia
nelle Novelle popolari salentine
di Felice Laudadio
Deve moltissimo
ai concittadini: nel testo «Novelle popolari salentine» (Capone editore, Lecce,
2016) l’autore, il tavianese Giuseppe Cassini, apre i suoi brevi ringraziamenti
con la sincera riconoscenza per i compaesani, soprattutto quei contadini che
hanno avuto la pazienza, ma anche il piacere, di raccontargli molte delle
leggende e delle vicende narrate.
Giuseppe
Cassini è nato e vive a Taviano (Lecce). Insegnante e poi dirigente (è stato
presidente provinciale dell’Associazione nazionale dirigenti scolastici, oltre
che amministratore comunale), ha pubblicato brevi saggi di didattica e politica
scolastica, due raccolte di scritti sulla multicultura a scuola e sulla
sperimentazione dell’autonomia, nel 2003 e nel 2007. Successivamente, si è
dedicato alla valorizzazione delle tradizioni del Salento, e la ricerca lo ha
portato alla redazione di queste novelle, che segnano il suo esordio nella
narrativa.
Pur
essendo il prodotto di una brillante fantasia, questo lavoro si basa proprio
sulla salentinità diffusa e sulle fonti popolari locali. È il settimo titolo
della collana, edizioni Capone, «La terra e le storie», diretta da Antonio
Errico e Maurizio Nocera, che firmano rispettivamente la prefazione e la
postfazione. Le illustrazioni di Mario Venneri arricchiscono e commentano i
testi.
E dire
che le favole non esistono. Ricordate Giambattista Vico? L’autore lo
cita nella presentazione delle novelle. Per il filosofo napoletano, il mito -
medium attraverso il quale i popoli antichi esprimevano la propria cultura -
non era né solo leggenda né solo verità raccontata in forma fantastica.
Conteneva pezzi di storia e di vita degli uomini, oltre a risentire delle
dinamiche sociali delle comunità di allora.
Niente
paura, Cassini rassicura grandi e piccini: l’affermazione vichiana potrebbe non
essere universalmente valida. Tuttavia, riconosce, lo è certamente
per le novelle di questa raccolta, che restano saldamente legate alla vita
vissuta anche le poche volte che assumono la forma della fiaba o della favola.
Il
volumetto delle novelle (136 pagine) è diviso in due parti, due realtà molto
diverse tra loro, ma allo stesso tempo molto simili e di fatto consequenziali,
due facce della stessa medaglia.
La prima
parte è costituita da ventiquattro novelle, di contenuto verista, verismo
rusticano, che interpreta il vissuto, i sentimenti, il modo di porsi, di
contadini, braccianti, umili lavoratori agricoli. Questi racconti, episodi,
indovinelli, di origine contadina, sono strettamente collegati alla realtà
quotidiana e non presentano contenuti/aspetti magici e favolistici, semmai
moralistici, in qualche modo pedagogici, e alla fine risultano spiritosamente
ma bonariamente critici con preti e padroni.
Nella
seconda parte, «La Congrega della comare Tetta», protagoniste sono le donne, addette
alla cura della casa più che alla fatica nei campi. Il punto di vista è quindi
quello delle mogli dei contadini, tutte casa, Chiesa e raccolto. E non solo.
Toccavano a loro anche le incombenze domestiche, la cura dei figli e degli
anziani, la filatura di lana e cotone, la tessitura, i lavori di supporto
all’economia agricola (la trasformazione e conservazione dei prodotti della
terra e quant’altro).
Concretezza
contadina contro immaginazione, due mondi completamente diversi, nonostante
agissero nello stesso contesto. Nella narrazione agreste predominano la terra,
gli elementi primordiali e accenni di sapienza arcaica, mentre nella sfera
casalinga si scivola nel magico, nel mistico e nel soprannaturale, in un
sommarsi di streghe e incantamenti, di anime del Purgatorio e di contatti con
l’Aldilà. La realtà, la cronaca, erano affidate infatti, nel mondo femminile,
al pettegolezzo, che, per essere intensamente vissuto, abbisognava di essere
ampliato e infiorato di fantasticherie e di congetture. Ma Giuseppe Cassini
non è affatto ingeneroso con le donne, riconosce in loro una solida
concretezza, manifestata nelle incessanti cure della casa, che gravavano
interamente sulle loro spalle, tanto da renderle le autentiche colonne
dell’organizzazione familiare. Le fantasticherie e il soprannaturale,
insomma, servivano solo come svago, sebbene fossero una realtà intensamente
vissuta e accettata.
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mercoledì 30 novembre 2016
"Novelle popolari salentine" di Giuseppe Cassini

È disponibile
Novelle popolari salentine
di Giuseppe Cassini
Il libro: Le fiabe e le favole, come tali, non esistono poiché sono sempre un frammento della realtà, un pezzo di vita vissuta o sognata (nel senso di desiderata). In altri termini sono fantasia, ma sono anche concreta realtà. Come fantasia sono il percorso attraverso il quale gli uomini superano le angustie della vita e le delusioni per gli insuccessi subiti. Sono cioè un modo per sfuggire all’ignoto e rendere fantasticamente reali i sogni e i desideri irrealizzati o irrealizzabili. Come frammenti della realtà hanno bisogno di essere intensamente vissute, interpretate e capite, poiché solo così è possibile trarre tutti gli insegnamenti in esse contenuti.
Le novelle e le favole di questa raccolta hanno caratteristiche analoghe: sono quasi sempre il frutto della fantasia, ma sono anche intimamente legate alla realtà del mondo contadino e quindi alla sua cultura, alle sue credenze e alle sue tradizioni. Per questo hanno una loro valenza morale ed educativa , che si sostanzia nella denuncia delle ingiustizie e delle angherie subite dal popolo da parte di una classe padronale legata al passato e incapace di intraprendere la strada di uno sviluppo civile, solidale e democratico. Ma non solo… in queste novelle c’è anche molto altro sul quale riflettere e argomentare.
L'Autore: Giuseppe Cassini è nato a Taviano (Lecce), dove vive attualmente.
Insegnante, dirigente scolastico, è stato anche amministratore del suo Comune e presidente provinciale A.N.DI.S. (Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici).
Ha pubblicato articoli e brevi saggi di didattica e di politica scolastica ed ha curato due raccolte di scritti sulla scuola, entrambe pubblicate dall’editore Congedo di Galatina: “Scuola e Multicultura” nel 2003; “Sperimentando l’autonomia” nel 2007.
Di recente si è dedicato con assiduità allo studio della storia e alla valorizzazione delle tradizioni del Salento. Da tali attività hanno tratto alimento queste novelle, che sono il suo primo lavoro letterario.
Referenze bibliografiche e caratteristiche tecniche: Giuseppe Cassini, Novelle popolari salentine, Prefazione di Antonio Errico, Postfazione di Maurizio Nocera, Capone Editore, Lecce 2016; pagine 136, ISBN: 978-88-8349-216-7, Euro 10,00
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lunedì 30 marzo 2015
MISTERI, PRODIGI E FANTASIE IN TERRA DI PUGLIA / / / Recensione a firma di Luigi Montonato apparsa su "Presenza taurisanese - Brogliaccio salentino" - marzo 2015
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lunedì 2 marzo 2015
MEDITERRONEO / / È disponibile "Mediterroneo. Viaggio nella natura della terra e delle cose", di Marcello Costantini
Marcello Costantini, Mediterroneo.
Viaggio nella natura
della terra
e delle cose
LIBRO: La vita del protagonista, un medico già
stressato perché ha da poco cambiato lavoro, viene ulteriormente complicata da
una serie di fatti, naturali e innaturali. Un caro amico, col quale egli ha
condiviso merende e battaglie, è sparito dalla circolazione senza lasciare
tracce . La notizia di un terremoto, quello dell’Irpinia, lo coglie poi in un
locale, mentre per caso ascolta attonito la trama di un racconto, il “Fantasma
d’amore” di Mino Milani, che parla dello strano ricomparire di una donna morta
da anni. Nei giorni successivi viene trascinato in una improbabile spedizione
di medici nell’Irpinia terremotata. Qui, di notte, assiste ad una sorta di
decamerone moderno, ove soccorritori di varie provenienze fanno outing della
propria esistenza. Nelle pause, il nostro protagonista legge un manoscritto, il
trabajo informe, unica vestigia dell’amico sparito, che ne è l’autore. In più,
un incontro gotico in un cimitero irpino dà una svolta alla storia, lasciando
intravedere agghiaccianti punti in comune tra il Fantasma d’amore, il trabajo
informe e la sparizione dell’amico. C’è come qualcosa di impalpabile in questa
vana ricerca di un amico, ombra di
un passato segnato da un qualcosa che sino alla fine si stenta a focalizzare.
Ma è un’ evanescenza che nel susseguirsi di eventi, esperienze, coincidenze,
concomitanze, orrori, si erge a metodo, fornendo una chiave per cercare di
comprendere il lato oscuro delle cose, the dark side of the things...
Si tratta di una scrittura avvincente nella
quale l’assemblaggio di episodi su uno sfondo di incertezza apre in leggerezza
e libertà ad una vasta gamma di riflessioni che rendono protagonista lo stesso
lettore.
Note bibliografiche e caratteristiche tecniche: Marcello Costantini, Mediterroneo. Viaggio nella natura della terra e delle cose, Prefazione di Maurizio Nocera, Postfazione di Antonio Errico, Capone Editore, Lecce 2015.
Collana "La terra e le storie", diretta da Antonio Errico e Maurizio Nocera. #6
Pagine 144 - formato 15x21 - ISBN: 978-88-8349-198-6 - Euro 10,00
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mercoledì 11 febbraio 2015
MISTERI PRODIGI E FANTASIE IN TERRA DI PUGLIA / / / Intervista all'Autore a firma di Ilaria Marinaci, apparsa su Nuovo Quotidiano di Puglia dell'11/02/2015
LEGGENDE DI PUGLIA MESSAGGI DI VERITÀ
di Ilaria Marinaci
"Mo' vu cuntu nu cuntu". Questa è la versione salentina del "C'era una volta", la formula magica da cui partiva il racconto delle leggende locali che, in questo modo, si tramandavano oralmente da nonni a nipoti [...]. (continua a leggere cliccando sulla foto)
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