lunedì 4 agosto 2014

FERITE APERTE / / / Recensione apparsa su recensionilibri.org a firma di Krauss

Ferite aperte:

le tante cause del divario postunitario del Mezzogiorno


Una guerra tra ultimi, quella tra i comuni certamente poveri ma popolosi e quelli oggettivamente piccoli ma solo presumibilmente poveri. I primi erano quasi tutti nel Mezzogiorno e la miseria la conoscevano davvero. Quelli con meno di mille abitanti caratterizzavano il Nord, specie la Lombardia e la povertà spesso non li toccava più di tanto. In genere, anche i municipi del Centro e del Lazio avevano pochi abitanti, capitale a parte. Quello della guerra tra poveri – parliamo degli ultimi decenni del ’900 – è un nuovo profilo della querelle sempre attuale tra Nord e Mezzogiorno d’Italia.
Un nuovissimo saggio, proposto da una casa editrice salentina, la leccese Capone e da un ricercatore pugliese, Angelo Panarese, già sindaco di Alberobello, in provincia di Bari, ha il merito di fornire una prospettiva inedita tra i suoi svariati approcci alla questione meridionale.
È il divario dei finanziamenti pubblici post unitari che ha allargato il solco, mai più colmato, tra Centro-Settentrione e Sud, aggiungendosi alle cause classiche che pure vengono ampiamente trattate in questo volume: Ferite aperte. Il crollo del Regno delle Due Sicilie, Capone Editore, di Cavallino (Lecce), 176 pagine 13 euro.
Secondo un quadro riassuntivo, solo poche regioni ottennero grandi risorse in quell’Italia che stava diventando un grandissimo cantiere aperto. La spesa media nel quinquennio 1994-98 riconosce alla Lombardia 32,97 lire per abitante, al Piemonte 29,71, al Lazio addirittura 93 e ben 71 alla Liguria. Di contro, Basilicata e Abruzzo Molise non raggiunsero neanche 9 lire per ogni cittadino, Sicilia e Sardegna si fermarono a poco più di 19, Puglia 12,54, Calabria 11,26. In controtendenza la Campania, che sale a 33 lire per residente, più dei fondi ripartiti nell’area padono-veneta. Così le altre: Veneto 21, 90, Toscana 37,56, Emilia Romagna 20,78, Marche 17,59, Umbria 14,81.
Lo Stato italiano assunse funzioni imprenditoriali dirette e sollecitò attività pubbliche come mai in precedenza avevano fatto i tanti governanti preunitari, anche nel Nord austriacante. Due leggi furono fondamentali nell’approfondire il divario, quella del 1876 che appunto aiutava i comuni con una popolazione inferiore a mille abitanti e la “Coppini”, del 1886, che introducendo l’istruzione elementare obbligatoria a carico dei Comuni, stabiliva il concorso dello Stato solo a determinate condizioni. Nell’uno e nell’altro caso, i centri del Nord riuscirono a far interpretare la scarsità di popolazione a loro vantaggio, come indice di bisogno, nonostante i redditi medi più elevati. Quelli del Sud, generalmente molto popolosi ma realmente arretrati, restarono al palo. E non andò meglio nell’edilizia scolastica.
A questi fattori di ritardo endemico e ulteriormente ignorato da leggi che avrebbero voluto correggerlo ma furono efficaci esattamente al contrario, si associarono tantissimi altri, tra i quali Panarese mette in risalto i profili economici, che incisero sul sottosviluppo delle regioni meridionali accanto a quelli sociali e storico-militari del brigantaggio meridionale, ampiamente investigati. Più che nella “piemontesizzazione” forzata del Mezzogiorno, queste cause di ritardo derivano dall’affermazione di una scala di valori capitalistici internazionali che prese a caratterizzare l’economia europea proprio negli ultimi quarant’anni del 1800. Il Nord (la pianura padana, in particolare), recependo l’esigenza di una rapida industrializzazione, si inserì nella mini-globalizzazione che si realizzò in quell’epoca su scala europea. Il Mezzogiorno agrario non entrò invece nello scenario dell’economia continentale e ricevette un colpo di grazia dal protezionismo doganale che avrebbe dovuto tutelare le merci, ma che si rivelò fatalmente controproducente. Provocò da un lato la dipendenza totale dall’esterno per l’acquisto di prodotti industriali sempre più cari e indisponibili in loco, per la mancanza di aziende nel Sud. Dall’altro, l’aumento dei prezzi, conseguente anche all’imposizione di dazi finì per sottrarre mercati e competitività all’agricoltura meridionale. Che non si riprese.
Colpa del Nord? Certo. Governo unitario miope? Non c’è dubbio, ma la classe dirigente meridionale dell’epoca fu miope e ottusa, oltre che gattopardesca, come denunciato da Tomasi di Lampedusa, non certo da un nordista. Avrebbe dovuto fare autocritica e correre ai ripari per tempo, ma non lo fece. Il solco diventò più profondo e l’Europa si fece già allora più lontana.
Industrializzazione mancata, ritardata. Ignorata dagli stessi meridionali. Sarà un caso che a cavallo del ’900 le aziende e le imprese di molte città meridionali avevano ragioni sociali e proprietari stranieri? Cognomi svizzeri, inglesi, austriaci, francesi. Materia da approfondire, se non è stato già fatto.



Link che potrebbero interessare: Ferite aperte

lunedì 28 luglio 2014

COMPARE, MI VENDI UNA SCARPA? /// È disponibile “Compare, mi vendi una scarpa? Luoghi, vicende e volti di un cantastorie salentino” di Rocco Boccadamo



Rocco Boccadamo, Compare, mi vendi una scarpa? Luoghi, vicende e volti di un cantastorie salentino, con Prefazione di Maurizio Nocera e Postifazione di Antonio Errico, Capone Editore 2014








Pagine 144, € 10,00





IL LIBRO
Rocco Boccadamo racconta, narra, interviene, mettendo in mostra senza infingimenti la propria nostalgia dei tempi, dei luoghi e delle persone vissuti senza rancore, senza tormento, anzi, al contrario, il suo nostos e il suo algos sono una plateale manifestazione del proprio Sé colmo di stupore e di bellezza, un Sé coscientemente sobrio incuneato in un delicato e fascinoso racconto storico spesso autobiografico. (dalla Prefazione di Maurizio Nocera)

Rocco Boccadamo, narrando, fabbrica cornici dentro le quali personaggi, luoghi, storie, si ritrovano in una tessitura coerente, compatta.
Racconta non per evocare ma per rigenerare. La memoria si fa presenza. L’io che narra si sdoppia e si riguarda, ed è in questo gesto del riguardarsi, in questa condizione del rispecchiamento, che si verifica il ritorno del passato.  (dalla Postfazione di Antonio Errico)


L’AUTORE
Rocco BOCCADAMO,  è nato a Marittima e vive a Lecce.
Già dirigente bancario, dal marzo 2009 è iscritto, come pubblicista, all’Albo nazionale dei giornalisti.
Ha dato alle stampe i volumi Volare in alto (2004), Il geco e la coccinella (2005), Ad una Lei (2006), Luminosa stella (2007), Io sono chi (2008), Il barbiere di Natale (2008), Il cavamonti sognatore (2009), Righe fuori schema (2010), Quell’antico suonatore d’organo (2011), Quando il gallo cantava la mattina (2012) e “Una matinée” al Santalucia (2013).
Collabora a quotidiani on line e cartacei e a periodici e siti web di cultura salentina.

lunedì 7 luglio 2014

ALBA MEDEA, GLI AFFRESCHI DELLE CRIPTE EREMITICHE PUGLIESI /// Recensione a firma di Dino Levante apparsa su "La Gazzetta del Mezzogiorno" di Giovedì 3 luglio 2014


LETTURE & LETTURE IL LIBRO PUBBLICATO DA CAPONE QUALE UTILE GUIDA
PER CONOSCERE MEGLIO ARTE E STORIA
Fascinoso viaggio nelle cripte bizantine
della Terra d’Otranto
Un itinerario disegnato dalla studiosa Alba Medea

di Dino Levante

Clicca sull'immagine per ingrandire
Libri sotto l’ombrellone, belle letture ma anche guide per conoscere meglio il Salento, come andando per grotte bizantine. La ricercatrice di origine lombarda Alba Medea, dopo il suo studio fondamentale, condotto nel corso del 1934, gli affreschi delle cripte pugliesi non avevano mai trovato un’analisi così estesa ed esauriente. Di ogni grotta l’autrice fornisce una precisa descrizione, indicandone la denominazione, la località, lo stato di proprietà, di custodia e d’uso, la planimetria, l’interpretazione delle pitture murarie e delle iscrizioni ancora visibili; spesso riproduce la pianta iconografica e la relativa bibliografia con l’indicazione della iconografia fotografica (se c’è) e col suggerimento pratico di ciò che possa farsi per la riproduzione degli affreschi e la conservazione dell’insediamento. In alcuni casi la studiosa paragona le scene dipinte e i testi della Sacra Scrittura con corrispondenze tra i testi patristici e l’esegesi medievale, passando poi ad un’analisi stilistica e a datare le pitture con una buona approssimazione.
Il lavoro di Alba Medea, scoperto dall’orientalista e bibliotecario dell’Accademia dei Lincei, il salentino Giuseppe Gabrieli nel 1936, è stato pubblicato nel volume «Gli affreschi delle cripte eremitiche pugliesi» (Capone Editore, 270 pagine, 25 euro), con presentazione di Antonio Ventura. Essenziali i contributi per approfondire le ricerche sulla realtà salentina leccese con le cripte di: Borgagne (interrata; San Nicola); Botrugno (Assunta); Carpignano (Sante Marina e Cristina o della Madonna delle Grazie; presso la masseria Tafuro); Casarano (Crocefisso o di Santa Costantina); Castrignano; Galatina; Gallipoli (abbazia di San Mauro; San Salvatore); Giurdignano (San Salvatore; grotte eremitiche). E il viaggio prosegue con Melendugno (San Niceta; San Cristoforo); Minervino; Muro Leccese (Santa Marina; San Salvatore); Nociglia (Madonna degli Idri); Ortelle (Madonna delle Grotte; San Vito e Santa Marina); Otranto (Sant’Angelo; San Nicola); Palmariggi (Monte Vergine); Parabita (Madonna della Cultura; Cirlicì; Sant’Eleuterio; Madonna del Carotto; S. Marina); Patù (La Centopietre); Poggiardo (Santa Maria); Ruffano (Carmine); Sanarica (Santo Lai). Infine, tappe a San Cassiano (Madonna della Consolazione); Sant’Eufemia (Madonna del Gonfalone); Serrano (Madonna di Cirimanna o Celimanna); Surano; Ugento (Crocifisso); Uggiano La Chiesa (Sant’Elena); Vaste (Santi Stefani); Veglie (Favana o Furana).
L’importante iniziativa editoriale mette nuovamente a disposizione, di studiosi e curiosi turisti, uno strumento indispensabile per la conoscenza di un patrimonio artistico tanto interessante, ristampando l’opera di Alba Medea edita nel 1939. Una prima ricerca condotta in maniera organica sui singolari monumenti della Puglia meridionale, ricca di documentazione sulle decorazioni delle absidi, dei pilastri, delle pareti laterali, degli archi e dei soffitti. Simboli di devozione dei fedeli, nostri antichi antenati. E sarà bello ripercorrere quegli itinerari, artistici e religiosi, con lo sguardo rivolto al passato, ma poi non tanto lontano.



martedì 24 giugno 2014

SARDEGNA. L'ISOLA DEI NURAGHI / / / Recensione a firma di Nicola De Paulis apparsa su Nuovo Quotidiano di Puglia di lunedì 25 giugno 214


I segreti del passato
Viaggio in Sardegna con Pierluigi Montalbano
in un libro pubblicato da Capone Editore

NURAGHI,
LASTORIAEISUOIMISTERI

di Nicola De Paulis

Quando in Italia si parla dei tesori della storia non si può non parlare anche dei nuraghi, costruzioni megalitiche che si trovano solo in Sardegna, simbolo arcaico di quella terra. Il nuraghe non ha precedenti, né somiglianze. È alto, possente, costruito con grandi blocchi poligonali, a più piani, con corridoi e coperture a ogiva. In Sardegna ce ne sono circa ottomila, alcuni in stato di conservazione sorprendente, mentre altri sono in stato di assoluto abbandono. Per saperne di più, chi programma una vacanza nell’isola, può far riferimento al nuovamente distribuito volume “Sardegna”, pubblicato dalla casa editrice salentina Capone. A firmare il saggio è Pierluigi Montalbano, studioso di paleostoria che insegna storia antica a Cagliari e che collabora con una equipe internazionale su temi riguardanti la navigazione antica, i relitti sommersi del Bronzo e del Ferro e i commerci fra oriente e occidente mediterraneo.
clicca sull'immagine per ingrandire
Il testo, utile anche per gli studiosi e gli appassionati, va indietro nel tempo e prepara in qualche modo il lettore alla comparsa dei nuraghi sull’isola confrontando le varie espressioni delle civiltà megalitiche del mediterraneo: cretese, micenea, della Corsica, delle Baleari.
Ma entriamo nei dettagli con un paio di eloquenti esempi.
Messo in luce nella prima metà del Novecento e patrimonio Unesco dal 1997, il nuraghe “Su Nuraxi” di Barumini, per esempio (nella provincia del Medio Campidano e quindi nella regione storica della Marmilla), risale al XIV secolo a.C. e presenta un bastione di quattro torri angolari più una centrale, presso il quale si sviluppò, a partire dall’Età del Ferro (X-VI secolo a.C.), un vasto villaggio che ebbe vita fino ad epoca punica (VI- III secolo a.C.) e poi romana. Insieme al nuraghe “Su Mulinu” di Villanovafranca, situato nella stessa zona, databile come origine al XVI secolo a.C., si colloca oggi fra i monumenti nuragici più significativi e importanti della Sardegna.
Il nuraghe “Su Nuraxi” si raggiunge facilmente da Cagliari lungo la strada statale 131. Fu il primo ad essere scavato con criteri scientifici negli anni Cinquanta. In quell’occasione vennero alla luce resti di utensili, armi, vasellame e oggetti ornamentali. Mille anni prima di Cristo, intorno al monumento sorgeva un villaggio di capanne a base circolare con tetti conici in legno e frasche. Tra le capanne si ritrovava quella del capo, più grande ed articolata, e quella per le assemblee, nella quale sono stati ritrovati simboli delle divinità adorate. Altri ambienti fungevano da officine, cucine, e centri di lavorazione di prodotti agricoli.
Il villaggio si sviluppò ulteriormente nell’Età del Ferro (IX secolo a.C.) con un tentativo di organizzazione urbanistica. In seguito, verso il VII secolo a.C. il complesso fu distrutto, abbandonato, ed utilizzato in età punica, romana e bizantina, a scopo insediativo funerario e sacro. In questo, circa la sua funzione, il nuraghe “Su Nuraxi” si caratterizza come un centro fortificato, a presidio di un villaggio-comunità, dell’età del Bronzo, probabilmente pastorale, che rivela già una sua organizzazione civile e religiosa.
Anche il nuraghe “Su Mulinu” di Villanovafranca si raggiunge attraverso la strada statale 131. In base a recenti indagini condotte dalla Soprintendenza per i Beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano, “Su Mulinu” ha dimostrato una continuità abitativa di oltre 2.500 anni, dal Bronzo Medio (XVI secolo a.C. ) fino all’età alto medioevale (XI secolo d.C.).
I nuraghi sardi, sono attualmente all’attenzione di un grande progetto internazionale di valorizzazione del patrimonio storico, archeologico ed artistico denominato “Accessit” che comprende le regioni Liguria, Toscana, Sardegna e Corsica, con l’obbiettivo di creare un Grande Itinerario Tirrenico (Git). 

mercoledì 11 giugno 2014

FERITE APERTE /// È disponibile "Ferite aperte. Il crollo del Regno delle Due Sicilie", di Angelo Panarese


Angelo Panarese
Ferite aperte.
Il crollo del Regno
delle Due Sicilie















Il saggio affronta con un approccio revisionista ed antideologico il tema della “crisi” del Mezzogiorno dal 1858-59 al 1887: dal “crollo” del regime borbonico all’avanzata garibaldina al Sud e alla costruzione dell’Unità d’Italia. Accanto agli aspetti più propriamente politici della storia risorgimentale, nella seconda parte del saggio si analizzano, in maniera particolare, le problematiche della formazione del mercato capitalistico unitario, la nascita della “questione meridionale”, il vivace dibattito sul brigantaggio che si svolge alla Camera dei Deputati, il ruolo, in quell’epoca, del Banco delle Due Sicilie come strumento di sviluppo dell’economia del Mezzogiorno.
È il tentativo di costruire una controstoria realistica dei problemi post-unitari, lontana dalla visione retorica e fuorviante di molta parte della storiografia nazionale, per dare del Sud una rappresentazione più veritiera ed oggettiva.

ANGELOPANARESE, laureato in Lettere e Scienze Politiche, Dottore di ricerca e collaboratore dell’Istituto di filosofia politica dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari, è docente di Scuola media superiore. Sindaco della città di Alberobello dal 1994 al 2001, è autore dei seguenti volumi: La devianza minorile: il caso Puglia 1976-86. Economia, Sociologia, Diritto (Bari 1988); Felicità e cittadinanza nella teoria politica di Aristotele (Manduria 1993); Dal riscatto feudale al riconoscimento di Alberobello come patrimonio dell’umanità (Alberobello 2000); Filosofia e Stato (Lecce 2005); I tre Poteri (Bari 2008); Donne, Giacobini e sanfedisti nella rivoluzione napoletana (Bari 2011); Storia del Regno di Napoli. Un confronto con Benedetto Croce (Lecce 2012); Il Mezzogiorno nel Settecento tra riforme e rivoluzione (Bari 2013).

Pagine 176, € 13,00 - ISBN: 978-88-8349-189-4

Lecce, 24/06/2014

martedì 10 giugno 2014

LE COSTE DEL SALENTO /// È disponibile "Le coste del Salento. Il mare, il paesaggio, la natura", di Enrico Capone


Enrico Capone

Le coste del Salento

Il mare, il paesaggio, la natura







Un affascinante viaggio lungo le coste del Salento leccese tra basse scogliere e bianchi arenili bagnati da un mare turchino, un paesaggio ricco di luce e di colori e un cielo azzurro che lascia a bocca aperta quanti arrivano da queste parti.

E poi la ricchezza monumentale: i porti (Otranto, la bianca Leuca, Gallipoli), dove approdarono le prime e più antiche popolazioni provenienti dall’Illiria e dalla Grecia e da dove partirono per l’Oriente legioni di soldati e pellegrini alla conquista di terre lontane; e le torri, le mura e i castelli, nei quali si rinserravano le popolazioni locali nel tentativo di sfuggire agli assalti pirateschi.
 Dall’Adriatico allo Ionio, partendo da Casalabate a nord-est del capoluogo e arrivando a Torre Lapillo a nord-ovest, con quattro itinerari, scanditi tutti da cartine molto puntuali, la guida racconta tutta la costa indicando se sabbiosa o rocciosa, consigliando al turista le spiagge più belle, come raggiungerle con facilità e, soprattutto, quando è consigliabile fare il bagno sulla base dello spirare dei venti.








160 pagine, interamente a colori (oltre 260 immagini), con cartina turistica e quattro itinerari, euro 9,00
ISBN: 978-88-8349-188-7

Clicca Le coste del Salento per scaricare un'anteprima

Per acquistare l'e-book: http://digital.casalini.it/9788883491887




domenica 8 giugno 2014

"LO SCRIVO IO" / / / Intervista a firma di Giuseppe Pascali apparsa su "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 13 maggio 2014


L'editore Lorenzo Capone
premierà dodici studenti

di Giuseppe Pascali

Clicca sull'immagine per ingrandire
Dalla cartografia storica alle guide turistiche all’etnomusicologia.
Un panorama di sapere e di buone letture quello offerto dal catalogo di Capone Editore, la casa editrice con sede sulla provinciale Lecce-Cavallino dai cui tipi ogni anno escono alcuni dei migliori libri d’Italia e che, anche in questa edizione, torna ad essere al fianco del Concorso «Lo scrivo io».
Una presenza ormai istituzionale quella di Capone Editore, presente sin dalla prima edizione dell’iniziativa siglata da «La Gazzetta del Mezzogiorno» (cioè da ben diciotto anni), ribadita anche questa volta con dodici ricchi pacchi libro.
«Siamo convinti che leggere, scrivere e parlare sono tre aspetti di un processo, quello comunicativo, che oggi più di prima riveste un ruolo fondamentale per la nostra società», spiega il dottor Lorenzo Capone, editore e giornalista e conoscitore del mondo dei giovani per essere stato insegnante di Lettere.
«Se a questo - prosegue il fondatore dell’omonima Casa editrice - si aggiunge che non si può scrivere senza aver letto e analizzato, discusso, verificato le informazioni recuperate, si comprende ancora meglio come non si possa non essere vicini allo spirito dell’iniziativa. Noi siamo una casa
editrice che crede in questi progetti e nelle potenzialità comunicative di ogni giovane studente». La Capone Editore, fondata nel 1980, pubblica libri legati alla storia del Mezzogiorno e all’area mediterranea, riservando notevole spazio alla pubblicazione di volumi di storia antica, archeologia, cartografia e ai rapporti tra l’Italia e le civiltà mediorientali.
Notevole in questi ultimi anni l’attenzione riservata alla pubblicazione di guide turistiche in lingua italiana e straniera su molte città e significativi monumenti storico-artistici della Puglia e dell’Italia centro-mer i d i o n a l e.
Tra le novità la ristampa anastatica del volume di Alba Medea, «Gli affreschi delle cripte eremitiche pugliesi» (tomo I), un libro pubblicato per la prima volta nel 1939, e «Viaggio nel Salento magico» di Federico Capone, dove si racconta di folletti e streghe, di fate, orchi e sirene, del venefico morso della tarantola, di fatti di vita quotidiana, di usi, di costumi e di superstizioni, con fiabe e
f i l a s t ro c ch e.
«Scrivere, come parlare, non è cosa semplice – aggiunge il dottor Capone - I ragazzi, per imparare, devono essere stimolati a queste attività fin da giovane età. Così come per la lettura: io credo che non ci siano libri “c at t iv i ”, ma ogni libro ha un proprio valore ed è portatore di un messaggio.
Se così non fosse non avrebbe senso scriverlo e nessun altro senso leggerlo».