lunedì 16 luglio 2012

PUGLIA BIZANTINA // Recensione di Claudia Presicce, apparsa su "Nuovo Quotidiano di Puglia" di sabato 30 giugno 2012


Puglia, un cuore d’Oriente
Un viaggio
tra le testimonianze medievali
– di Claudia Presicce –


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Di quell’orientalitaà diffusa che ti accoglie da Nord a Sud e si respira tra i centri urbani e le campagne, già colta dallo sguardo dei viaggiatori settecenteschi che allungarono il Grand Tour fino all’ultima Puglia, racconta Nino Lavermicocca in “Puglia bizantina. Storia e cultura di una regione mediterranea (876-1071)” (Capone Editore, 17 euro).
Terra dall’“imprinting orientale endemico” definisce l'autore la Puglia, regione che custodisce dentro di sé la cultura bizantina e se ne nutre anche molto al di là dei reali reperti e delle testimonianze ancora esistenti, perché l’ha fatta propria, inglobandola nel suo nucleo più profondo. Infatti anche laddove non è possibile apprezzare affreschi, monumenti, mosaici, cioè nessuna traccia inequivocabile e concreta, qui soffia ancora quel vento arrivato da Bisanzio, si respira una familiarità non fortuita con quei territori ad oriente che a lungo, tra l’altro, hanno considerato loro propaggine la nostra regione.
“I due secoli di storia bizantina della Puglia – scrive l’autore riferendosi al periodo compreso tra 1'871 e il 1071, il tempo cioè analizzato nel testo - sono tra i più ricchi di eventi e avvenimenti, come mai più nel corso delle vicende della regione, che ne hanno forgiato paesaggio, ambiente, cultura, unita, coscienza di appartenenza e identità storica, da allora connesse stabilmente al mondo orientale e mediterraneo, nel segno di Costantinopoli.
Il Medioevo bizantino è di fatto imprescindibile dal carattere stesso delle città pugliesi e dei loro monumenti, il cui linguaggio figurato e artistico è intriso di greco fino al XIV-XV seeolo”.
Questa era stata già chiaramente la terra della Magna Grecia, sin dall’VIII secolo a.C., delle leggendarie colonie greche dell’età antica e il legame con le altre sponde dell’Adriatico e dell'Egeo aveva già radici praticamente millenarie che si andarono allora definitivamente consolidando.
Il testo, supportato anche da brevi pensieri di storici e di viaggiatori di tutti i tempi, segue quindi le tracce della grecizzazione avvenuta in quei duecento anni della “bizantinocrazia”, momento in cui anche le elìte urbane vennero sedotte da questa cultura considerata più raffinata e ne fecero propri vezzi ed elementi culturali portanti, forse non esprimendosi in eventi artistici grandiosi, come invece avvenne per esempio in Sicilia, ma probabilmente solo per l'assenza di ricchi committenti locali.
Tuttavia i “tesori” sono davvero tanti.
Al X secolo risale San Pietro di Otranto, unica chiesa completamente bizantina che, in quanto a struttura e dimensioni rimanda dritto dritto alle coeve chiese di Costantinopoli.
E volendo seguire la "via aurea" delle icone di matrice bizantina, si incontrano protagonisti di prima piano del nostro panorama religioso e della inerente produzione artistica. Basti pensare ad una Madonna che si può rintracciare in quasi tutte le nostre cattedrali,
cioè la Vergine Odegitria, con il mantello coperto di stelle, oppure al Pantokrator, o a santi, scene e rievocazioni riconducibili direttamente al rito della Chiesa greca. Ma non solo. Di matrice bizantina sono la maggior parte dei “tesori” delle cattedrali dell’alta e bassa Puglia, dai codici miniati ai mosaici pavimentali, a frammenti di affreschi, documenti, etc. Per non parlare poi dell’habitat rupestre segnato, qui come in Cappadocia, da cripte e luoghi del culto scavati nella pietra, nel tufo delle gravine, chiese-grotta spesso condivise tra culto greco e latino.
Nel testo l'autore, avvalendosi anche di un continuo innesto iconografico, passa in rassegna i percorsi dal “Gargano adriatico a Leuca ionica ed egea” che riportano a questo lungo sodalizio culturale che ha generato un senso di appartenenza e di condivisione molto moderno che andrebbe oggi riscoperto.
Lavermicocca, archeologo e già docente presso l'Istituto di Storia dell'Arte e l'Istituto di Letteratura Cristiana Antica dell’Università di Bari e Direttore Archeologo presso la Soprintendenza Archeologica della Puglia, ha condotto numerosi scavi ed esplorazioni di archeologia medievale.

Recensione apparsa su “Nuovo Quotidiano di Puglia” di sabato 30 giugno 2012

PUGLIA BIZANTINA // Recensione di Marilena di Tursi, apparsa sul "Corriere del Mezzogiorno" di domenica 8 luglio 2012


Arte Lavermicocca per Capone

Gli scambi fecondi
tra Puglia e Bisanzio

– di Marilena Di Tursi –

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Guardare ad Est è per la Puglia piuttosto naturale, data la sua posizione di regione più orientale d’Italia. Proiettarsi su Bisanzio, nell'agevolata collocazione nel cuore del Mediterraneo, recepirne stili e culture, ha costituito da tempi antichissimi la risorsa di un territorio cresciuto artisticamente alimentandosi e rielaborando tracce venute da lontano. Ne sono testimonianza culti, tradizioni, manufatti, affreschi, architetture, chiese rupestri, in sintesi uno straordinario patrimonio che punteggia la Puglia da Nord a Sud.
Nino Lavermicocca, studioso di arte antica e di cultura bizantina, autore di numerosi saggi sul tema, nella sua ultima fatica Puglia bizantina, pubblicata da Capone, ne ripercorre la feconda stagione di scambi. Partendo da un profilo storico che ne tratteggia le coordinate di sviluppo e analizzando le dinamiche che guidano oltre tre secoli di dominazione, lo studioso mette in piena luce quella Puglia bizantina nella quale si consolidano iconografie di Madonne e santi venuti dal mare, linee espressive ieratiche e ricorrenti, modalità costruttive di ispirazione orientale.

Recensione apparsa sul Corriere del Mezzogiorno di domenica 8 luglio 2012

BRIGANTI E PELLIROSSE // Recensione di Michele De Feudis, apparsa sul "Corriere del Mezzogiorno" di domenica 15 luglio 2012


Storia Marabello per Capone

Briganti e pellirosse
Un ardito Parallelo
– di Michele De Feudis –

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Il ribelle Carmine Crocco e l’indiano Geronimo, le popolazioni anti-unitarie insorte nel Sud Italia e i Nativi d’America: su questo parallelismo si fonda il vivace pamphlet Briganti e pellirosse dello studioso barese Gaetano Marabello. L’autore evidenzia con numerosi esempi come nel Regno delle Due Sicilie e nel continente americano «l’atavico modus vivendi delle popolazioni locali» sia stato brutalmente calpestato e dimenticato con una sorta didamnatio memoriae: «i conquistatori sbandierarono alti ideali per ammantare con l’ipocrita melassa dei buoni propositi l’occupazione effettuata manu militari. E così, nel nome dell’idolatrato progresso, si permisero di distruggere tutto quanto rifiutava di omologarsi al nuovo mondo». Questo breve saggio punta a riabilitare le ragioni storiche della resistenza popolare antirisorgimentale e le lotte delle tribù indiane, costruendo un mosaico che va dalle tecniche di guerriglia ad una selezione di pellicole cinematografiche politicamente scorrette, come Li chiamarono briganti di Pasquale Squitieri e Balla coi lupi di Kevin Costner.

Recensione apparsa sul Corriere del Mezzogiorno di domenica 15 luglio 2012

"Briganti e pellirosse" su www.barbadillo.it"


Le vite parallele di briganti e pellerossa,
in lotta per difendere la propria terra
La storia è attraversata da personaggi che hanno vite parallele – Plutarco ha scritto meraviglie in merito –, e popoli che vivono tragedie uguali magari a miglia di distanza. 
Gaetano Marabello, storico indipendente, nel suo ultimo libro ha ricostruito un parallelo fra il destino dei pellirosse, gli amerindi, e i briganti che nel Sud d’Italia fronteggiarono le truppe dei Savoia che occuparono il Mezzogiorno.
 Il libro Briganti e pellirosse (Capone editore, pagg. 144, euro 12) fa il punto su ciò che il destino storico ha riservato ai pellirosse e ai briganti. Già queste due parole sono definizioni dei vincitori con intenti di disprezzo e razzismo. I due popoli furono sottomessi, furono eliminate le loro tradizioni.
«In entrambi i casi – afferma Marabello – quel che maggiormente impressiona è il tentativo quasi scientifico d’annichilire l’atavico modus vivendi delle popolazioni locali, praticato dai nuovi arrivati. Operazione che, lungi dall’essere attuata attraverso l’integrazione e il rispetto, sfociò invece in sistematiche azioni di genocidio fisico e culturale».
 E i territori, l’America del Nord e il Regno di Napoli furono occupati militarmente. L’aggressione fu effettuata nel nome di grandi ideali moderni. In realtà lo scopo era una guerra espansionsitica, per occupare territori, senza dichiarare guerra e impossessarsi delle ricchezze locali. Un po’ quello che fanno gli Usa da alcuni decenni.
 Dal 1799, anno della nascita della Repubblica napoletana, al 1870, anno della Presa di Porta Pia, le operazioni di occupazione e annientamento dei popoli furono effettuate progressivamente sia nel Nord America che nel Sud Italia. I militari che occuparono i territori, spiega Marabello, in nome di uno pseudoprogresso, distrussero paesi, villaggi e coloro che resistevano venivano uccisi.
Fu una guerra di conquista che intendeva cancellare l’anima di un popolo attraverso l’imposizione di un nuovo modello di vita politico e sociale badando bene a cancellare il modello politico dei due popoli. Spossessare i popoli della propria cultura.
Marabello conosce molto bene queste storie e le pratiche di conquista dei territori e disegna i paralleli rintracciando episodi simili. E descrive il parallelo fra il destino di sei comandanti dell’esercito borbonico e delle tribù indiane.
 Ma la narrazione non trascura anche le donne, indiane e meridionali che scelsero di imbracciare il fucile e parteciparono a combattimenti. Interessante, anche la lettura sociologica dei mezzi di informazione degli invasori, fra cui l’uso strategico della fotografia, utilizzata per diffondere dei briganti e degli indiani un’immagine costruita secondo i dettami degli Usa e del Regno dei Savoia.

A cura di Matri

Link di riferimento:

venerdì 13 luglio 2012

Raffaele Nigro, "Ascoltate, signore e signori. Ballate banditesche del Settecento meridionale", con prefazione di Valentino Romano, Capone Editore 2012


Raffaele Nigro, Ascoltate, signore e signori. Ballate banditesche del Settecento meridionale, di Raffaele Nigro, con Prefazione di Valentino Romano








Pagine 200, € 16,00
ISBN: 9788883491665



IL LIBRO
Nell’era del cinema, della televisione e di Internet diventa uno sbiadito ricordo il cantastorie che, fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, girovagava per paesi e villaggi sperduti a raccontare storie d’amore e di violenza, fatti di cronaca nera e vicende brigantesche, dinanzi a piccole folle che, a bocca aperta e con gli occhi spalancati, stavano lì ad ascoltare.
È tradizione antica, quella del narrare per strada vicende, le più diverse, a volte vere, spesso verosimili, non di rado inventate di sana pianta, sempre, comunque, ammiccanti per suscitare curiosità in chi, dopo le fatiche quotidiane, amava ascoltare di fatti di sangue e d’amore, d’ingiustizie subite e vendette consumate con efferatezza.
Sui briganti, di storie, se ne sono raccontate un’infinità e, quasi tutte, tramandate, per secoli, di bocca in bocca, almeno sino a quando non sono comparsi i primi fogli a stampa che raccoglievano tutto ciò che i cantastorie recitavano sulle piazze e per strada...
Parte da qui il volume nel quale si raccolgono canti, strambotti, rapsodie, ballate sui briganti che, prima e dopo i Borbone di Napoli, hanno lasciato il segno nelle vicende del Mezzogiorno d’Italia.
Un libro dal quale non si può prescindere se si vuole comprendere meglio il nostro passato.

 L’AUTORE
Raffaele Nigro (Melfi, 1947), è caporedattore presso la sede Rai della Puglia. Oltre ad alcuni  testi teatrali portati in scena dal gruppo Abeliano e da Giorgio Albertazzi, ha pubblicato numerosi  saggi sulla letteratura del Mezzogiorno, romanzi e raccolte di racconti, tra cui I fuochi del Basento, (premi Supercampiello e Napoli, 1987), La baronessa dell’Olivento (1991), Ombre sull’Ofanto (premio Grinzane Cavour),  Adriatico, (1996), Diario mediterraneo (premio Cesare Pavese, 2002), Viaggio a Salamanca(2002), Malvarosa (premi Biella, Mondello, Flaiano, Selezione Campiello, 2005), Santa Maria delle Battaglie  e Fernanda e gli elefanti bianchi di Hemingway (2010). Tra le opere di saggistica ricordiamo Francesco Berni (1999), Burchiello e burleschi (2003) e Giustiziateli sul campo. Letteratura e banditismo da Robin  Hood ai giorni nostri (2007). Per il cinema ha scritto con Sergio Rubini la sceneggiatura del film Il Viaggio della sposa e con Cosimo D. Damato La luna del deserto.  I suoi romanzi sono tradotti in molte lingue.


Disponibile dal 20 luglio

Per acquistare l'e-book: http://digital.casalini.it/9788883491665

Estratto scaricabile gratuitamente

Lorenzo ed Enrico Capone, "Il Salento da Ostuni a Leuca. Dal mare all'entroterra delle province di Brindisi, Taranto e Lecce", Capone Editore 2012


Lorenzo ed Enrico Capone, Il Salento da Ostuni a Leuca. Dal mare all'entroterra delle province di Brindisi, Taranto e Lecce, Capone Editore 2012 


Pagine 160 € 12,00
ISBN: 978-88-8349-164-1




La pubblicazione accompagna il viaggiatore nel Salento storico, quello che per molti secoli è stato denominato Provincia di Terra d’Otranto che, bagnato a est dall’Adriatico e a ovest dallo Ionio, comprendeva la parte più meridionale della Puglia.

L’itinerario inizia da Ostuni, “la città bianca” per antonomasia. Subito dopo si descrive, sia pure sommariamente, il territorio circostante contrassegnato da un paesaggio fortemente antropizzato nel quale si alzano migliaia di costruzioni trulliformi tra vigneti, ciliegeti, mandorleti e uliveti.
Segue una veloce e puntuale informazione sui tesori della Valle d’Itria, di Alberobello e di Martina Franca.
Procedendo in direzione sud, si illustrano, poi, le bellezze paesaggistiche e quelle storico-artistiche delle città e dei principali centri, piccoli e grandi, delle attuali province di Brindisi, Taranto e Lecce. 
Particolare attenzione si riserva ai tanti preziosi monumenti sparsi in tutti gli angoli del territorio (cripte, siti archeologici, chiesette, masserie, castelli, ecc.) che fanno parte della millenaria storia di questo estremo lembo d’Italia, che, posto nel cuore del Mediterraneo, è stato attraversato per millenni da popoli dalle culture  più diverse.
Il viaggio si conclude nel basso Salento che, con  Punta Palascia, il luogo più orientale d’Italia, e il faro di Leuca, posto sulla punta più meridionale della penisola, segna quelli che per molti, in antico, erano i confini della Terra. 




















lunedì 18 giugno 2012

Angelo Panarese, "Storia del Regno di Napoli. Un confronto con Benedetto Croce", Capone Editore 2012




Angelo Panarese, Storia del Regno di Napoli. Un confronto con Benedetto Croce, Capone Editore 2012 


Pagine 168 € 13,00,
ISBN: 9788883491658



Il Libro
In questi ultimi anni c’è stata una rinascita e un interesse particolare del grande pubblico sui temi della storia del Mezzogiorno. 
Ciò è dipeso, dalla celebrazione dei centocinquanta anni dell’Unità d’Italia e dalla pubblicazione di molte opere che fanno un bilancio problematico e critico del come è avvenuta l’Unità d’Italia e di quanto il Mezzogiorno sia stato dipendente e subalterno al Nord nel processo di sviluppo. Senza dimenticare, inoltre, le stragi, e le violenze, perpetrate dall’esercito piemontese a Pontelandolfo e a Casalduni durante l’ultimo anno del governo di Francesco II, ed, infine, il Brigantaggio, che fu autentica guerra sociale, che si diffuse nel Mezzogiorno d’Italia dal 1861 al 1865. 
Tutti temi che hanno alimentato una maggiore conoscenza delle problematiche del Sud e una più profonda consapevolezza dei limiti storici del processo di unificazione italiana. È proprio per questa ragione che è opportuno rileggere criticamente la Storia del Regno di Napoli di Benedetto Croce, che ripercorre la vicenda storica del Mezzogiorno dal 1282, data dello scoppio della Guerra del Vespro, al 1861, momento della sua caduta definitiva. 
Ripartire da questa grande opera, significa, da una parte, assumere un atteggiamento critico rispetto a molte formulazioni crociane, dall’altra, fare i conti con il nucleo fondamentale della sua concezione.

L’Autore
Angelo Panarese, laureato in Lettere e Scienze Politiche, è insegnante di Scuola media superiore.
Sindaco della città di Alberobello dal 1994 al 2001, è autore di: La devianza minorile: il caso Puglia 1976-1986. Economia, Sociologia, Diritto (Bari,1988); Felicità e cittadinanza nella teoria politica di Aristotele (Manduria,1993); Dal riscatto feudale al riconoscimento di Alberobello come patrimonio dell’umanità (Alberobello, 2000); Filosofia e Stato (Lecce, 2005); I tre Poteri (Bari, 2008); Donne, giacobini e sanfedisti nella Rivoluzione napoletana del 1799 (Bari, 2011).