Visualizzazione post con etichetta Valentino Romano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Valentino Romano. Mostra tutti i post

lunedì 19 marzo 2012

Recensione di Enzo di Brango, apparsa su "Le monde diplomatique (Il Manifesto)" di marzo 2012.

Il brigante che si fece generale
Auto e controbiografia di Carmine Crocco
(A cura di) Valentino Romano
- di Enzo di Brango -

Clicca sull'immagine per ingrandire

mercoledì 14 marzo 2012

"L'editore e la passione per la storia. Una nuova edizione di Puglia archeologica", di Nicola De Paulis, (da Nuovo Quotidiano di Puglia del 13/03/2012)


Clicca sull'immagine per ingrandire

L'editore e la passione
per la storia
Una nuova edizione di Puglia archeologica
di Nicola De Paulis
(da Nuovo Quotidiano di Puglia del 13/03/2012)










L’estate scorsa a Santa Maria di Castellabate è stato premiato nel corso della Vetrina dell’editoria del Sud per l’“incessante attività” dedicata alla promozione della storia civile, economica e religiosa dell’intero Mezzogiorno.
Lorenzo Capone, docente di lettere, editore e pubblicista, dagli inizi degli anni ‘70 dirige la casa editrice di Cavallino che porta il suo nome. La sua attività di editore cominciò con il dare spazio alle storie dei paesi del Salento e ai racconti di viaggiatori italiani e stranieri che, fra Sette e Ottocento, avevano attraversato la Puglia, regione ancora marginale rispetto all’attenzione generale,  anche fino a pochi decenni fa.
Nel corso degli anni, la Casa editrice pubblica poi volumi su svariati argomenti e alcune riviste di notevole peso culturale.
Studi Storici Meridionali,
rivista diretta da Tommaso Pedìo
Da ricordare “Studi storici meridionali”, diretta da Tommaso Pedio, “Mass Media”, diretta da Gino Agnese, “Segni e Comprensione”, diretta da Giovanni Invitto. Preziosi e introvabili sono poi i volumi di cartografia storica riguardanti il Mezzogiorno, fra cui le cinquecentesche carte del Kitab-i bahriye (Libro del mare) del cartografo e ammiraglio turco Piri Re’is, in cui è raffigurata la conformazione delle coste e dei porti pugliesi.
Recenti poi le pubblicazioni rivolte al mondo musulmano, legato per ragioni storiche e geografiche al Mezzogiorno come: Il Mediterraneo nella cartografia ottomana e Musulmani in Italia. Secoli IX- XIX di Vito Salierno, e  Sud e Islam - una storia reciproca di Vito Bianchi. Grande è stata poi l’attenzione che l’editore salentino ha rivolto al fenomeno del brigantaggio nel Sud Italia, contribuendo al dibattito su questo fenomeno in occasione del recente 150° dell’Unità d’Italia. Alcuni titoli sono: Fanti e briganti nel Sud dopo l’Unità di Josè Mottola, Il brigante che si fece generale, di Carmine Crocco e Basilide del Zio, Nacquero contadini morirono briganti di Valentino R o m a n o .
Copertina del catalogo
dedicato a Mass Media
dalla Biblioteca Nazionale Centrale
di Firenze
Tante le recentissime e agevoli guide turistiche o i volumi specifici dedicati alla Puglia ed al Meridione: Napoli, Matera, Taranto, Valle d'Itria, Calabria, Campania, le masserie fortificate, i trappeti ipogei e poi la poesia dialettale, la cucina meridionale, la cartapesta leccese.
Da alcuni anni Lorenzo Capone da editore è divenuto “autore” di volumi e guide storico-archeologiche e artistiche sulla Puglia e del Mezzogiorno, spinto da quella stessa passione e amore per il territorio che negli anni giovanili gli fece iniziare la sua ricerca.
Chi lo incontra, comprende subito che la sua non è un business, ma vera passione di conoscere e far conoscere, il Sud e le antiche civiltà che vi fiorirono attraverso il Mediterraneo. La Grecia, la Turchia, l’Albania, Malta, la Sicilia, la Sardegna; mete verso le quali spesso intraprende viaggi di studio.
Questo particolare filone della sua attività e dei suoi interessi lo vede esordire nel 2003 con Puglia: guida storica, artistica e paesaggistica, poi con altre guide sul Salento, su Lecce, su itinerari turistici e religiosi, della Puglia e delle regioni meridionali; molte tradotte in inglese, francese, tedesco.
Da poco quest’anno ha presentato la ristampa aggiornata e arricchita di Puglia archeologica. Dalla preistoria alla presenza romana che era apparsa nel 2007.
Segni e comprensione,
rivista diretta da Giovanni Invitto
«Tutta la Puglia, da Nord a Sud, è un ininterrotto parco archeologico, un museo all’aperto a dimostrazione di una presenza umana organizzata già prima dell’arrivo dei Greci dall’Egeo (XVI secolo a.C.)» – si legge nel testo che è poi il punto di partenza da cui si muove il lettore per essere condotto attraverso la preistoria, alla scoperta dei primi “abitanti” come Messapi, Peuceti, Dauni, delle antiche strade di comunicazione, ecc. Si parla dei luoghi e dei culti antichi, dalla grotta della Poesia di Roca alla Grotta Porcinara di Leuca dove sulla pareti, fra altre iscrizioni è inciso: “Hic Fortunae votum factum”, qui fu fatto un voto alla Fortuna.
«Anche questo - dice Capone - come tutti gli altri miei libri, è il frutto di lunghi pellegrinaggi e di una notevole serie di letture specialistiche firmate da studiosi che per anni si sono cimentati con la ricerca sul campo. Ben poco su questo piano c’è di mio».
Ma resta il merito: quello di aver amato la nostra storia e la nostra civiltà e cercare oggi, malgrado tutto, attraverso le sue pubblicazioni, di farcela conoscere e apprezzare. (Nicola De Paulis)

mercoledì 15 febbraio 2012

Recensione ai volumi di Valentino Romano e Gaetano Marabello, apparsa sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 13/02/2012 a firma di Pasquale Tempesta

Recensione ai volumi di Valentino Romano e Gaetano Marabello, apparsa sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 13/02/2012 a firma di Pasquale Tempesta.

Briganti, da Carmine Crocco ai pellirosse
I volumi di Valentino Romano e di Gaetano Marabello, editi da Capone
di Pasquale Tempesta

Clicca sull'immagine per ingrandire

lunedì 7 novembre 2011

Pasquale Ardito, Il brigante gentiluomo. Nicola Morra, il Robin Hood del Sud, a cura di Antonella Musitano, prefazione di Valentino Romano, Capone Editore, Lecce 2011


Pasquale Ardito, Il brigante gentiluomo. Nicola Morra, il Robin Hood del Sud,
a cura di Antonella Musitano, prefazione di Valentino Romano, Capone Editore, Lecce 2011
Pagine 144 - € 12,00 - ISBN:978-88-8349-155-9

IL LIBRO
Nel 1896 Pasquale Ardito pubblicava Le avventure di Nicola Morra – ex bandito di Cerignola.
Il ritratto che ne viene fuori è una sorta di biografia romanzata in cui convivono due anime:  quella del Morra bandito e quella del Morra gentiluomo.
Ed in effetti Nicola Morra, che nel 1896 era ancora vivo, è stato tutto questo: il trasgressore ribelle che combatte un sistema che giudica iniquo ed oppressivo, ma anche il benefattore degli umili, degli oppressi, dei poveri e diseredati; fuorilegge e mito nello stesso tempo.
Sullo sfondo, il Sud in un periodo difficile e tormentato della sua storia, nel passaggio dal Regno delle Due Sicilie alla difficile Unità.
Ripubblicare oggi la storia di Nicola Morra, è un’occasione per “rileggere” e valutare, con animo pacato e sereno, ad oltre un secolo di distanza, aspetti importanti della nostra storia passata… ma anche presente; ed è anche occasione per constatare - ancora una volta - come le passioni e i sentimenti non hanno un’età o un periodo di riferimento, ma appartengono all’uomo in quanto tale. 
 
LA CURATRICE
Antonella Musitano, calabrese d’origine e pugliese d’adozione, è docente di materie letterarie a Santo Spirito (Ba). Impegnata nello studio della storia del Sud con particolare riferimento al periodo pre e postunitario, ha pubblicato studi e ricerche d’archivio su aspetti particolari e originali del territorio in cui vive. Recentemente ha dato alle stampe - con Adele Pulice - Il Sud prima dell’Unità d’Italia tra storia e microstoria – 1848: Massoni e Carbonari a Santo Spirito.

LA COLLANA
Carte scoperte, storie e controstorie ripropone testi storici e opere di narrativa; ospita saggi canonici e in controtendenza; accoglie approfondimenti, sfumature e ipotesi alternative; dà voce ad episodi e personaggi locali, nella convinzione che la Storia “maggiore” altro non sia se non l’insieme e il prodotto di tante storie “minori”.

lunedì 3 ottobre 2011


Carmine Crocco - Basilide Del Zio, Il brigante che si fece generale. Auto e controbiografia di Carmine Crocco, a cura di Valentino Romano, Capone Editore 2011 
Pagine 176,  € 13,00 - ISBN: 978-88-8349-153-5


IL LIBRO
Difesa e accusa nel processo in punta di penna a Carmine Crocco Donatelli, personaggio tra i più rappresentativi e controversi della rivolta contadina che infiammò il Sud all’indomani dell’Unità d’Italia.
Nel 1903 il capitano medico Eugenio Massa dava alle stampe, per la tipografia G. Grieco di Melfi, la biografia del brigante. Nello stesso anno e  – forse non causalmente – per gli stessi tipi, Basilide Del Zio, pubblicava una controbiografia nella quale si sforzava di contestare le affermazioni del brigante.
La strana coincidenza accresce i dubbi di chi sostiene che la biografia di Crocco abbia subìto non solo il filtro linguistico del Massa ma anche quello storiografico di chi era interessato a mantenere tutta una serie di zone d’ombra, non solo intorno alla vita ed alle azioni del protagonista ma soprattutto sui meccanismi reali e sugli interessi sottostanti che furono tra le cause profonde dello scatenarsi dell’insorgenza e della rivolta prima e del brigantaggio poi.

IL CURATORE
Valentino Romano da anni è impegnato nello studio del ribellismo contadino e della storia del Sud. Ha pubblicato, tra l’altro: Carmine Crocco. La mia vita da brigante, (Bari, 1998); Historia de mujeres diferentes: las bandoleras del sur de Italia en el siglo XIX  (Moguer-Siviglia, 2001); Don Josè Borges, generale catalano e guerrigliero borbonico, (Bari 2003); Brigantesse. Donne guerrigliere contro la conquista piemontese (1860 – 1870), (Napoli, 2007); Raffaele Nigro: Fuochi a colori e lune in bianco e nero, con Ettore Catalano, (Bari, 2008); Sì, fummo calpestati, noi ci vendicammo. Storia del brigantaggio postunitario (1860-1870), con Paolo Zanetov, a cura del Centro Studi sul Brigantaggio, Roma, 2009.
Per la Capone Editore ha curato I briganti La Gala di Antonio Vismara (2008), e, nella presente collana della quale è direttore, Cento anni di brigantaggio nelle province napoletane di Alessandro Dumas (2009). Nel 2010 ha pubblicato Nacquero contadini, morirono briganti.

LA COLLANA
Carte scoperte, storie e controstorie ripropone testi storici e opere di narrativa; ospita saggi canonici e in controtendenza; accoglie approfondimenti, sfumature e ipotesi alternative; dà voce ad episodi e personaggi locali, nella convinzione che la Storia “maggiore” altro non sia se non l’insieme e il prodotto di tante storie “minori”.

Disponibilità: novembre 2011

mercoledì 15 giugno 2011

Gaetano Marabello, "Briganti e pellirosse", con introduzione di Valentino Romano, Capone Editore 2011


IL LIBRO
Nei saggi, che trattano le vicende legate al Regno delle Due Sicilie e al Brigantaggio, capita di trovare talvolta un cenno allo sterminio degli Indiani d’America. Accostamento quasi scontato, giacché ad evocarlo sta la parabola stessa di briganti e pellirosse, impegnati in una lotta senza quartiere e senza speranza contro un invasore che aveva identiche radici ideologiche. I pellirosse sono stati sempre dipinti nel peggiore dei modi dal western hollywoodiano classico. La loro storia, invece, lascia spazio a scoperte insospettate. Chi penserebbe mai che guerrieri così indomiti nutrissero per la suocera tanto rispetto da correre a nascondersi per non incrociarne il cammino? O che si gettassero gioiosamente a terra ogni volta che tornavano nel punto esatto in cui erano venuti alla luce? O che amassero la famiglia al punto da preferirla ad ogni altra ricchezza (conta non ciò che hai, ma chi hai)? Ombre, dunque, fatte annegare volutamente nell’oblio oppure dipinte unicamente a tinte fosche. Ed ecco perché il destino dei Nativi americani va a incrociarsi con quello di altri vinti della storia, i briganti. Cimentandosi nell’approfondimento del tema solo sfiorato da altri autori, Gaetano Marabello spiega come siano andate le cose nelle terre dell’ex Regno napoletano e nell’Apacheria. In questa ricerca di punti di contatto, traspare senza infingimenti la simpatia verso chiunque combatte per la sua terra, la sua famiglia, la sua religione, la sua cultura. Come, appunto, briganti e pellirosse.

L’AUTORE
Gaetano Marabello, nato a Messina nel 1944, vive a Bari; laureato in giurisprudenza, giornalista e dirigente dello Stato in pensione. Collabora con articoli storici o umoristici al quindicinale barese Meridiano Sud. Scrive su riviste controcorrente come L’Alfiere (Napoli), Due Sicilie (Vicenza), La fiaccola (Bari), Brigantaggio (Villa Castelli) e Il Carlino: non siamo il resto di nessuno (Monopoli).


LA COLLANA
Carte scoperte, storie e controstorie ripropone testi storici e opere di narrativa; ospita saggi canonici e in controtendenza; accoglie approfondimenti, sfumature e ipotesi alternative; dà voce ad episodi e personaggi locali, nella convinzione che la Storia “maggiore” altro non sia se non l’insieme e il prodotto di tante storie “minori”.

sabato 9 ottobre 2010

"Prima che l'Italia entrasse nella storia" - su "Nacquero contadini, morirono briganti" di Valentino Romano, Luciano Pagano da Il Paese Nuovo



Prima che l’Italia entrasse nella Storia.
su “Nacquero contadini, morirono briganti” (Capone Editore) di Valentino Romano
di Luciano Pagano, "Il Paese Nuovo" di Sabato 9 Ottobre 2010

Quando tra una cinquantina d’anni o forse più verrà descritto il periodo storico che stiamo attraversando, nel bene e nel male la disamina dovrà affrontare la descrizione dello stato in cui versa l’istruzione pubblica. I tagli all’istruzione, il precariato del giovane e/o anziano corpo insegnante, l’accorpamento delle classi, l’estrusione di alcune materie e discipline; tutti questi elementi presi insieme, se faranno la felicità di qualche spicciolo in più per l’erario, si riveleranno a lungo andare come una delle più grandi piaghe del nuovo millennio, che forse verrà archiviata come ‘ignoranza per favoreggiamento’. Se è vero che l’Italia è destinata a essere un paese per vecchi, ecco che i giovani d’oggi, quelli che a sedici anni smettono di studiare per lavorare, saranno vecchi rintronati con la testa piena di nozioni apprese dai motori di ricerca o dalle ‘interviste con la storia’ rilasciate non da Oriana Fallaci ma da qualche partecipante al Grande Fratello.
Questo pensiero sarebbe sterile e desolante se non ci fosse, da sempre, un antidoto all’ignoranza: la lettura e lo studio della storia. Purtroppo i programmi asfittici, soprattutto quando si avvicina la fine del percorso di studi superiore, non consentono di approfondire come si deve l’ultimo secolo della nostra storia patria, il più interessante e di sicuro più ricco di avvenimenti che ancora oggi hanno ripercussioni sulla nostra vita politica, basti pensare alle affermazioni deliranti che il nostro senatore Umberto Bossi rilascia oramai con l’intermittenza di un neon rotto. Dobbiamo porci a mio parere due domande: cosa sarebbe oggi la nostra vita, la nostra economia, la nostra storia, se non vivessimo in un paese unito? E, di seguito, da dove veniamo, qual’è la storia della nostra unità, che ci stiamo appressando a celebrare salvo poi non conoscere tutti i risvolti di quel periodo così tragico e allo stesso tempo valoroso. A fare un po’ di luce su alcuni dei lati oscuri, che altrimenti rimarrebbero appannaggio delle cronache giudiziarie del secolo scorso, ci pensa Valentino Romano, con un suo “libro di storie” appena pubblicato da Capone Editore con il titolo di “Nacquero contadini, morirono briganti” (prefazione di Paolo Zanetov, pp. 144, €10,00). Ho utilizzato l’accezione di ‘libro di storie’ perché in questo testo il lettore trova un
equilibrio perfetto tra romanzo storico e saggio storico. I racconti che compongono il volume sono ambientati principalmente negli anni dell’Unità d’Italia, proprio a ridosso del 1861. Si tratta di fatti di vita quotidiana, capitoli giudiziari, cronache vere e proprie, mediate da una scrittura che ci riesce a portare indietro, quasi come cronisti invisibili presenti sulla scena dei delitti che vengono narrati.
Si leggono in “Nacquero contadini, morirono briganti”, le vere storie di quelle manzoniane “gente meccaniche”, che altrimenti non conosceremmo, proprio per colpa di quei programmi scolastici ingolfati cui non tutti hanno avuto la fortuna di sopperire con lo studio universitario o, semplicemente, con la curiosità personale. La lettura di questo testo ci catapulta in un ‘far west’ del Mezzogiorno italico, ambientato in un periodo storico nel quale non c’era ancora un’esatta demarcazione non tanto tra il lecito e l’illecito, quanto tra chi, detenendo il potere, poteva decidere che cosa era reato e che cosa no. Questo libro fa parte di una serie di testi che la Capone Editore ha dedicato alla Storia del Mezzogiorno e in particolare alla Storia del Brigantaggio. Leggiamo qui vere storie di vilipendio dell’autorità, prostituzione, latrocinio, tutte narrate con l’occhio imparziale dello storico, e, ovviamente, con il giudizio finale che viene rimesso al comando dei bersaglieri o al giudice di turno. La cosa più interessante di questo libro, e qui torniamo al discorso iniziale speso per lo stato dell’istruzione, è nel fatto che senza iniziative editoriali di questo genere non avremmo l’opportunità di approfondire un periodo storico, quello dell’Unità d’Italia, del quale tanti fiumi di lettere verranno profusi e di cui poco si potrà conoscere, proprio perché questi episodi sono fuori dall’orizzonte dell’approfondimento nelle aule dell’insegnamento superiore. C’è, ad esempio, la storia di una donna che subisce violenza da un brigante facente parte di una banda che poi viene sgominata; davanti al plotone di esecuzione la donna non esita a chiedere al prete di concederle di celebrare un matrimonio con il suo violentatore, appena prima che questo venga ucciso, per fare in modo che venga lavata l’onta della violenza e la donna possa continuare a vivere nel suo paese come vedova del brigante, piuttosto che come ‘violata’. Una storia fra le tante che ci dà la misura di quanti codici e di quante tradizioni vadano a intrecciarsi nel nostro passato, prima ancora che l’Italia diventasse una nazione. Come nota giustamente la scrittrice Monica Mazzitelli, autrice della postfazione al volume, è proprio in queste storie che si nasconde la vera e varia umanità di cui siamo composti, storie che difficilmente troveremo nei manuali, perché “in queste pagine ci sono dolore e leggerezza insieme, crudeltà e amore: c’è umanità e disumanità come antinomia della stessa essenza: quella della realtà fatta di carne, delle sue pulsioni”. Un libro che è anche un risarcimento ai mille torti che la Storia ha fatto dalle persone che, volenti o nolenti, hanno contribuito al suo movimento.

http://twitter.com/lucianopagano

Valentino Romano, Nacquero contadini, morirono briganti, Capone Editore, Prefazione di Paolo Zanetov, Postfazione di Monica Mazzitelli, pp. 144

venerdì 24 settembre 2010

"Nacquero contadini, morirono briganti"

"Nacquero contadini, morirono briganti"
Stefano Donno
da La Repubblica - Bari.it - LIBRI Parole e dintorni

Capone Editore è una casa editrice specializzata in storia del Salento, del Mezzogiorno d’Italia e Cartografia. Beppe Severgnini, nel suo “Italiani con la valigia” (Rizzoli, 1999) , scriveva “Lorenzo Capone sostiene che Lecce e il Salento, se corteggiassero un turismo più sofisticato (arte, cultura, cucina), potrebbero attirare visitatori tutto l’anno, e diventare il giardino d’Europa.”. Dunque questa azienda editoriale è dotata di un catalogo di grande qualità nel quale vengono sviluppati i diversi aspetti della cultura etno/antropologica del territorio salentino, dalla preistoria ai giorni nostri, grazie al contributo di storici e studiosi di rilievo sia indipendenti che appartenenti al mondo universitario. Vi troviamo allora non solo libri fotografici, libri d’arte, di storia, d’architettura ma anche una nutrita sezione di testi dedicati al tema del Brigantaggio e della Storia del Mezzogiorno.

Faccio riferimento da subito alla collana dell’editore salentino “Carte scoperte, storie e controstorie” che ripropone testi storici e opere di narrativa, accogliendo inoltre approfondimenti, sfumature e ipotesi sia che toccano la Storia da un punto di vista macroscopico sia che lambiscono zone d’ombra della nostra cultura storica. In questa collana hanno visto la luce volumi come “Cento anni di Brigantaggio” di Alexandre Dumas, oppure “Il mistero del brigante” di Gianni Custodero. Ora per comprendere con cognizione di causa e con pienezza il brigantaggio post/unitario meridionale, liberandolo da ogni fumosità ideologica, occorre immergersi nel mondo contadino che ne è il substrato culturale e sociale.

Di recente pubblicazione per Capone editore, il libro “Nacquero contadini, morirono briganti” di Valentino Romano con prefazione di Paolo Zanetov. Le storie riportate – frutto di un recupero attento e paziente in anni e anni di scavi archivistici – aprono uno spaccato interessante, spesso inedito e insolito, su questo mondo nel quale convivono e si scontrano tutti insieme cafoni e gentiluomini, idealisti e profittatori, eroi tragici, avventurieri di sempre, briganti e soldati, vittime e carnefici, giudici e giudicati, carnefici e condannati, clero avido e monarchia intrigante: ombre di un Sud, palco di speranze, di illusioni e di delusioni sul quale, dopo la dissoluzione del Regno delle Due Sicilie, va in scena la nuova Italia. Il libro con una certosina raccolta di indicazioni bibliografiche e un’attenta calibratura dei passaggi e momenti storici che si concretizza in uno stile elegante e coinvolgente, racconta di semplici e umili contadini le cui vicende aiutano a capire il brigantaggio postunitario e la vera storia dell’Unità d’Italia.

Scrive la brava Monica Mazzitelli nella postfazione al volume: “Briganti, li chiamiamo, come oggi chiamiamo altra gente “clandestini”: nomi comodi per allontanare da noi, di uno o cento passi, il desiderio disperato di sopravvivenza, o se possibile di una vita dignitosa, una vita senza troppe paure, a cui ci si possa un pochino aggrappare. In queste pagine ci sono dolore e leggerezza insieme, crudeltà e amore: c’è umanità e disumanità come antinomia della stessa essenza: quella della realtà fatta di carne, delle sue pulsioni. C’è la sottomissione delle donne, spesso vendute, il sopruso sul povero, la vendetta sul ricco, la furbizia che si ritorce contro chi crede di poter strappare un salvacondotto alla fortuna”. Un libro utile, forse prezioso, forse necessario per capire gli intrecci e gli incroci di questo sud del sud del mondo!

Nacquero contadini, morirono briganti – di Valentino Romano (Capone, 2010, 144 pagine, 10 euro)