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La CAPONE EDITORE, fondata nel 1980, pubblica libri legati alla storia del Mezzogiorno e all’area mediterranea, riservando molto spazio ai volumi di storia antica, archeologia, cartografia e ai rapporti tra l’Italia e le civiltà mediorientali. Notevole in questi ultimi anni l’attenzione riservata alle guide turistiche in lingua italiana e straniera su molte città e significativi monumenti storico-artistici della Puglia e dell’Italia centro-meridionale.
giovedì 20 novembre 2014
COMPARE MI VENDI UNA SCARPA / / / Recensione di Marcello Buttazzo apparsa su "Spagine della domenica"
COMPARE MI VENDI UNA SCARPA / / / Recensione di Giuliana Giuliana Coppola apparsa su "Spagine della domenica" n. 45
COMPARE MI VENDI UNA SCARPA? / / / Recensione a firma di Raffaella Verdesca
“Le acque cristalline
dei ricordi”
-Un tuffo con Rocco
Boccadamo
Nell’opera letteraria di Rocco Boccadamo dal titolo “Compare,
mi vendi una scarpa?” è entusiasmante per il lettore saltare a piedi nudi da
una storia all’altra.
Si tratta di sentieri che partono dal presente e ripercorrono
il passato senza incertezze, mappe tracciate con cura da una scrittura
elegante, tanto semplice nei contenuti quanto ricercata nella tessitura della
forma.
Inutile in questo cammino la discriminante delle calzature
allo stesso modo di quella delle classi sociali e dei luoghi comuni, visto che
lo scrittore offre a tutti i presenti un emozionante viaggio di ritorno alle
origini attraverso la riscoperta di un Salento puro nei legami, mentre agli
assenti regala un biglietto di andata, a bordo della memoria, verso il Salento
di oggi. Splendida azione di marketing a beneficio della nostalgia di chi
scrive, della conoscenza di chi legge e dell’onore di chi manca.
Sfilano nelle pagine suggestivi episodi di vita filtrati
dalla testimonianza diretta di Boccadamo, ed è singolare vederli associati ai
nomi appuntati e ai soprannomi per intero di personaggi antichi, spesso parenti
e amici, che della dignità e dell’ingegno fecero baluardo utile a non
identificare più la società contadina nello stallo di ogni individualità
fattiva, ma a riscoprirla come individualità armonica e sociale.
‘Il ragazzo di ieri’, come ama definirsi il nostro autore,
ritorna più volte col pensiero alla culla del suo divenire, il paesino natio di
Marittima con le sue scogliere degradanti verso il mare, i Serriti, la vicina
Castro con via Frasciule, Largo Campurra e l’amato rione dell’Ariacorte, luogo
votato all’incontro e al confronto, per inclinazione naturale, di ogni
generazione: “Si conosceva tutto di tutti”, scrive Rocco, e non certo per
semplice gossip ma per interesse dettato dal sentimento.
Chiaro l’intento di Boccadamo: niente deve passare nel
dimenticatoio, a cominciare dagli antichi mestieri e attività tradizionali per
finire ai riti religiosi dei piccoli borghi del Salento del Sud.
Ed è favola, ed è vita.
Chi è costretto alla lontananza dalla propria terra per
lavoro o per qualsivoglia motivo sa bene come l’affinamento dei ricordi sia uno
dei pochi rimedi efficaci contro il dolore dell’assenza, la sola consolazione
allo strappo dagli affetti più cari.
Tutto si ricompone e torna a vivere nella potente magia della
memoria, tutto si trasfigura nella delicatezza della poesia che nasce da colori
e profumi familiari.
Esistono terre che non sai e terre che ti porti dentro come
cellule dell’anima.
Non occorre un testo di ‘Anatomia umana’ per andare a
scovarle, né un brevetto da sub per scendere in profondità e recuperarne la
memoria, basta solo lasciarsi guidare da chi è diventato uomo grazie
all’esempio delle persone, ovvero attraverso il massimo livello della scala dei
valori, a detta di Boccadamo stesso, il ‘ragazzo di ieri’ e il gentiluomo di
oggi.
La nobiltà d’animo del nostro autore e quella sua ironia
macchiata di malinconia rendono cristallini i ricordi allo stesso modo del suo
mare, mare amato di Castro, mare dei Serriti, dei Porticelli, mare che perfino
l’imponente carrubo nel giardino di casa riconosce amico e fratello.
Raffaella Verdesca
martedì 21 ottobre 2014
IL "PRIMATO" DEL REGNO DELLE DUE SICILIE / / / "Il 'primato' del Regno delle Due Sicilie", di José Mottola, con postfazioni di Alessandro Barbero e Gianfranco Liberati, presto disponibile in libreria
Capone Editore
Via prov.le Lecce-Cavallino Km 1,250
- 73100 Lecce
Telefono: 0832611877 - email:
caponeeditore@libero.it
COMUNICATO STAMPA
Imminente in libreria, Il “primato” del Regno delle Due Sicilie,
di José Mottola, con Postfazioni di Alessandro Barbero e Gianfranco Liberati
IL LIBRO
Oltre mezzo secolo fa si
affacciarono nella narrativa e pubblicistica del Mezzogiorno i “primati del
Regno di Napoli“, dalla prima ferrovia italiana alla prima nave a vapore,
passando per il primo ponte sospeso in ferro. Negli ultimi anni la tematica si è
ampliata fino ad abbracciare la tesi della prosperità del Sud sotto l’Antico
Regime, sostenuta da
diverse voci, per lo più fuori o contro la storiografia tradizionale.
Questo libro indaga sui
primati rivendicati, esaminando
aspetti fondamentali del Mezzogiorno prima dell’Unità – dalla politica all’economia,
dallo spirito pubblico all’istruzione – e, alla luce del pensiero
meridionalista risalente a Francesco Saverio Nitti, mette a fuoco le criticità
post-unitarie denunziate in relazione ad emigrazione e brigantaggio sulla
falsariga dell’asserito dilemma inflitto alle popolazioni meridionali: “Briganti
o emigranti”.
L’autore segnala infine
facce attuali della poliedrica questione meridionale, alcune delle quali presentatesi come parte della soluzione
anziché del problema.
L'AUTORE
José
Mottola, autore di diversi saggi storici e biografici ancorati alle vicende del
Mezzogiorno in età tardo-moderna e contemporanea, ha pubblicato per lo stesso
editore Fanti e briganti nel Sud dopo l’Unità (2012).
José Mottola, Il
“primato” del Regno delle Due Sicilie, con Postfazioni di Alessandro
Barbero e Gianfranco Liberati, pagine 160, € 13,00 - ISBN 978-88-8349-194-1
Etichette:
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Fanti e briganti nel Sud dopo l'Unità,
José Mottola,
unità
venerdì 17 ottobre 2014
martedì 23 settembre 2014
PUGLIA BAROCCA / / / Recensione apparsa su "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 27 settembre 2014, a firma di Pasquale Tempesta
CHE SUD FA
UNO STUDIO DI MARIO CAZZATO
Di
Pasquale Tempesta
Barocco pugliese
Barocco, un patrimonio da salvare. Non soltanto nel
Leccese ma in tutta la regione, dove non mancano esemplari notevoli di
costruzioni, civili e religiose, realizzate in questo «trionfale» stile
architettonico affermatosi in particolare a partire dal Seicento. A
sottolinearlo è Mario Cazzato, autore di un centinaio fra libri, guide e saggi
sull’argomento, con il volume Puglia
barocca (Capone Editore, pagine 136, € 18,00) che rappresenta una vera e
propria rassegna delle costruzioni realizzate, appunto in questo stile da molti
ritenuto fin troppo ampolloso e magniloquente, ma che ha un suo particolare
fascino.
Ovviamente, nulla e nessuno possono contestare a
Lecce un patrimonio ed un primato che sono nei fatti. Tuttavia – come osserva
l’autore – esemplari notevoli di questo stile architettonico non mancano
nell’intera Puglia. Accanto a quelli di Lecce, vanno infatti citati esemplari
insigni come la cattedrale di Gallipoli, la chiesa di San Domenico in Nardò, e
altri edifici, religiosi e non, a Galatone, a Corigliano. Rimanendo sempre nel
Salento, ma spostandosi nelle vicine province di Brindisi e Taranto, occorre
soffermarsi su esemplari edifici dei capoluoghi, ed ancora su quelli di Martina
Franca, Castellaneta, Francavilla Fontana e via di seguito.
Anche se è opportuno sottolineare il fenomeno di
quella che alcuni hanno definito la prima «riscossa antibarocca»,
caratterizzata da un vero e proprio «ripensamento» intellettuale, culturale e
architettonico del puro stile rococò.
Fenomeno questo ancor più accentuato in Terra di
Bari e nel Foggiano dove va sviluppandosi la «moda» (si fa per dire) delle guglie
barocche in onore dei santi o in ricordo di eventi particolari con splendidi
esemplari in tutta la regione. Segnalabili, fra gli altri, quelli di Mola
(Palazzo Alberotanza); di Bitonto (un altare nella Chiesa di San Gaetano e la
guglia dell’Immacolata); di Monopoli (la cattedrale); di Bari, il Seminario.
Per quanto riguarda la Capitanata, si può addirittura parlare del cosiddetto
«tardo barocco» in cui all’ispirazione architettonica iniziale si aggiunge uno
slancio evolutivo, segno di una renovatio,
un cambiamento stilistico epocale ormai non più rinviabile.
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