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martedì 2 agosto 2016

"Osservazioni sul tarantismo", recensione di Angelo Sconosciuto su La Gazzetta del Mezzogiorno di sabato 30 luglio 2016

Capone, il tarantismo e la musica popolare salentina ieri e oggi
Le «Osservazioni» per aggiornare un discorso

Davvero difficile stare dietro agli innumerevoli appuntamenti con la pizzica. Chi non danza discute e ciascuno propone le sue «letture» del fenomeno in cui confluiscono le sue conoscenze, il suo vissuto, i suoi sentimenti.
Benedetto Croce affermava che «ogni storia è storia contemporanea», intendendo così ribadire che il compito dello storico non si riduce a raccogliere e catalogare fatti. Piuttosto gli compete di giudicare ed analizzare il "passato" con gli occhi del presente ed alla luce dei problemi del presente, facendo sì che gli avvenimenti rimangano sempre vivi, in continua mutazione.
Di tutto ciò è ben consapevole Federico Capone, storico delle tradizioni popolari ed esperto di canzone dialettale leccese, che nelle sue "Osservazioni sul tarantismo e altri scritti sulla musica popolare salentina" (Capone Editore, pp. 128, con una dotta prefazione di Maurizio Nocera) dimostra come, checché se ne pensi, il tarantismo non si esaurisce con la spedizione dell'equipe guidata da Ernesto De Martino nel Salento, compiuta nell'estate del 1959 e i cui risultati furono pubblicati nel 1961 in La terra del rimorso, ma che piuttosto si è ricontestualizzato, adeguandosi a tempi e luoghi. «Si badi bene che questo "rimodellamento" non è esclusivo della contemporaneità, né appartiene soltanto al tarantismo – sottolinea l'autore –, è un fatto normale ne era convinto anche Ernesto de Martino, che riteneva il fenomeno "plasmato dalla cultura egemone"; proprio questa banalità regge tutto il ragionamento: il tarantismo altro non è che un risultato figlio della propria epoca. A testimonianza di questo vi sono i tanti paralleli – per modi e finalità del rito – distanti nel tempo e nello spazio rispetto al fenomeno così come è giunto a noi, quindi è chiaro che per comprendere appieno ciò che accade oggi, è necessario conoscerne la storia».
Queste "Osservazioni" si svolgono lungo la direttrice passato- presente, e così nella parte iniziale i documenti di prima mano danno solidità alle successive interpretazioni dell'autore, che la fanno da padrona nella seconda parte del saggio, per costituire, nell'insieme, una "storia" nel senso più ampio del termine, che inizia nel basso- medioevo – è, nell'undecimo secolo, infatti, che si sente parlare per la prima volta di "taranta" con Goffredo di Malaterra che nelle 'Gesta di Ruggiero' narra di un attacco, ad opera di ragni velenosi, subìto dall'esercito normanno accampato sul Monte Pellegrino, nei pressi di Palermo – ed arriva ai giorni nostri.
Proprio questa seconda parte è certamente la più fresca. Capone indaga gli sviluppi contemporanei, soffermandosi in particolare sul reggae+hiphop dei primi anni Novanta – che trova nel Salento terreno fertile grazie al Sud Sound System, gruppo composto da dj e toaster-sciamani – e sulla Notte della Taranta, il festival itinerante che ogni anno, nella serata conclusiva a Melpignano, richiama centinaia di migliaia di spettatori che, danzando sotto il palco, si liberano, almeno per poche ore, dei problemi quotidiani. Tutto ciò avviene grazie ad una musica che, forse, "tradisce la tradizione" coi suoni ma assolve pienamente alla funzione catartica assegnatale dal "tarantismo".
In questa direzione – la musica in grado di liberare – ampio spazio è dato alla canzone dialettale leccese e salentina che, fin dall'inizio del secolo scorso, ha contribuito a mantenere in vita una memoria che, passando dalla campagna alla città, sembrava dovesse scomparire ed invece si è rafforzata.
"Tracce", funge da intermezzo fra la prima e la seconda parte qui vi sono molte testimonianze di autori medioevali e moderni, che hanno scritto di tarantole da Alberto di Aquisgrana (XII sec.) a Tommaso Campanella.
In conclusione un ricco e suggestivo apparato iconografico con immagini che vengono pubblicate per la prima volta, tutte inerenti il tarantismo e più in generale la danzimania; sono da segnalare le opere inedite di Francesco e Massimo Pasca e quella di Salvatore Sciurti, ma anche una matrice, quasi sconosciuta di Antonio Tempesa (XVI-XVII secolo), nella quale sono raffigurati tre tipi di "tarantola" conosciuti, ossia il geco, il ragno e lo scorpione, ma anche la ri-lettura del mese di Giugno del mosaico di Otranto, ove vi sono due Gemelli che paiono danzare con le movenze della pizzica.

Angelo Sconosciuto

giovedì 24 ottobre 2013

IL MORSO DEL RAGNO / / / Sarà disponibile da metà novembre la seconda edizione di " Il morso del ragno", di Maurizio Nocera. Terzo volume della collana "La terra e le storie", diretta da Antonio Errico e Maurizio Nocera


Maurizio Nocera, Il morso del ragno. Alle origini del tarantismo e il mondo del fenomeno vissuto dall’interno. Interviste a tarantate e parenti, Introduzione di Gilberto Camilla, Prefazione di Georges Lapassade, Postfazione di Carl A. P. Ruck e Blaise D. Staples, terzo volume della collana “La terra e le storie”, diretta da Antonio Errico e Maurizio Nocera, Capone Editore, Lecce 2013
Pagine 152, € 10,00
ISBN: 978-88-8349-182-5



Il libro: Il tarantismo è un fenomeno ancora poco conosciuto. Volta per volta, sono stati indicati, come fattori scatenanti, o le condizioni psichiche delle persone coinvolte, o le condizioni sociali, oppure problemi legati alla sfera magico-religiosa, fattori che, comunque, indipendentemente dalla motivazione da cui sono scaturiti, hanno avuto un fondamento.
In questo volume, il tentativo dell’Autore consiste nel cercare di rintracciare, attraverso delle interviste a persone coinvolte direttamente nel fenomeno e attraverso una nuova lettura della vasta bibliografia specifica, quali possano essere state le cause dello scatenamento di un così radicato e millenario fenomeno.
Melfi (Pz), Museo Archeologico Nazionale,
vaso apulo-lucano di età ellenistica
raffigurante una Menade che "sfugge" a Dioniso
L’Autore: Maurizio Nocera, ha pubblicato: (con A. L. Verri)Dieci anni in rivista 1979-1988. Lettere a “Pensionante de’ Saraceni” (Matino 1990); Antonio Antonio. Fabbricante d’armonia (Melpignano 1998); Compianto (Carpignano Salentino 2001; seconda ediz. Alpignano 2005); Totò Franz altrimenti detto Totò Toma (Castrignano dei Greci 2002); Il fanalista d’Otranto (Gallipoli 2003); Antonio Antonio o dell’Amicizia (Parabita 2003); Figli, vostro padre uccidete / La lama del tenente (Copertino 2004); Crepuscolo nel mare di Gallipoli (Gallipoli 2004); Profilo di don Pablo (Alpignano 2012); Giuseppe Forcignanò. Tirai su di lei per troppo amore (Pieve Santo Stefano 2013).

Chianciano Terme,
vaso raffigurante una scena di pizzica
Prefazione, di Georges Lapassade: Maurizio Nocera è da tempo uno dei principali animatori del neo-tarantismo salentino, la cui sorgente principale resta l’opera classica di Ernesto de Martino: La terra del rimorso. Questa opera, divenuta uno dei classici dell’antropologia contemporanea, in effetti ha avuto un destino paradossale: allorquando essa annunciava la probabile fine del tarantismo classico (vale a dire l’elemento essenziale della terapia tradizionale dei tarantolati), da lontano andava crescendo l’attuale corrente del neo-tarantismo, oggi molto affermata a Lecce e nell’intero Salento. Questo neo-tarantismo in effetti si alimenta del ricordo del tarantismo d’altri tempi, facendo spesso rivivere in molte feste e in altre manifestazioni la dimensione musicale, corale e orchestrale. Allo stesso tempo ciò ha dato impulso a molte altre manifestazioni e soprattutto a pubblicazioni dedicate a queste antiche pratiche.
La presente opera di Maurizio Nocera s’inscrive in questa corrente culturale, e in più parti è arricchita di nuovi apporti come, ad esempio, l’intervista a Luigi Stifani, divenuto noto in quanto musico-terapeuta di Maria di Nardò e spesso citato da Ernesto de Martino. L’opera di Maurizio Nocera costituisce così un contributo di primo piano a questa corrente culturale molto ricca che va a formare l’identità collettiva di questo Salento a volte assai differente da quello che Ernesto de Martino descrisse nel 1959 e pur tuttavia ugualmente fedele a ciò che era stato anticamente.
Il contributo di Maurizio Nocera prende così il suo posto a volte molto erudito nel panorama delle opere che ricostituiscono ciò che un tempo è stato in questo Sud d’Italia e di quelle – come d’altronde spesso accade anche altrove! – che producono la sua nuova identità. Parigi, 29 marzo 2005

Con i contributi di:

Gilberto CAMILLA, nato a Torino nel 1950; storico, ricercatore e psicoanalista, ha esercitato la professione di psicoterapeuta fino al 1992. Tra i fondatori della Sissc, ne ricopre attualmente la carica di Presidente. Direttore Scientifico della rivista «Altrove» fin dal 1994, è autore di libri e di svariati articoli e contributi vari. Fra tutti si ricordano: Allucinogeni vegetali. Culto antico e moderno uso ricreazionale, Verona,1982; Hofmann, Scienziato Alchimista. Tributo allo scopritore dell’Lsd, Roma, 2001; Psicofunghi italiani, Roma, 2003; Le Piante Sacre. Allucinogeni di origine vegetale, Torino, 2003. (Con Fulvio Gosso) Pionieri della Psichedelia, Torino, 2004. (Con Massimo Centini) Sciamanismo e Stregoneria, Torino, 2005. (Con Fulvio Gosso) Allucinogeni e Cristianesimo. Evidenze nell’arte sacra, Paderno Dugnano (MI), 2007. L’Arte visionaria huichol, Torino, 2007. (Con Fulvio Gosso) Hanno visto migliaia di dèi. Religiosità e laicità dell’esperienza visionaria, Paderno Dugnano (MI), 2009. Chi era Dioniso?, Torino-Salerno, 2013.

Lecce, marzo 2005, Georges Lapassade e Maurizio Nocera
Georges LAPASSADE (Arbus, 10 maggio 1924 – Stains, 30 luglio 2008), filosofo e sociologo francese. Professore e ricercatore emerito di Etnografia e Scienze dell’Educazione presso l’Università di Parigi VIII, dove ha lavorato e organizzato seminari fino agli ultimi anni della sua esistenza. È una delle figure più importanti della psicosociologia, dell’etnologia e della pedagogia. Ha introdotto in Francia l’etnometodologia. Fu il primo sociologo francese a studiare il rap a partire anche dall’osservazione del fenomeno manifestatosi a Lecce. Era considerato, con René Lourau, uno dei padri dell’analisi istituzionale. Autore di numerose opere sugli stati modificati di coscienza, nella sua lunga carriera si è occupato delle culture nordafricane e afroamericane, con particolare interesse per i temi della transe. In Italia, Georges Lapassade ha lavorato sulla pizzica e il tarantismo. Il suo primo libro L’entrée dans la vie, fu pubblicato nel 1963 (tradotto in Italia nel 1971 da Sergio de La Pierre con il titolo Il mito dell’adulto). Le edizioni Urra-Apogeo hanno ripubblicato, nel 2008, Dallo sciamano al raver. Saggio sulla transe uscito in prima edizione presso Feltrinelli nel 1980. Importante il suo contributo scientifico al Salento dove, a partire dal 1981, ha lavorato in diverse esperienze sia con l’Università sia con altri enti e gruppi di studio. Oltre alle numerose introduzioni ai libri di autori salentini, molti sono stati i suoi saggi sui movimenti sociali e culturali della terra che lo ha ospitato. Un più completo ricordo di G. Lapassade sta nel libro All’ombra di Georges Lapassade. Testimonianze e aneddoti dal Salento (a cura di Guglielmo Zappatore), Sensibili alle foglie, 2009.

Carl Anton Paul RUCK, nato a Bridgeport (Connecticut) nel 1935, è uno dei maggiori conoscitori della Letteratura antica e uno dei più apprezzati filologi statunitensi; insieme a Robert Gordon Wasson e ad Albert Hofmann ha aperto un nuovo capitolo della storia dell’etnomicologia, un capitolo fondamentale per capire la religione dell’antica Grecia. Tutto incominciò quasi quarant’anni fa, nell’ottobre del 1977, quando nel corso della II Conferenza Internazionale sui funghi allucinogeni (Fort Worden, 27-30 ottobre) venne presentata per la prima volta l’ipotesi lisergica come interpretazione dei Misteri Eleusini, a firma appunto di Wasson, Hofmann e Ruck. Instancabile e attento osservatore del simbolismo nel mondo classico e nel Cristianesimo delle origini, proprio a lui si deve il neologismo enteogeno oggi entrato nel linguaggio comune per definire le piante sacre (allucinogene), ottenuto dalle parole greche entheos e genés, “che manifesta il dio interiore”. Conosciuto in Italia, avendo spesso collaborato con la Sissc partecipando a numerosi suoi Convegni e con contributi scritti. Tra i suoi lavori sono da segnalare: The Road to Eleusis: Unveiling the Secret of the Mysteries (con R. G. Wasson, B. D. Staples e A. Hofmann), Harcourt Brace Jovanovich Pub. N.Y. 1978. (Edizione italiana Alla scoperta dei Misteri Eleusini, Milano 1996); Persephone’s Quest: Entheogens and the Origin of Religion (con R. G. Wasson e altri Autori), New Haven, 1986; The Apples of Apollo: Pagan and Christian Mysteries of the Eucharist (con C. Heinrich e B. D. Staples), Carolina, 2001; Sacred Mushrooms of the Goddess, Berkeley, 2006. In italiano: Vischio, Centauri e Datura (con B. D. Staples), in Eleusis (nuova serie) n. 2, 1999; Perseo, il raccoglitore di funghi (con C. Heinrich e B. D. Staples), in «Eleusis» (n. s.) n. 2, 1999; Giasone, l’Uomo-Droga (con C. Heinrich e B. D. Staples), in «Eleusis» (n. s.) n. 3, 1999; Mescolando il kikeon (con P. Webster e D. M. Perrine), in «Eleusis»  (n. s.) n. 4, 2000; Sacramenti visionari eretici nell’élite eclasiastica: l’altare di Grünewald, in «Altrove» n. 11, 2004; Il Mistero eleusino e la rivoluzione psichedelica, in «Altrove» n. 13, 2007; Prefazione a F. Gosso e G. Camilla, Allucinogeni e Cristianesimo. Evidenze nell’arte sacra, Milano 2007.

Blaise Daniel STAPLES (1948 – 2005), anche se poco noto al grande pubblico, fu uno dei più importanti studiosi di mitologia classica. Nato a Somerset (Massachusetts), si laurea in Lettere alla Boston University, dove ottiene anche il dottorato (Ph. D.) in Studi classici. Nella stessa Università conosce Carl Ruck, che diverrà suo amato compagno fino alla sua prematura scomparsa. Con Ruck è coautore di The World of Classical Mythology: Gods and Goddesses, Heroines and Heroes, uno dei più innovativi studi sulla mitologia greca. Contribuisce anche a The Road to Eleusis: Unveiling the Secret of the Mysteries, con una nuova traduzione dell’Inno Omerico a Demetra. Tra i suoi lavori più importanti sono da ricordare: The Road to Eleusis: Unveiling the Secret of the Mysteries (con C. Ruck, R. G. Wasson e A. Hofmann, 1978); The World of Classical Myth: Gods and Goddesses, Heroines and Heroes (con Carl Ruck, 1994); The Apples of Apollo: Pagan and Christian Mysteries of the Eucharist (con Carl Ruck, 2001); The Hidden World: Survival of Pagan Shamanic Themes in European Fairytales,  (con Carl Ruck, José Alfredo González Celdrán e Mark Alwin Hoffman, 2007.


Indice: Avvertenza; Tarantismo e sessualità, di Gilberto Camilla; Prefazione alla prima edizione, di Georges Lapassade; Intervista a Georges Lapassade; Cosa è il tarantismo oggi, di Piero Cannizzaro; Introduzione alla prima edizione, di Maurizio Nocera; Incantata fui; Santu Paulu miu de Galatina / Se m’à fare la grazia fammela mprima; Io, Luigi Stifani, mi sono miscellato con le tarante; Galatina: ... L’ombelico del Salento; Balla Maria, balla cuntenta, ca stae l’amore tou ca te sona e canta; Santu Paulu benadittu / intra lla manu tegnu scrittu / lu nome de Maria; Mamma, ho fame; Languidezza di stomaco; Sì, figlia mia, ballai per due giorni interi; Quando giungevi al feudo di Galatina, ti facevano scendere dal traino; Forse che la mia sessualità non era giusta; Acasa il tamburello non manca mai; Ste na serpa casarola cu te pozza muzzeca’!; Nella Cappella di san Paolo di Galatina suonando il tamburo rullante; Se nun ci thrrei lu filu a lla taranta, nu nci balla; Francesco De Raho e gli studi sul Tarantolismo; La Tarantella e la follia di Io. Danzando con la Musica del Tempo, di Carl A. P. Ruck e Blaise D. Staples; Testimonianze fotografiche.