mercoledì 29 dicembre 2010

Novità in libreria. Storie di Terre di Sole di Silvano Trevisani



È disponibile in libreria l’ultima pubblicazione di Silvano Trevisani, Storie di terre di Sole, Capone Editore, Lecce 2010


IL LIBRO

Storie di Terre di sole. Misteri, malombre e prodigi nei racconti popolari del Sud è la riproposizione, rivista, ampliata e modificata per una maggiore completezza narrativa, di una raccolta di testi apparsa nel 1987 introdotta da Donato Valli.

I racconti popolari, è convinzione dell’autore, rappresentano uno degli itinerari alla riscoperta di quel grande patrimonio di memorie, avvenimenti, credenze, princìpi che hanno percorso la vita delle generazioni che ci hanno preceduto.

Partendo da questa convinzione, l’autore tira fuori un bel volume che “nella struttura narrativa- avverte nella premessa - si muove su due binari: il fil rouge, rappresentato dalla vicenda di un ragazzo, Tommaso, costretto a emigrare agli inizi degli anni Sessanta, epigono di una lunga schiera di emigranti, insieme alla famiglia, e i racconti che rappresentano, per lui, il legame emozionale con la terra in cui ha lasciato gli affetti e gli amici”.

Tommaso rappresenta e interpreta le emozioni di un giovane del Sud costretto a interrompere il rapporto con le sue radici, che sono parte integrante del suo essere, e lo fa raccogliendo i racconti che, con il loro portato immaginifico, sono un patrimonio spirituale che identifica ed esprime le tensioni, i sogni, le paure che legano passato e futuro.

I racconti popolari, a differenza delle fiabe, fanno espresso riferimento ad avvenimenti accreditati come realmente accaduti. Quelli proposti sono stati selezionati tra i più suggestivi tramandati dalle comunità del Sud e, in maniera più specifica, della Puglia.

L’AUTORE
Giornalista professionista, Silvano Trevisani, laureato in filosofia, è redattore capo e responsabile dei servizi culturali del “Corriere del giorno”.

Ha all’attivo numerose pubblicazioni di narrativa, di poesia e di saggistica.

Per la Capone Editore ha pubblicato due edizioni della Guida di Taranto (1995 e 2008), Viaggio nella Puglia archeologica (2001), Borboni e briganti (2002), La Puglia dei Santi. I luoghi di culto, i riti, i monumenti (2006), 50 anni di impegno sociale. Enzo Giase sindacalista del Sud (2009).

sabato 27 novembre 2010

NOVITÀ: "Splendida Lecce" di Mario De Marco - disponibile dal 1 dicembre 2010

Capone Editore
Mario De Marco, Splendida Lecce

Disponibile dal primo dicembre



Il libro: La storia e le bellezze artistiche e architettoniche, narrate con agile sintesi, sostanziano questo volume, ricco di immagini che vieppiù documentano gli aspetti caratteristici della città, di una Splendida Lecce da tutti riconosciuta ineguagliabile per i suoi tanti monumenti civili e religiosi, ove nei secoli diverse civiltà (romana, medioevale, rinascimentale, barocca, rococò, neo-classica e liberty) hanno lasciato traccia indelebile.

Ancora una volta Mario De Marco, coniugando il rigore scientifico della ricerca con l'intento divulgativo, ha reso accattivante la lettura del testo, realizzato con metodo pluridisciplinare ed esposto con immediatezza linguistica, avendo inoltre saputo collegare le vicende leccesi con quelle più ampie della provincia, della regione e d'Italia.

Un altro contributo, quindi, per conoscere ed amare una città inequivocabilmente splendida, ricca di storia, di arte e di civiltà.

L'Autore: Nato a Novoli (Le) il 30 aprile del 1946, Mario De Marco risiede a Lecce da oltre cinquant'anni.

Laureato in Filosofia, ha insegnato Filosofia e Storia nei Licei Classici.

Giornalista pubblicista, ha diretto le riviste "Rassegna salentina", "Artigianarte", "Presenza e memoria" e "Lu Lampiune". Ha collaborato e collabora con diversi giornali e riviste.

Noto critico d'arte, ha pubblicato vari saggi filosofici, dedicati, tra gli altri, a Platone, Aristotele, Jacopo Zabarella, Ortega y Gasset, Francesco Scarpa. Kierkegaard e Nietzsche. La sua produzione più nota riguarda gli studi storici inerenti le vicende pugliesi, salentine e leccesi in particolare, a cui ha dedicato numerosi volumi.

Ha curato le riedizioni delle opere di Peregrino Scardino, Luigi Maggiulli, Martin Shaw Briggs e Giulio Cesare Infantino.


Caratteristiche tecniche:

Mario De Marco, Splendida Lecce, Capone Editore, Lecce 2010.
Formato 21x29,7 cm circa, interamente a colori, cartonato con sovraccoperta, pagine 112, € 30,00. Isbn: 978-88-8349-137-5.

Per info e prenotazioni: Email: caponeeditore@libero.it info@caponeditore.it

Tel e fax: 0832611877
Online: www.caponeditore.blogspot.com www.myspace.com/caponeditore
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lunedì 8 novembre 2010

"Sud. Storie di lazzari, sanfedisti, briganti e separatisti" di Orazio Ferrara

Orazio Ferrara
Sud
Storie di lazzari, sanfedisti, briganti e separatisti

prefazione di Valentino Romano

L'AUTORE Orazio Ferrara (1948), nato a Pantelleria (Tp), vive a Sarno in provincia di Salerno. Già responsabile della Biblioteca Comunale della Città di Sarno, scrittore e saggista ha pubblicato numerosi libri, tra i quali Parole sudiste, d'amore e altre ancora (1978), Arcaiche radici e diafane presenze (1995), Viva 'o Rre. Episodi dimenticati della borbonica guerra per bande (1997, vincitore 2° posto saggistica politica del Premio Internazionale Letterario Tito Casini di Firenze Ed. 1997), Il Celeste Patrono della Gente di Mare. San Francesco da Paola (1997), Solo Coraggio. Storie di italiani in guerra (2009).

Collabora a diverse riviste a diffusione nazionale quali "L'Alfiere", "Due Sicilie", "Storia in Rete", "Agorà", "Storia del Novecento", "Eserciti nella Storia", "Aerei nella Storia", "2a Guerra Mondiale / Battaglie uomini e mezzi", "Santini & Similia", "Cronache medievali".

***

IL LIBRO La tormentata storia del Sud negli ultimi due secoli, rivisitata attraverso episodi-simbolo dimenticati, o peggio manipolati, dalla storiografia ufficiale. Dagli intrepidi lazzari napoletani che rifiutarono una "repubblica" imposta sulla punta delle baionette francesi, alla lunga marcia della "guerra di liberazione" del cardinal Ruffo, alla romantica e tragica figura del Sergente Romano capobanda legittimista in terra di Puglia. Dai separatisti dell'EVIS in difesa della "sicilianità", alla rivolta di Reggio Calabria contro il "sistema" del malgoverno e dell'emigrazione. Insomma storie controcorrente di lazzari, sanfedisti, legittimisti, separatisti e boiachimolla, nomi diversi in momenti diversi, ma sempre di meridionali pervasi da quell'ansia ancestrale di salvaguardare la propria specificità, le proprie radici, pur nel solco della più grande Nazione italiana di cui si sentivano comunque parte. Ma gli eredi di chi si è "piccato" di fare l'Italia in un certo modo hanno condannato, senza appello, quei meridionali e le loro storie alla damnatio memoriae collettiva. Fin quando non sarà rimosso questo autentico macigno culturale e quindi non si avrà una storia nazionale condivisa, sarà sempre insincero il "fratelli d'Italia".

Alla rimozione di questo macigno il libro vuole dare un contributo.

§

LA COLLANA Carte scoperte, storie e controstorie ripropone testi storici e opere di narrativa; ospita saggi canonici e in controtendenza; accoglie approfondimenti, sfumature e ipotesi alternative; dà voce ad episodi e personaggi locali, nella convinzione che la Storia "maggiore" altro non sia se non l'insieme e il prodotto di tante storie "minori".

Nella stessa collana:

Gianni Custodero, Il mistero del brigante
Alexandre Dumas, Cento anni di brigantaggio nelle province meridionali d'Italia
Valentino Romano, Nacquero contadini, morirono briganti

Indice dell'opera
I Lazzari e la difesa della Napoletanità; Le tre giornate di Napoli del 1799; L'insorgenza in una cittadina del Principato Citra; L'insorgenza di Lauro e del suo Vallo; La lunga marcia del cardinale Ruffo; …e Sant'Antonio bastonò San Gennaro; Il Sergente Romano. Un capobanda legittimista in terra di Puglia; La Sicilia nel Vento del Sud; Formidabili quei giorni per Reggio Capoluogo.

Info: 0832611877 (tel. e fax)
Mail to: info@caponeditore.it
Online: www.caponeditore.blogspot.com

Sud.Storie di lazzari, sanfedisti, briganti e separatisti (Capone Editore)
prefazione di Valentino Romano

È disponibile il volume di Orazio Ferrara, Sud. Storie di lazzari, sanfedisti, briganti e separatisti, con prefazione di Valentino Romano, Capone Editore, Lecce 2010.

F.to 15x21, Pag 160, € 12,00. ISBN: 978-88-8349-136-8

mercoledì 3 novembre 2010

"Puglia archeologica" di Lorenzo Capone



Sin dalla notte dei tempi l’uomo ha lasciato notevoli segni in Puglia.
Dalle orme di elefanti presenti sulle Murge e sul Gargano all’”uomo di Altamura” e alla “donna di Ostuni” col feto in grembo, dai manufatti del Paleolitico delle grotte Romanelli e Paglicci alle pitture parietali e ai materiali del Neolitico della grotta dei Cervi fino ai numerosi monumenti megalitici, tutto è dimostrazione di come sia molto antica la nostra storia.
E tutto questo prima dell’arrivo delle popolazioni dell’altra sponda, che frequentarono la Puglia sin dal XIII sec. a. C. e che, poi, stanziatesi in tempi più recenti, diedero vita alla Daunia, alla Peucezia e alla Messapia (realtà geopolitiche che non permisero ai coloni greci di fondare città, se si esclude la polis di Taranto) e dei Romani che, nel III sec. a. C., con la loro potente macchina da guerra, conquistarono tutta la Puglia.
Con chiarezza di linguaggio, lontano dai tecnicismi, in modo semplice ed immediato, l’autore, utilizzando le fonti letterarie e i risultati delle indagini archeologiche, accompagnandosi ad un ricco apparato fotografico da lui stesso realizzato, racconta la regione dalla preistoria alla presenza romana.

Puglia archeologica, Lorenzo Capone - 2008, 136 pagine, €20,00

martedì 26 ottobre 2010

"Incantevole Salento" di Lorenzo Capone

Paesi immersi nel verde degli ulivi secolari, della vite e, un tempo, anche del tabacco; borghi lindi, con case basse e ariose, stradine dei centri storici strette e tortuose, lungo le quali si aprono le curti, si alzano le case a torre, si affacciano palazzotti di raffinata eleganza ma anche, soprattutto nelle piazze, chiese e castelli grandi ed imponenti nei quali si conservano non di rado pezzi significativi della storia del Salento: questo è ciò che salta subito agli occhi sfogliando il volume.

Se poi si ha il piacere di approfondire, ben altro vien fuori: il paesaggio interno e costiero ricco di colori, punteggiato spesso da torri e cappelle; i numerosi siti di interesse archeologico che danno il senso dell'antichitàà di questa terra attraversata in lungo e in largo dalle popolazioni piùù diverse sin dalla preistoria; la varietàà degli stili architettonici che, anche essi, sono un segno rilevante del nostro passato.

Una provincia, il Salento, incantevole, con l'incantevole Lecce che dell'intero territorio èè l'anima e il cuore.

mercoledì 20 ottobre 2010

Quei contadini divenuti "briganti"

da LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO di Martedì 12 Ottobre

STORIA Uno spaccato del Mezzogiorno

Testo di Valentino Romano per capire come nacque l'Unità d'Italia. Postfazione di Monica Mazzitelli


Quei contadini divenuti "briganti".
Furono eroi tragici, avventurieri, soldati, vittime, giudici e carnefici.
di Gloria Indennitate

Il 'brigantaggio' fu una forma d'insurrezione politica e sociale sorta nel Mezzogiorno italiano durante il processo di unificazione dell'Italia e il primo decennio del Regno. Gli autori della resistenza erano infatti definiti, in senso dispregiativo, briganti, dai sabaudi. Secondo alcune correnti di pensiero che prendono in considerazione l'entità degli schieramenti tra loro contrapposti all'interno del nuovo Stato italiano, viene vista come una sorta di guerra civile quella che fu allora combattuta. Un'ipotesi, comunque, monto controversa.
Il titolo del libro Nacquero contadini, morirono briganti di Valentoni Romano (Capone Editore, 142 pagine, 10 euro) la dice tutta su chi erano e cosa erano i briganti. L'autore è da anni impegnato nello studio del ribellismo contadino e dalla storia del Sud. E val la pena riflettere che per comrpendere con cognizione di causa e con pienezza il brigantaggio post-unitario meridionale, liberandolo da ogni fumosità ideologica, occorre immergersi nel mondo rurale che ne è il substrato culturale e sociale. Le storie consegnate da Romano ai lettori aprono uno spaccato originale, spesso inedito e insolito, su questo mondo nel quale convivono e si scontrano tutti insieme cafoni e gentiluomini, idealisti e profittatori, eroi tragici, avventurieri di sempre, briganti e soldati, vittime e carnefici, giudici e giudicati, carnefici e condannati, clero avido e monarchia intrigante. Sono ombre di un Sud, palco di speranze, di illusioni e di delusioni sul quale, dopo la dissoluzione del Regno delle Due Sicilie, va in scena la nuova Italia.
Il libro con una certosina raccolta di indicazioni bibliografiche e un'attenta calibratura dei passaggi e momenti storici che si concretizza in uno stile elegante e coinvolgente, racconta di semplici e umili contadini le cui vicende aiutano a capire il brigantaggio postunitario e la vera storia dell'Unità d'Italia.
Monica Mazzitelli - scrittrice, filmmaker, fondatrice e coordinatrice del gruppo de "iQuindici", lettori volontari della Wu Ming Foundation - scrive in appendice al volume: "Briganti li chiamiamo, come oggi chiamiamo altra gente 'clandestini': nomi comodi per allontanare da noi, di uno o cento passi, il desiderio disperato di sopravvivenza, o se possibile di una vita dignitosa, una vita senza troppe paure, a cui ci si possa un pochino aggrappare. In queste pagine ci sono dolore e leggerezza insieme, crudeltà e amore: c'è umanità e disumanità come antinomia della stessa essenza: quella della realtà fatta di carne, delle sue pulsioni. C'è la sottomissione delle donne, spesso vendute, il sopruso sul povero, la vendetta sul ricco, la furbizia che si ritorce contro chi crede di poter strappare un salvacondotto alla fortuna".
Dedicato a chi ama la Storia del Mezzogiorno d'Italia.

venerdì 15 ottobre 2010

Rossella Barletta a Cibus Mazzini (Lecce). Presentazione Venerdì 15 Ottobre 2010 alle 19.30

Arcadia Lecce e Cibus Mazzini
presentano

Architettura contadina del Salento. Muretti a secco e pagghiari di Rossella Barletta (Capone editore)

Venerdì 15 ottobre 2010 h.19,30
Presso Cibus Mazzini via Lamarmora 4 a Lecce

Presenterà l’autrice Valentino De Luca.
Interverrà Enrico Capone

Per i tipi di Capone Editore è stato di recente pubblicato un saggio scritto da Rossella Barletta dal titolo “Architettura contadina del Salento. Muretti a secco e pagghiari”. Un testo che con un approccio scientifico e rigoroso ma dal taglio prettamente divulgativo affronta uno dei temi più interessanti legato al paesaggio del Salento. Il testo è dedicato ai due elementi architettonici che accomunano la nostra terra: i muretti a secco e i “pagghiari”. Entrambe le architetture nascono da un’esigenza del territorio, quella di utilizzare la materia a disposizione, la pietra calcarea, come elemento architettonico abitativo e delimitativo. I “pagghiari”, anticamente utilizzati come abitazioni, forni, depositi, costituivano i centri propulsori delle campagne dell’antichità. I muretti a secco, oggi più che mai frutto di una rivalutazione, venivano costruiti con una tecnica che permetteva di ‘incastonare’ pietra su pietra, per ottenere un duplice effetto, pratico nella durata e di sicuro impatto estetico. Rossella Barletta ripercorre la storia delle architetture rurali salentine, grazie a una disamina della quale colpiscono la precisione metodologica oltre che la ricchezza dei particolari e del glossario che via via va costituendosi, quasi un dizionario per immagini e parole nel quale si colgono gli strumenti e gli oggetti, dalla ‘chiesura’ fino agli strumenti utilizzati per assemblare i pagghiari. Ogni capitolo del libro è dedicato all’approfondimento di un elemento architettonico. L’opera della Barletta presenta un’utilità documentale e al tempo stesso storica; non trascurabile il fatto che con quest’opera ci si possa collegare all’attuale recupero dell’antica tradizione architettonica salentina, complice il sostegno della Scuola Edile della Provincia di Lecce, la quale cura dei corsi volti all’apprendimento di queste tecniche di costruzione. È presente anche una sezione dedicata ai pagghiari più rappresentativi del territorio. Questo lavoro di Rossella Barletta, insieme alla “Guida pratica ai Trappeti sotterranei del Salento”, costituisce solo una delle bussole indispensabili per orientarci nella storia dei nostri luoghi attraverso la storia della nostra architettura rurale. A oggi mancava, per esaustività e competenza, una guida simile, capace di descrivere con semplicità e completezza questi ‘silenti’ accompagnatori delle visioni paesaggistiche dell’entroterra costiero. (Luciano Pagano)

Architettura contadina del Salento. Muretti a secco e pagghiari – di Rossella Barletta (Capone Editore, 100 pagine, 8 euro)

martedì 12 ottobre 2010

"Mirabile Mediterraneo nella cartografia al tempo degli ottomani. Coste e città 'disegnate' dall'ammiraglio Reis" di Gloria Indennitate

"Mirabile Mediterraneo nella cartografia al tempo degli ottomani. Coste e città 'disegnate' dall'ammiraglio Reis"
Gloria Indennitate su "La Gazzetta del Mezzogiorno" di Martedì 12 Ottobre 2010

Viaggio sulle coste del Mare nostrum ai tempi degli ottomani. Siamo nel XVI secolo e l'ammiraglio Hadji Muhyieddin Piri Ibn Hajji Mehmed, noto come Piri Reìs, (nato a Gallipoli, città della costa egea turca fra il 1465 e il 1470, morto a Il Cairo fra il 1553-4) diede vita a una 'mappa del mondo' che è diventata fonte di studio nell'ambito di quella che viene definita archeologia misteriosa. Capone Editore ha dato alle stampe un pregiato volume, scritto da Vito Salierno, dal titolo Le città del Mediterraneo nella cartografia ottomana (112 pagine, 35 euro), nel quale segnatamente spiccano suggestive vedute a colori di città costiere che vedono la luce per la prima volta al mondo.
La cartografia islamica del Mediterraneo non è mai stata studiata nel suo complesso, anche se sono stati pubblicati molti importanti saggi e articoli, in particolare su mappe singole e sugli atlanti compilati da Piri Reis. L'ammiraglio della flotta ottomana fu autore di due versioni del Kitab-i Bahriyye ('Il libro del mare'), copiato ampiamente per tutto il XVII secolo. Il libro, di derivazione dagli isolari italiani, era rivolto all'uomo di mare nella sua prima versione, al collezionista e al bibliofilo nella sua seconda versione: di qui il successo dei molti manoscritti, decide dei quali si conservano tuttore.
L'analisi della cartografia islamica va dalla Geografia di Tolomeo alle mappe di Ibn Idrisi, alle esistenti carte medievali sino all'opera di Piri Reis e dei suoi successori quali Nasuh Matrakci, Seyyd Nuh, Katib Celebi, e i cosiddetti atlanti di Humayun e 'Ali Macar'. Ampio spazio è dedicato alle descrizioni delle mappe dell'ammiraglio: coste, porti, isole dell'Italia, Francia, Spagna, paesi del Maghreb, Egitto, Grecia, Turchia, e isole principali del Mediterraneo.
Di particolare interesse le vedute delle coste dell'Adriatico con le città lungo la costa italiana, da Venezia a Bari, Brindisi, Capo Santa Maria. Da nord, Muggia, le isole lungo la costa dalmata; Agrigento, Ancona con la sua fortezza. E ancora da notare Capo Vaticano, Catanzaro, la costa abruzzese e la costa calabrese compresa Capo Trionto e Punta Alice, Giovinazzo, Golfo di Genova, La Spezia e Savona. Il versante meridionale del Gargano indicato nella mappa come 'Regione di Puglia' o Vilayet-i-Puliye, fra gli altri, da est a ovest, il borgo di Mattinata, capo Sant'Angelo, Manfredonia, la foce dell'Ofanto con le due torri di guardia, Barletta, l'Isola di Sant'Andrea, Mola, Monopoli, Otranto, la Penisola salentina con lo scalo e il porto di Lecce, Roca Vecchia, Otranto, Capo Santa Maria di Leuca, Tricase, Gallipoli. Il volume si chiude con la cartografia ottomana dopo Piri Reis.
Vito Salierno lavora da sempre nel campo della storia moderna e delle letterature comparate, con particolare riguardo a D'Annunzio, Tagore e Iqbal.

lunedì 11 ottobre 2010

Rossella Barletta presenta I trappeti sotterranei nel Salento

Comune di Trepuzzi
“IV settimana della cultura”


Presentano

“I frantoi ipogei nel Salento”.
Introduce Antonio Minelli e relazionano Ilenia Montillo e Francesco Minonne.


Rossella Barletta
presenta
I trappeti sotterranei nel Salento
(Capone Editore 2010)

Aula consiliare del comune di Trepuzzi (Lecce)
Mercoledì 13 ottobre, alle ore 19,30

Al termine della serata sarà proiettato il cortometraggio Di nachiri e di mercanti (regia di
Corrado Punzi, produzione di Edoardo Winspeare).

“Trappeti sotterranei nel Salento “è frutto”, come afferma la stessa autrice, “di elaborazioni scaturite dalla lettura di scritti curati da autori diversi che, trattando dei frantoi salentini, hanno il merito di avere fatto conoscere l’esistenza di singolari testimonianze diventate attualmente risorse meramente turistiche prim’ancora di essere considerate testimonianze culturali, lasciti di pregnante memoria storica, segni tangibili che riportano al passato di cui andare fieri, non foss’altro perché custodiscono l’eco di tanti terribili uomini in lotta / contro la roccia da millenni (Bonea).
Rispetto ad altre pubblicazioni riguardanti lo stesso argomento l’obiettivo di questo lavoro non è quello di ripubblicare i rilievi planimetrici, ma di soffermarsi su alcuni aspetti meno noti o che si sono sempre dati per scontato e, quindi, non sufficientemente indagati.
Per permettere al lettore di effettuare una comparazione tra quanto si è scritto fin qui, soprattutto per quanto riguarda il lavoro che si svolgeva nel frantoio, creando l’immaginario collettivo, è stata inserita in appendice una scheda, frutto di un’intervista rivolta ad uno degli ultimi nachiri della provincia di Lecce.
Ne è venuto fuori un quadretto assolutamente illuminante, capace di smentire o di rivedere molti luoghi comuni sulla vita e sul lavoro dei frantoiani”.

Rossella Barletta, Trappeti sotterranei nel Salento. Guida pratica, Capone Editore, Lecce 2010. F.to
15x21 cm circa, interamente a colori, pagg 96.

sabato 9 ottobre 2010

"Prima che l'Italia entrasse nella storia" - su "Nacquero contadini, morirono briganti" di Valentino Romano, Luciano Pagano da Il Paese Nuovo



Prima che l’Italia entrasse nella Storia.
su “Nacquero contadini, morirono briganti” (Capone Editore) di Valentino Romano
di Luciano Pagano, "Il Paese Nuovo" di Sabato 9 Ottobre 2010

Quando tra una cinquantina d’anni o forse più verrà descritto il periodo storico che stiamo attraversando, nel bene e nel male la disamina dovrà affrontare la descrizione dello stato in cui versa l’istruzione pubblica. I tagli all’istruzione, il precariato del giovane e/o anziano corpo insegnante, l’accorpamento delle classi, l’estrusione di alcune materie e discipline; tutti questi elementi presi insieme, se faranno la felicità di qualche spicciolo in più per l’erario, si riveleranno a lungo andare come una delle più grandi piaghe del nuovo millennio, che forse verrà archiviata come ‘ignoranza per favoreggiamento’. Se è vero che l’Italia è destinata a essere un paese per vecchi, ecco che i giovani d’oggi, quelli che a sedici anni smettono di studiare per lavorare, saranno vecchi rintronati con la testa piena di nozioni apprese dai motori di ricerca o dalle ‘interviste con la storia’ rilasciate non da Oriana Fallaci ma da qualche partecipante al Grande Fratello.
Questo pensiero sarebbe sterile e desolante se non ci fosse, da sempre, un antidoto all’ignoranza: la lettura e lo studio della storia. Purtroppo i programmi asfittici, soprattutto quando si avvicina la fine del percorso di studi superiore, non consentono di approfondire come si deve l’ultimo secolo della nostra storia patria, il più interessante e di sicuro più ricco di avvenimenti che ancora oggi hanno ripercussioni sulla nostra vita politica, basti pensare alle affermazioni deliranti che il nostro senatore Umberto Bossi rilascia oramai con l’intermittenza di un neon rotto. Dobbiamo porci a mio parere due domande: cosa sarebbe oggi la nostra vita, la nostra economia, la nostra storia, se non vivessimo in un paese unito? E, di seguito, da dove veniamo, qual’è la storia della nostra unità, che ci stiamo appressando a celebrare salvo poi non conoscere tutti i risvolti di quel periodo così tragico e allo stesso tempo valoroso. A fare un po’ di luce su alcuni dei lati oscuri, che altrimenti rimarrebbero appannaggio delle cronache giudiziarie del secolo scorso, ci pensa Valentino Romano, con un suo “libro di storie” appena pubblicato da Capone Editore con il titolo di “Nacquero contadini, morirono briganti” (prefazione di Paolo Zanetov, pp. 144, €10,00). Ho utilizzato l’accezione di ‘libro di storie’ perché in questo testo il lettore trova un
equilibrio perfetto tra romanzo storico e saggio storico. I racconti che compongono il volume sono ambientati principalmente negli anni dell’Unità d’Italia, proprio a ridosso del 1861. Si tratta di fatti di vita quotidiana, capitoli giudiziari, cronache vere e proprie, mediate da una scrittura che ci riesce a portare indietro, quasi come cronisti invisibili presenti sulla scena dei delitti che vengono narrati.
Si leggono in “Nacquero contadini, morirono briganti”, le vere storie di quelle manzoniane “gente meccaniche”, che altrimenti non conosceremmo, proprio per colpa di quei programmi scolastici ingolfati cui non tutti hanno avuto la fortuna di sopperire con lo studio universitario o, semplicemente, con la curiosità personale. La lettura di questo testo ci catapulta in un ‘far west’ del Mezzogiorno italico, ambientato in un periodo storico nel quale non c’era ancora un’esatta demarcazione non tanto tra il lecito e l’illecito, quanto tra chi, detenendo il potere, poteva decidere che cosa era reato e che cosa no. Questo libro fa parte di una serie di testi che la Capone Editore ha dedicato alla Storia del Mezzogiorno e in particolare alla Storia del Brigantaggio. Leggiamo qui vere storie di vilipendio dell’autorità, prostituzione, latrocinio, tutte narrate con l’occhio imparziale dello storico, e, ovviamente, con il giudizio finale che viene rimesso al comando dei bersaglieri o al giudice di turno. La cosa più interessante di questo libro, e qui torniamo al discorso iniziale speso per lo stato dell’istruzione, è nel fatto che senza iniziative editoriali di questo genere non avremmo l’opportunità di approfondire un periodo storico, quello dell’Unità d’Italia, del quale tanti fiumi di lettere verranno profusi e di cui poco si potrà conoscere, proprio perché questi episodi sono fuori dall’orizzonte dell’approfondimento nelle aule dell’insegnamento superiore. C’è, ad esempio, la storia di una donna che subisce violenza da un brigante facente parte di una banda che poi viene sgominata; davanti al plotone di esecuzione la donna non esita a chiedere al prete di concederle di celebrare un matrimonio con il suo violentatore, appena prima che questo venga ucciso, per fare in modo che venga lavata l’onta della violenza e la donna possa continuare a vivere nel suo paese come vedova del brigante, piuttosto che come ‘violata’. Una storia fra le tante che ci dà la misura di quanti codici e di quante tradizioni vadano a intrecciarsi nel nostro passato, prima ancora che l’Italia diventasse una nazione. Come nota giustamente la scrittrice Monica Mazzitelli, autrice della postfazione al volume, è proprio in queste storie che si nasconde la vera e varia umanità di cui siamo composti, storie che difficilmente troveremo nei manuali, perché “in queste pagine ci sono dolore e leggerezza insieme, crudeltà e amore: c’è umanità e disumanità come antinomia della stessa essenza: quella della realtà fatta di carne, delle sue pulsioni”. Un libro che è anche un risarcimento ai mille torti che la Storia ha fatto dalle persone che, volenti o nolenti, hanno contribuito al suo movimento.

http://twitter.com/lucianopagano

Valentino Romano, Nacquero contadini, morirono briganti, Capone Editore, Prefazione di Paolo Zanetov, Postfazione di Monica Mazzitelli, pp. 144

Costantino Foschini (Rai3) e Vito Salierno insieme a Giovinazzo per presentare "Il Mediterraneo nella cartografia ottomana"

The International Association of Lions Club - Distretto 108AB - Governatore
Rocco Saltino

LIONS CLUB - Bitonto - Palo del Colle Intermeeting con LIONS CLUB - Molfetta

Sabato 9 Ottobre 2010
Ore 19.30
Grand Hotel “RIVA DEL SOLE”
S. S. 16 Km. 787+225 - Giovinazzo

Presenta dott. Costantino Foschini, Giornalista di Rai 3
Relazione: prof. Vito Salierno

I Lions Clubs Bitonto - Palo del Colle e Molfetta, presieduti rispettivamente da Mario Carbone e Michele Serlenga, nell’ambito delle proprie attività socioculturali, organizzano un meeting per conoscerne la storia.
Sabato 9 Ottobre il dott. Costantino Foschini, Giornalista di Rai 3 presenterà il prof. Vito Salierno, autore de “Il Mediterraneo nella cartografia ottomana” (Capone Editore). Il volume raccoglie testimonianze documentali della cartografia islamica del Mediterraneo, andando a coprire in modo sistematico la trattazione
di un argomento che non era stato mai analizzato, prima d’ora, nel suo complesso, nonostante la ricchezza di saggi fino a oggi pubblicati. L’opera di Piri Reis, ammiraglio della flotta ottomana, direttamente derivata dagli isolari italiani, era rivolto all’uomo di mare, al collezionista, al bibliofilo. L’analisi di Vito Salierno parte dalla Geografia di Tolomeo. Ampio spazio è dedicato alle descrizioni delle mappe di Piri Reis; coste, porti, isole dell?Italia, Francia, Spagna, Egitto, Grecia, Turchia.

info: www.caponeditore.it

martedì 5 ottobre 2010

"La Reggia di Caserta" di Gianluigi Guiotto

La Reggia di Caserta è uno dei più fastosi e splendidi palazzi che un sovrano abbia fatto costruire. È sufficiente varcare l’ingresso per avere l’immediata impressione di entrare in un palazzo di fiaba.
Quando Carlo III di Borbone incaricò l’architetto Luigi Vanvitelli della realizzazione della reggia, il sovrano aveva bene in mente il suo modello: Versailles. I numeri stupiscono già sulla carta: su una pianta rettangolare, il palazzo reale di Caserta copre un’area di 44.000 metri quadrati e s’innalza per 42 metri lungo un fronte di 250 metri, con 1200 stanze illuminate da 1790 finestre. Per costruirlo furono spesi circa 6 milioni di ducati (ai tempi con un ducato si pagava una discreta cena). I milioni di visitatori restano affascinati dalla sontuosità delle sale di rappresentanza e di ricevimento, quasi tutte tappezzate con seta di San Leucio, ricche di preziose decorazioni, di arazzi, di mobili e specchi, che si snodano lungo ariosi corridoi e passetti, intorno ai quattro grandi cortili.
Dall’atrio si entra nelle stanze reali che si suddividono in appartamento vecchio (fine XVIII secolo) e appartamento nuovo (inizio XIX secolo); dalle prime sale degli Alabardieri e delle Guardie del Corpo si giunge nel salone di Alessandro e quindi alla Sala del Trono ed ad una serie di salotti e di stanze arredate da mobili in stile impero. L’ala settecentesca ospita sale di ricevimento con affreschi ispirati alle quattro stagioni, salotti, “boudoir”, riccamente decorati secondo gli stili tardo barocco o rococò. L’affresco della Sala di Alessandro il Grande, la Camera da letto di Francesco II e il suggestivo scalone d’onore (117 gradini, tutti realizzati in un unico blocco di pietra lumachella di Trapani) sono solo alcuni esempi della grandiosità del Palazzo vanvitelliano. A stupire il visitatore contribuiranno poi la varietà di stucchi, ori e marmi della Cappella Palatina e del Teatro di Corte: questo è l’unica parte che Vanvitelli ultimò. Il suo lavoro fu portato avanti dal figlio Carlo.

Gianluigi Guiotto, La Reggia di Caserta,
Capone Editore, Lecce 2010, ISBN 9788883491238

giovedì 30 settembre 2010

NOVITÀ - "Cucina mediterranea" di Giorgio Cretì

Giorgio Cretì, "La cucina mediterranea", Capone Editore, Lecce 2010

Con la locuzione dieta mediterranea generalmente la medicina tradizionale intende un regime alimentare particolare costituito di pasta (non troppa), pane (non troppo), frutta e ortaggi (in quantità), moderatamente arricchito di carne bianca e pesce; il tutto condito con olio d’oliva. È concesso un bicchiere di vino rosso a pasto.
Si ritiene che tale modo di alimentarsi sia il più sano oggi conosciuto, in quanto gli studi epidemioligici degli ultimi 40-50 anni hanno dimostrato che le popolazioni mediterranee soffrono meno di quelle nordeuropee e americane di malattie cardiovascolari e in particolare di cardiopatia ischemica; in più si ritiene che tale dieta riduca il livello ematico di grassi ed aumenti il livello di antiossidanti come le vitamine C ed E. È stato, inoltre, osservato che il 40% delle calorie assunte dalle popolazioni mediterranee viene dai lipidi, cioè in particolare dall’olio d’oliva.
Nel 1970, lo studioso americano Anchel Keys diede alle stampe un libro (Coronary Disease in Seven Countries) che suscitò grande scalpore: in esso si affermava che in Grecia e in Italia i decessi per malattie cardiovascolari erano molto ridotti rispetto agli Stati Uniti d’America. Keys attribuì gran parte del merito all’uso che si faceva in Italia, in Grecia ed in altre regioni mediterranee, quasi esclusivamente dell’olio di oliva. Altri studi successivi, anche italiani, hanno confermato le sue scoperte e alla fine si è giunti alla conclusione che per difendersi dalle malattie tipiche della civilizzazione, della civiltà della fettina da noi scoppiata dopo la seconda guerra mondiale, si doveva ricorrere ad una dieta contenente un basso livello di grassi saturi e ricchi, invece, di acidi grassi poli- o monoinsaturi, alti livelli di carboidrati complessi e fibre. Andava utilizzato l’olio d’oliva. In parole povere si rivalutavano i farinacei e l’alimentazione povera dei nostri nonni veniva promossa a dieta ideale. Nel 1995, Keys pubblicava Mediterranean Diet and Public Health: Personal Reflection, confermando le sue teorie già esposte in precedenza.
Ma chi era Ancel Keys? Ancel Benjamin Keys era uno scienziato americano, nato il 26 gennaio 1904 e morto il 20 novembre 2004, che aveva passato la sua vita a studiare l’importanza della dieta, del tipo di alimentazione di certe popolazioni, sulla salute dell’uomo. In particolare si era reso conto che i grassi contenuti in diete differenti, in alimentazioni differenti, portavano a risultati clinici diversi. Visse per una quarantina d’anni a Pioppi di Pollica nel Cilento dove si alimentò di piatti poveri basati sulle verdure, sui legumi, sulle paste fatte in casa, sul pesce e assumeva solo il grasso dell’olio d’oliva, alimentazione che ha avuto la sua importanza se gli ha fatto superare il secolo di vita; anche se bisogna oggi affermare che, evidentemente, il suo organismo era immune dal rischio oncologico, da quello diabetico, etc. Come egli stesso scriveva nel 1977, si nutriva di pasta in many forms, leaves sprinkled with olive oil, all kind of vegetables in season, and often cheese, all finished off with fruit and frequently washed down with wine [vari tipi di pastasciutta, ortaggi a foglia conditi con olio di oliva, tutti gli ortaggi di stagione, spesso il formaggio, la frutta che conclude il pasto e il vino che lo annaffia!]. Era l’alimentazione tradizionale del Cilento, dove si era stabilito, come lo era più o meno quella di tutte le popolazioni influenzate dall’areale dell’oliivo intorno al Mediterraneo. Le foglie (leaves) erano state da sempre la risorsa più a buon mercato del territorio e se, questa, non poteva costituire da sola la base fondamentale dell’alimentazione, era necessaria a determinare la sensazione di sazietà. Era anche utile, cosa importantissima, alla buona digestione. Se le popolazioni interessate avessero potuto nutrirsi tutti i giorni con la saporita e sostanziosa spagnola olla potrida, o con il napoletano pignato ‘maretato, l’avrebbero fatto volentieri, ma non potevano – almeno in quantità da saziarsene – ed usarono il loro ingegno gastronomico per render buoni, prelibati, i cereali, soprattutto i loro derivati, e le foglie, sia coltivate che agresti.
Oggi, più del 50% degli ortaggi freschi conosciuti provengono da specie americane, da noi introdotte dopo la scoperta dell’America ed affermatesi nel corso dei secoli successivi. Osservando bene, però, salta all’occhio il fatto che dall’America sono arrivati solo frutti (pomodori, peperoni, zucche, zucchine – fanno eccezione le melanzane), tuberi (patate, batate, topinabur), semi (fagioli e fagiolini). L’America non ci ha mandato un solo ortaggio da foglia. Cicorie, cavoli, bietole, spinaci, cardi sono tutti ortaggi del Vecchio Mondo, dove la loro colltura è stata praticata sin dall’antichità più remota. A tale proposito, Plinio sottolinea l’importanza storica e sociale della coltivazione degli orti e ricorda con nostalgia i tempi in cui erano molto ammirati “i giardini delle Esperidi, e del re Adone, e del re Alcinoo; e poi anche i giardini pensili fatti allestire da Semiramide o da Siro, sovrano dell’Assiria”. Degli orti Plinio descrive anche le tecniche colturali. Nel suo secolo si consumavano, come attestato da Apicio, bietole, cavoli, cicorie, lattughe, cardi, ortaggi da foglia, anche se non erano sconosciuti prodotti come le rape e le carote. Non parliamo poi delle bulbose - cipolle, porri, agli - ch’erano prodotti di largo consumo in Egitto e nelle civiltà mesopotamiche. Lo stesso Plinio ci dice poi che il burro era sì conosciuto, ma veniva adoperato soltanto come medicamento.
Avvicinandoci ai nostri tempi e come puntigliosamente dimostrato da Emilio Sereni nel 1958, i Napoletani, prima dell’epiteto di mangiamaccheroni si portavano appresso quello di mangiafoglia e ancora oggi nell’Italia meridionale il corrispondente di ortaggio è foglia o foglie; sono foglie i cavoli (anche se poi se ne mangiano i racemi detti broccoli), le cime di rapa, le cicorie (anche se si consumano solo le punte); semmai ci sono due categorie generali: foglie coltivate e foglie agresti, cioè selvatiche.
Ai primi del secolo XVII, nel 1614 per l’esattezza, il modenese Giacomo Castelvetro, che era fuggito dalle prigioni di Venezia per sottrarsi all’Inquisizione ed era riparato in Inghilterra come rifugiato politico, avendo nostalgia della sua terra scrisse un trattato che intitolò: “Brieve racconto di tutte le radici, di tutte l’erbe e di tutti i frutti che crudi o cotti in Italia si mangiano”. Non usa il termine ortaggio, ma parla di “erbaggi”, che può benissimo tradurre il termine “foglia”, e annota che “gl’Italiani mangiano più erbaggi e frutti che carne”; per due motivi: primo perché “la Bella Italia non è tanto doviziosa di carnaggi”, secondo perché in Italia “nove mesi dell’anno caldo vi fa” e si preferiscono i “frutti e [gli] erbaggi che ci rinfrescano e non ci riempiono di tanto sangue”.
Tutto questo per dire che pur riconoscendo i buoni effetti sulla salute della dieta mediterranea, qui non si vuole in nesssun modo imporre regole salutiste; si propone soltanto una raccolta delle ricette più appetitose della tradizione o delle tradizioni mediterranee che ancora sopravvivono e che, dato il loro successo anche sulle nuove generazioni, sembrano ancora ben radicate. Non si fa distinzione, come avviene nei menu dei ristoranti, tra antipasti, primi, secondi, etc. La tradizione non ne faceva. Inoltre, per la realizzazione di alcune ricette, come il farro alla romana, la cicoria selvatica alla salentina, etc., si ricorre all’impiego di grassi animali che conferiscono alla pietanza un sapore particolarmente gradevole.
Tuttavia l’autore e l’editore non possono non riconoscere l’importanza che all’alimentazione mediterranea tradizionale ha dato l’UNESCO, decidendo di tutelarla ufficialmente come patrimonio immateriale dell’umanità.

Salvo diversa indicazione, le ricette riportate in questo libro sono tutte per quattro persone.

La cucina mediterranea, Giorgio Cretì, Capone Editore, €12,00, isbn 9788883491306, pp. 160, a colori

martedì 28 settembre 2010

"Templi e fortificazioni in Grecia e in Magna Grecia" di Lorenzo Capone

La sterminata pubblicistica sugli argomenti al centro di questo lavoro, quasi sempre di altissimo livello scientifico, avrebbe dovuto far desistere chiunque, non accademico, dall'affrontarli. La passione per l'archeologia e la storia antica, però, unita alla curiosità di andare in giro e toccare con mano quanto resta della documentazione materiale greca, hanno spinto l'Autore ad insistere nel tentativo di rendere leggibili argomenti di così rilevante importanza per la storia dell'Occidente.

Del mondo greco, di come nasce e si sviluppa, di quel che ha prodotto sul piano filosofico, letterario, politico, conosciamo tutto, un po' meno sappiamo degli autori (architetti, maestranze, artisti) e soprattutto della tecnologia che questi utilizzarono per alzare mura imponenti, costruire tombe grandiose, edificare templi di grandi dimensioni, godibili ancora oggi anche sul piano estetico.

Templi e fortificazioni in Grecia e in Magna Grecia, con un apparato fotografico realizzato dallo stesso Autore che non ha precedenti se non in poche altre pubblicazioni, si apre raccontando di come, tra IX e VII sec. a. C., prende il via la costruzione dei templi in legno prima, in pietra successivamente e di come, attorno ai primi secoli dell'era cristiana (IV-V), vengono forzosamente abbandonati, distrutti, pochissimi, fortunatamente, riutilizzati.

Nella seconda parte del volume non meno suggestiva dell'architettura templare, si propone una descrizione della civiltà micenea, delle fortificazioni, delle città e delle necropoli realizzate tra XV e XIII sec. a. C., prima, cioè, che quella cultura, inspiegabilmente, scomparisse. In questa parte del volume un po' di spazio viene riservato alla presenza delle costruzioni megalitiche dell'Italia centrale (Alatri, Arpino, Ferentino) e alle fortificazioni, ad imitazione di quelle greche, del IV secolo costruite in Puglia dai Messapi e dai Peuceti (Manduria, Vaste, Muro Leccese e altre).

Anyone who does not belong to the university world would have given up facing the so many publications dealing with the subject of this book. However, the interest for the archaelogical and ancient history combined with the inquisitiveness to go and search for the remains of the Greek world has convinced the Author of this book to explore subjects relevant for the history of the West.

We know a great deal of the Greek world, its beginning and development, its productions in the field of philosophy, literature, political history; we do not know much of their men (architects, workers, artists), in particular of the technology they made use of in order to build huge walls, great tombs, large temples, impressive still today from their aesthetic point of view.

Templi e fortificazioni in Grecia e Magna Grecia (Temples and Fortifications in Greece and Magna Graecia), with photos made by the Author, begins with the story of temples built between the 9th and the 7th centuries B.C., first made in wood, later in stone; and how, in the first centuries of the Christian era (4th-5th), they were abandoned or destroyed, a few re-used. In the second part of the book the Author deals with temples of the Mycenaean civilization, fortifications, towns, necropolis between the 15th and the 13th centuries B.C., that is before that culture disappeared for ever without any explanation. Some space is given to the megalithic constructions in central Italy (Alatri, Arpino, Ferenino) and the 4th century Greek-like fortifications built in Apulia by the Messapi and the Peuceti (Manduria, Vaste, Muro Leccese, and other places).

domenica 26 settembre 2010

"Puglia preistorica. Volume primo - Dal Paleolitico all’Eneolitico" di Antonio Corrado è disponibile in libreria

È disponibile il libro di Antonio Corrado, Puglia preistorica. Avvicendamenti di paesaggi, uomini e culture per circa due milioni di anni. Volume primo. Dal Paleolitico all'Eneolitico (Capone Editore 2010).

Il libro: Puglia preistorica avvicina al grande pubblico la "storia" della più antica umanità presente sul territorio pugliese, rappresentata dall'Erectus, dal Neandertal e dal Sapiens, che, per il linguaggio troppo tecnico usato dagli studiosi e per la carenza di opere divulgative, è la cenerentola della storia della Puglia, pur occupando uno spazio temporale di circa due milioni di anni. Il libro espone le diverse facies culturali che si sono susseguite dal Paleolitico inferiore all'Eneolitico e racconta aspetti di vita quotidiana e spirituale deducibili dall'esame di quanto l'uomo ha lasciato nei siti frequentati, dalle modalità di sepoltura e dai resti di elementi artistici. Gli strati degli spessi depositi archeologici in grotta o all'aperto, sfogliati come un libro, rappresentano quasi delle biblioteche che contengono tutti gli elementi per poter ricostruire la storia dei nostri antichi progenitori. I differenti tipi umani, che in tempi diversi hanno popolato la Puglia, sono sempre inquadrati in un contesto paesaggistico in continua evoluzione (si pensi al ricorrente alternarsi, durante il Paleolitico, di periodi glaciali con periodi interglaciali ed ai conseguenti profondi cambiamenti nella composizione faunistica e floristica) sconvolto, a volte, da eventi traumatici, quali le attività vulcaniche, fenomeni, questi, che hanno costantemente condizionato le attività ed i modi di vita dell'uomo. è in questo contesto che vanno visti l'evoluzione morfologica e funzionale dei manufatti, l'introduzione di nuovi strumenti litici, l'esordio del vasellame, l'organizzazione sociale sempre più complessa e la nascita degli insediamenti.

L'Autore: Antonio Corrado, laureato in Scienze Naturali e già docente di Scienze, collabora da circa 25 anni con il Laboratorio di Paletnologia del Dipartimento di Beni Culturali dell'Università del Salento diretto da Elettra Ingravallo, insieme alla quale ha pubblicato, nel 1988, L'insediamento di Masseria le Fiatte (Manduria) nel popolamento neolitico del nord-ovest del Salento: contesto ambientale e distribuzione degli insediamenti e, nel 1995, Il Paleolitico di Donna Lucrezia (Ceglie-BR) nell'ambito di recenti rinvenimenti nell'Alto Salento. Nell'ambito delle attività di ricerca condotte dal Laboratorio di Paletnologia nell'Alto Salento, Antonio Corrado ha individuato numerosi siti preistorici, che hanno consentito di cogliere oltre gli aspetti culturali anche le modalità di occupazione del territorio ed i rapporti intercorsi tra l'uomo preistorico e il territorio da esso frequentato. In particolare si ricordano, per quanto riguarda il Paleolitico, i siti di Donna Lucrezia (Ceglie Messapica) e di Masseria Pane e Passole (Francavilla Fontana) e gli insediamenti presenti lungo la dorsale collinare di Oria. Per il Neolitico vanno menzionati gli insediamenti di Masseria le Fiatte (Manduria), di Sant'Anna (Oria) e di Masseria Era (Montemesola). Antonio Corrado ha inoltre pubblicato: Ceramica oritana in età sveva (1983), Habitat naturale e popolamento antico nel territorio di Oria (1984),Oria: territorio, ambienti e paesaggi (1989), Il Paleolitico nell'Alto Salento: ambienti, culture e popolamento (1993), Il territorio di Oria dal Paleolitico all'Età dei Metalli (1996), Il territorio di Oria nel Paleolitico (1997), Contributo alla identificazione di Yrie erodotea. Tradizione letteraria e documentazione archeologica (2008), Oria messapica in età arcaica (2010). Ha fondato e dirige la miscellanea Yrie. Quaderni di Studi Storici Salentini.

Caratteristiche tecniche: formato 17x24 cm, pagine 144, inserti fotografici a colori, € 15,00

Info e ordini: info@caponeditore.it; caponeeditore@libero.it - 0832611877 (tel e fax)

venerdì 24 settembre 2010

"Nacquero contadini, morirono briganti"

"Nacquero contadini, morirono briganti"
Stefano Donno
da La Repubblica - Bari.it - LIBRI Parole e dintorni

Capone Editore è una casa editrice specializzata in storia del Salento, del Mezzogiorno d’Italia e Cartografia. Beppe Severgnini, nel suo “Italiani con la valigia” (Rizzoli, 1999) , scriveva “Lorenzo Capone sostiene che Lecce e il Salento, se corteggiassero un turismo più sofisticato (arte, cultura, cucina), potrebbero attirare visitatori tutto l’anno, e diventare il giardino d’Europa.”. Dunque questa azienda editoriale è dotata di un catalogo di grande qualità nel quale vengono sviluppati i diversi aspetti della cultura etno/antropologica del territorio salentino, dalla preistoria ai giorni nostri, grazie al contributo di storici e studiosi di rilievo sia indipendenti che appartenenti al mondo universitario. Vi troviamo allora non solo libri fotografici, libri d’arte, di storia, d’architettura ma anche una nutrita sezione di testi dedicati al tema del Brigantaggio e della Storia del Mezzogiorno.

Faccio riferimento da subito alla collana dell’editore salentino “Carte scoperte, storie e controstorie” che ripropone testi storici e opere di narrativa, accogliendo inoltre approfondimenti, sfumature e ipotesi sia che toccano la Storia da un punto di vista macroscopico sia che lambiscono zone d’ombra della nostra cultura storica. In questa collana hanno visto la luce volumi come “Cento anni di Brigantaggio” di Alexandre Dumas, oppure “Il mistero del brigante” di Gianni Custodero. Ora per comprendere con cognizione di causa e con pienezza il brigantaggio post/unitario meridionale, liberandolo da ogni fumosità ideologica, occorre immergersi nel mondo contadino che ne è il substrato culturale e sociale.

Di recente pubblicazione per Capone editore, il libro “Nacquero contadini, morirono briganti” di Valentino Romano con prefazione di Paolo Zanetov. Le storie riportate – frutto di un recupero attento e paziente in anni e anni di scavi archivistici – aprono uno spaccato interessante, spesso inedito e insolito, su questo mondo nel quale convivono e si scontrano tutti insieme cafoni e gentiluomini, idealisti e profittatori, eroi tragici, avventurieri di sempre, briganti e soldati, vittime e carnefici, giudici e giudicati, carnefici e condannati, clero avido e monarchia intrigante: ombre di un Sud, palco di speranze, di illusioni e di delusioni sul quale, dopo la dissoluzione del Regno delle Due Sicilie, va in scena la nuova Italia. Il libro con una certosina raccolta di indicazioni bibliografiche e un’attenta calibratura dei passaggi e momenti storici che si concretizza in uno stile elegante e coinvolgente, racconta di semplici e umili contadini le cui vicende aiutano a capire il brigantaggio postunitario e la vera storia dell’Unità d’Italia.

Scrive la brava Monica Mazzitelli nella postfazione al volume: “Briganti, li chiamiamo, come oggi chiamiamo altra gente “clandestini”: nomi comodi per allontanare da noi, di uno o cento passi, il desiderio disperato di sopravvivenza, o se possibile di una vita dignitosa, una vita senza troppe paure, a cui ci si possa un pochino aggrappare. In queste pagine ci sono dolore e leggerezza insieme, crudeltà e amore: c’è umanità e disumanità come antinomia della stessa essenza: quella della realtà fatta di carne, delle sue pulsioni. C’è la sottomissione delle donne, spesso vendute, il sopruso sul povero, la vendetta sul ricco, la furbizia che si ritorce contro chi crede di poter strappare un salvacondotto alla fortuna”. Un libro utile, forse prezioso, forse necessario per capire gli intrecci e gli incroci di questo sud del sud del mondo!

Nacquero contadini, morirono briganti – di Valentino Romano (Capone, 2010, 144 pagine, 10 euro)

mercoledì 22 settembre 2010

Alla riscoperta della Magna Grecia

Nessuno avrebbe mai potuto prevedere che, a partire dall'VIII secolo a. C., l'emigrazione dei Greci nell'Italia meridionale e nella Sicilia, alla ricerca di nuove terre da colonizzare, avrebbe portato al nascere di una civiltà italiota e siceliota che avrebbe influenzato e condizionato la stessa Roma. Costretti dalla ristrettezza del territorio coltivabile e da motivi di politica interna, i Greci si avventurarono sui mari, guidati da oracoli propiziatori rassicuranti, insediandosi in piccoli nuclei familiari lungo le coste di quella che fu la Magna Grecia per antonomasia, estesa alla Sicilia. Nel giro di tre secoli le piccole colonie, le apoikiai, si trasformarono in breve tempo in città, poleis, che superarono la stessa madre-patria: valga per tutte, Siracusa, che resisterà agli attacchi di Atene, decisa a sottometterla.

Lo stesso Strabone, che visse all'epoca di Augusto e dedicò all'Italia due libri della sua Geografia, si fece interprete della sua cultura di origine e diventò un tramite tra il sapere greco e le istanze romane. Non per nulla nella descrizione dell'Italia meridionale e insulare Strabone volle mettere in risalto la "grecità" delle istituzioni, delle cerimonie sacre, delle norme legislative, della vita sociale e culturale dei centri di origine greca. Più o meno nello stesso periodo, Diodoro Siculo scrisse in greco una monumentale opera di storia universale, la Biblioteca Storica, prediligendo le vicende dei Greci e dei Romani: conoscitore della lingua latina, Diodoro fu il primo storico a trattare le vicende della civiltà umana, in particolare dei Greci e dei Romani dalle origini mitiche fino all'epoca di Cesare.

È un viaggio nel passato tuttora presente: dalla Taranto di Archita, il seguace di Platone, alla Metaponto pitagorica, dalla scuola medica di Crotone a quella filosofica di Eléa, dal romanzo in pietra dei templi di Paestum alla Sibilla cumana; e poi, lungo il sentiero delle isole vulcaniche, da Ischia alle Eolie, in Sicilia dove nacque la scienza di Archimede e di Empedocle, si sviluppò la melica corale di Simonide, Bacchilide, Pindaro, si diffuse il dramma di Epicarmo, si elevò il verso di Teocrito, tra lo splendore dei teatri di Taormina e Siracusa, i templi di Agrigento e Selinunte, in un connubio con la natura ferace ed un cielo sempre terso, in un incontro con le popolazioni anelleniche, che non poterono non essere influenzate dal secolare contatto con i Greci così come lo furono tutte le genti che si sono incontrate sul nostro suolo. Sconfitti dai Romani sul piano militare, i Greci d'Occidente vinsero alla grande sul piano culturale, permeando di sé tutta la nostra storia bimillenaria, e non solo la nostra.

martedì 21 settembre 2010

"Un viaggio da sogno nel tacco d'Italia", recensione di Stefano Donno


Un viaggio da sogno nel tacco d’Italia

"Un viaggio da sogno nel tacco d'Italia"
di Stefano Donno
da La Repubblica - Bari.it - LIBRI Parole e dintorni


Se si vuole avere un’idea di certe pubblicazioni che parlano di cultura e tradizioni della nostra regione, oltre la semplice elencazione di luoghi, date, e una carrellata patinata di fotografie da “cartolina”, non si può non prendere in considerazione l’ultimo prodotto della casa editrice salentina Capone dal titolo “Benvenuti in Puglia” con testi tra gli altri di Giovanni Ciocca, Janet Ross, Gianni Custodero, Maurizio Nocera solo per citarne alcuni in ordine sparso. Seppure possa apparire come una semplice guida (ma in realtà non lo è), questo volume non teme confronti rispetto alle più “blasonate” guide turistiche curate da grandi esperti d’arte e autorevoli studiosi di respiro nazionale ed internazionale.
Il volume in oggetto, che sarebbe da consigliare anche fuori dai tempi afosi della stagione turistica dal momento che si presenta con una veste editoriale elegante e dunque non banalmente circoscritto a svolgere la funzione di libro “last-minute” per un week end a queste latitudini, porta il lettore a vivere un viaggio tra i colori, i suoni, gli odori di una Puglia che si vuole donare a chi può apprezzarla ed amarla. Se si tratti di uno strumento indispensabile non solo per i viaggiatori colti e curiosi, ma anche per gli studiosi e per chiunque voglia approfondire la conoscenza di questa parte d’Italia, non posso dirlo con certezza, e forse sarebbe pure inutile conferire uno spessore di questo genere ad un’opera che comunque è una piccola “cosa” preziosa. E così sfogliando le pagine (preziose dunque anche nella scelta della grammatura e della qualità della carta) di quest’opera si viene posseduti da una sensazione insolita ovvero come se in qualsivoglia parte della Puglia ci si trovasse catapultati alla finis Italiae, la fine dell’Italia, dove la terra si fonde col mare in un unico abbraccio.

Ed ecco allora che ci si può nutrire di stupore scoprendo questo paese speciale, dove c’è il Gargano, pieno di boschi e montagne, poi le Murge, “ortus conclusus” di grotte e gravine, mentre il Salento si riversa nello Ionio, fra Otranto e Marina di Leuca. Una guida ricca di suggestioni indispensabili per non perdere i luoghi della Puglia autentica e i suoi impareggiabili sapori. Scrive Giacinto Urso nella prefazione al libro: “In Puglia o meglio nelle Puglie, che abbracciano le terre di Foggia, di Barletta, di Bari, di Taranto, di Brindisi e di Lecce, non si passa per andare altrove. Chi le vuole ammirare deve venire apposta in questo stivale d’Italia, che si tuffa tutto intero nel mare sino a “finibus terrae”, ultimo lembo che – secondo la leggenda – o va visitato da vivi, oppure, con l’anima, da morti”.

Benvenuti in Puglia – Presentazione di Giacinto Urso (Capone, 278 pagine, 20 euro)

martedì 14 settembre 2010

Architettura salentina tra muretti e “pagghiari”


Architettura salentina tra muretti e “pagghiari” di Luciano Pagano da La Repubblica - Bari.it - LIBRI Parole e dintorni

Per i tipi di Capone Editore è stato di recente pubblicato un saggio scritto da Rossella Barletta dal titolo “Architettura contadina del Salento. Muretti a secco e pagghiari”. Un testo che con un approccio scientifico e rigoroso ma dal taglio prettamente divulgativo affronta uno dei temi più interessanti legato al paesaggio del Salento. Il testo è dedicato ai due elementi architettonici che accomunano la nostra terra: i muretti a secco e i “pagghiari”. Entrambe le architetture nascono da un’esigenza del territorio, quella di utilizzare la materia a disposizione, la pietra calcarea, come elemento architettonico abitativo e delimitativo.

I “pagghiari”, anticamente utilizzati come abitazioni, forni, depositi, costituivano i centri propulsori delle campagne dell’antichità. I muretti a secco, oggi più che mai frutto di una rivalutazione, venivano costruiti con una tecnica che permetteva di ‘incastonare’ pietra su pietra, per ottenere un duplice effetto, pratico nella durata e di sicuro impatto estetico. Rossella Barletta ripercorre la storia delle architetture rurali salentine, grazie a una disamina della quale colpiscono la precisione metodologica oltre che la ricchezza dei particolari e del glossario che via via va costituendosi, quasi un dizionario per immagini e parole nel quale si colgono gli strumenti e gli oggetti, dalla ‘chiesura’ – luogo cintato da oliveto – o campagna in senso lato, (riferimento che dal nostro dialetto trova riscontro nella “enclosure” anglosassone), fino agli strumenti utilizzati per assemblare i pagghiari. Ogni capitolo del libro è dedicato all’approfondimento di un elemento architettonico.

L’opera della Barletta presenta un’utilità documentale e al tempo stesso storica; non trascurabile il fatto che con quest’opera ci si possa collegare all’attuale recupero dell’antica tradizione architettonica salentina, complice il sostegno della Scuola Edile della Provincia di Lecce, la quale cura dei corsi volti all’apprendimento di queste tecniche di costruzione. È presente anche una sezione dedicata ai pagghiari più rappresentativi del territorio. Il libro conferma una delle vocazioni più riuscite della sua casa editrice, la Capone Editore, quella nel creare veri e propri “saggi per immagini”, percorsi nei quali un attento apparato iconografico si accompagna a studi di rilevanza per i temi trattati e per gli autori impegnati nella curatela dei volumi; questo di Rossella Barletta, insieme alla “Guida pratica ai Trappeti sotterranei del Salento”, costituisce solo una delle bussole indispensabili per orientarci nella storia dei nostri luoghi attraverso la storia della nostra architettura rurale. A oggi mancava, per esaustività e competenza, una guida simile, capace di descrivere con semplicità e completezza questi ‘silenti’ accompagnatori delle visioni paesaggistiche dell’entroterra costiero.

Ci piace suggerire questa lettura accompagnandoci ai versi di Ennio Bonea, scrittore, critico letterario di adozione salentina e deputato liberale, che proprio dal Salento aveva posto le basi per l’avvio di un primo dibattito sul Salento come sub-regione culturale (prima ancora che politica); il professore Bonea scrisse dell’intimo legame che c’è tra l’uomo e il suo terreno/territorio, in particolare con la pietra, con queste parole che di certo sono rimaste ‘scolpite’ nella mente di molti, e che non a caso vengono riprese in questo volume: “È fatto di pietra il mio Sud/di terribili uomini in lotta/contro la roccia da millenni./Le donne aspettano la sera/i figli fuggono di casa,/intorno al focolare./Le figlie dietro i vetri/spiano nella strada/il venditore di percalla/sognando futuri di penelopi.//Sono uno di loro/uno dei bruciati cafoni,/ma venate non ho mani/come foglie di tabacco;/piedi non ho ampi come pale/e duri come zoccoli di mulo/né dal cuore purissimo/so trarre canzoni da lanciare/col fiore in bocca sui balconi.” Testi come questo sembravano invocare un avvicinamento tra un ambito di produzione culturale e intellettuale in senso stretto e la Terra, intesa come luogo dove il lavoro incontra l’ambiente.

“Architettura contadina del Salento” è un saggio che può far avvicinare gli intellettuali alla terra come punto di partenza che non sia di semplice sfruttamento del territorio ai fini di una proposizione falsata delle proprie radici, ma che sia capace di far scorrere nuova linfa, non solo economica, tra le fessure delle nostre pietre “scottate” dal sole.

Architettura contadina del Salento. Muretti a secco e pagghiari – di Rossella Barletta (Capone Editore, 100 pagine, 8 euro)

lunedì 13 settembre 2010

in libreria "Il Mediterraneo nella cartografia ottomana" di Vito Salierno

dal sito ComunicatiStampa

Esce in questi giorni nelle principali librerie italiane con molte vedute a colori di città costiere che vedono la luce per la prima volta al mondo, Il Mediterraneo nella cartografia ottomana (coste, porti, isole negli atlanti di Piri Reis), l'ultimo lavoro di Vito Salierno pubblicato da Capone Editore di Lecce.

Il Libro: La cartografia islamica del Mediterraneo non è mai stata studiata nel suo complesso, anche se sono stati pubblicati molti importanti saggi e articoli, in particolare su mappe singole e sugli atlanti compilati da Piri Reis, l'ammiraglio della flotta ottomana nel Cinquecento, che fu autore di due versioni del Kitab-ï Bahriyye [Il libro del mare], copiato ampiamente per tutto il XVII secolo. Il libro, di derivazione dagli isolari italiani, era rivolto all'uomo di mare nella sua prima versione, al collezionista e al bibliofilo nella sua seconda versione: di qui il successo dei molti manoscritti, decine dei quali si conservano tuttora.

L'analisi della cartografia islamica va dalla Geografia di Tolomeo, le mappe di Ibn Idrisi e le esistenti carte medievali sino all'opera di Piri Reis e dei suoi successori quali Nasuh Matrakçi, Seyyid Nuh, Katib Çelebi, e i cosiddetti atlanti di Hümayun e 'Ali Macar. Ampio spazio è stato dedicato alle descrizioni delle mappe di Piri Reis: coste, porti, isole dell'Italia, Francia, Spagna, paesi del Maghreb, Egitto, Grecia, Turchia, e isole principali nel Mediterraneo.

The Islamic Cartography of the Mediterranean has never been studied on its whole complex, even though many qualified essays and articles have been published, in particular on single maps and on the atlases compiled by Piri Reis, the 16th c. admiral of the Ottoman fleet, who was the author of two versions of the Kitab-ï Bahriyye [The Book of the Sea], which was copied extensively in the 17th century. This book, closely derived from Italian isolari, was directed to the mariner in its first version, to the collector and book amateur in its second version: hence the success of the many manuscripts, tens of which are still extant.

The analysis of the Islamic cartography goes from Tolomeus' Geography, the maps of Ibn Idrisi and the extant Middle-age charts to the work by Piri Reis and his followers such as Nasuh Matrakçi, Seyyid Nuh, Katib Çelebi, and the so-called Hümayun's and 'Ali Macar's atlases. Much space has been devoted to the descriptions of the maps by Piri Reis: coasts, ports, isles of Italy, France, Spain, the Maghreb countries, Egypt, Greece, Turkey, and the main isles in the Mediterranean.

L'Autore: Vito Salierno lavora da sempre nel campo della storia moderna e delle letterature comparate, con particolare riguardo a D'Annunzio, Tagore e Iqbal. Tra i suoi lavori storici più noti citiamo L'India degli dèi (1986), D'Annunzio e Mussolini (1988), Roma 1870 (1992), D'Annunzio e i Savoia (2006). Nel campo della letteratura ha curato le edizioni delle lettere di D'Annunzio a Margherita Besozzi (2001), a Nietta Cassinari (2005) e a Barbara Leoni (2008); ha tradotto del poeta bengalese e premio Nobel Rabindranath Tagore il Gitanjali e Luna Crescente (1990) e del poeta-vate della nazione pakistana Muhammad Iqbal il Richiamo della carovana (2010).

Nel campo specialistico dell'islamistica, ha pubblicato nel 1963 un'Antologia della poesia urdu, nel 1972 un saggio storico-letterario Pakistan dal deserto alla vita, nel 2000 un saggio su I Musulmani in Puglia e in Basilicata, nel 2001 il romanzo La sultana, nel 2002 un saggio sulle Iscrizioni pseudocufiche in Puglia e Basilicata, nel 2004 un saggio Iqbal and Italy. Con la Capone Editore ha pubblicato nel 2006 I Musulmani in Italia - secoli IX-XIX, nel 2007 'Iraq dai Sumeri a Saddam Husein, nel 2009 Alla riscoperta della Magna Grecia, e nel 2008 ha curato l'edizione di Yèmen, un viaggio a Sanâa nel 1877 di Renzo Manzoni.

Indice del volume: Introduzione; L'epoca di Solimano il Magnifico; La cartografia pre-ottomana: le fonti; La cartografia ottomana; L'Italia nel Kitab-ï Bahriyye; La cosiddetta mappa di Hajji Ahmed; Il Mediterraneo occidentale nel Kitab-ï Bahriyye; Le coste del Maghreb nel Kitab-ï Bahriyye; Le coste greche e turche nel Kitab-ï Bahriyye; La cartografia ottomana dopo Piri Reis; Note; Bibliografia generale.

Indice di alcune località italiane raffigurate nel libro (molte vedute vengono pubblicate per la prima volta al mondo): Adriatico con le città lungo la costa italiana: Venezia, le foci del Po, Cesenatico, Pesaro, Senigallia, Ancona, Recanati, Lanciano, Vasto, Lago di Varano, Manfredonia, Barletta, Molfetta, Bari, Brindisi, Lecce, Otranto, Capo Santa Maria, Gallipoli. Da nord, Muggia, le isole lungo la costa dalmata; Agrigento; Ancona con la sua fortezza. Si notano il porto detto Liman Anqona, la chiesa di Santa Maria di Portonovo o la Badia di S. Pietro che nella mappa è indicata come San Clemente (Santa ki Manto), il monte Conero e il borgo di stirolo; Aspromonte; Bari; Brindisi con le torri all'ingresso del porto dette burj; Calabria; Capo San Vito con l'omonimo santuario e il convento dei Cappuccini; Capo Bruzzano; Capo dell'Arme con le torri omonime; Capo delle Colonne e quelli di Cimiti e di Rizzuto; Capo Passero; Capo Spartivento; Capo Vaticano; Catanzaro; Catona; Costa abruzzese con la città di Ortona e i borghi di Francavilla, di San Vito e le rispettive torri di guardia. Nell'interno le città di Chieti, di Lanciano; Costa calabrese compresa tra Capo Trionto e Punta Alice con la città di Rossano, i borghi di Crosia e di Calopezzati e la città di Cariati. Le torri corrispondono a quelle di Trionto, di Santa Tecla; Costa laziale con Gaeta, di fronte l'isola di Ponza, quindi Terracina, la città di Roma, e infine Civitavecchia; Costa marchigiana. Il fiume Foglia, le città di Pesaro e di Fano, il ponte di pietra sul fiume Metauro; Costa tirrenica; Crotone con la sua fortezza, il capo delle Colonne, Capo Bianco; di Fiumenicà, di Punta Alice di Primaro. La contrada di Cordigoro, la città di Comacchio all'interno delle valli omonime; Dino (Isola); Egadi; Eolie; Ferrara, il monastero di San Giorgio ed il borgo omonimo; Gallipoli; Giovinazzo; Golfo di Genova con le isole di Capraia e Gorgona, la città di Piombino, La Spezia, la città di Genova, e infine Savona; Golfo di Squillace e Punta Stilo con le città omonime; Il fiume Metauro, confine tra Stato della Chiesa e Ducato di Urbino, la città di Senigallia lambita dal fiume Misa, la rocca di Fiumesino presso il corso d'acqua omonimo; Il versante meridionale del Gargano indicato nella mappa come "Regione di Puglia" o Vilayet-i Puliye: da est a ovest, un monastero, il borgo di Mattinata, capo Sant'Angelo, la città di Manfredonia, la foce dell'Ofanto con le due torri di guardia e la città di Barletta; Isola di Sant'Andrea; Le Castella protesa nel mare; Lecce; Licata; Mantova; Mazara;Messina; Milazzo; Mola; Monopoli; Otranto; Palermo; Palizzi; Penisola salentina con Lecce, scalo di Lecce, porto di Lecce, Roca Vecchia, Otranto, Capo Santa Maria di Leuca, Tricase, Gallipoli; Penisola sorrentina e il golfo di Napoli: (da est a ovest) Capo Licosa, la città di Salerno, l'isola di Capri, i borghi di Vico e Castellammare, la città di Napoli, e l'isola di Ischia; Po e le rispettive foci: porto Fornaci, di Goro, dell'Abate, di Volana, di Magnavacca; Policastro; Reggio Calabria fronteggiata da quella di Messina; Sardegna; Scalea; Sciacca; Scicli; Sicilia; Sicilia nord-orientale; Siracusa; Stromboli; Taormina; Taranto con le isole Cheradi che chiudono il mar Grande; Termoli; Trapani; Trieste; Tropea; Urbino; Vasto; Venezia.

Indicazioni bibliografiche e caratteristiche tecniche: Vito Salierno, Il Mediterraneo nella cartografia ottomana (coste, porti, isole negli atlanti di Piri Reis), Capone Editore, Lecce 1010. Formato 21x29,7 cm, cartonato con sovraccoperta, interamente a colori, pagine 112, € 35,00.

Info e ordini: 0832611877 (telefono e fax) - info@caponeditore.it - caponeditore@libero.it

Le città del Mediterraneo secondo l'Islam

"Le città del Mediterraneo secondo l'Islam"
di Stefano Donno
da La Repubblica - Bari.it - LIBRI Parole e dintorni

Esce in questi giorni nelle principali librerie italiane un’importante pubblicazione che contiene svariate vedute a colori di città costiere che sono portate alla conoscenza del grande pubblico per la prima volta al mondo. Parliamo de “Il Mediterraneo nella cartografia ottomana (coste, porti, isole negli atlanti di Piri Reis)”, l’ultimo lavoro di Vito Salierno pubblicato da Capone Editore di Lecce (0832.611.877, info@caponeditore.it).

La cartografia islamica del Mediterraneo non è stata mai oggetto di un approfondito studio o di un’analisi complessiva e accurata, anche se sono stati pubblicati molti importanti saggi e articoli, in particolare su mappe singole e sugli atlanti compilati da Piri Reis, l’ammiraglio della flotta ottomana nel Cinquecento, che fu autore di due versioni del Kitab-ï Bahriyye [Il libro del mare], sfruttato, utilizzato e copiato ampiamente per tutto il XVII secolo. Il libro, di derivazione dagli isolari italiani, era rivolto all’uomo di mare nella sua prima versione, al collezionista e al bibliofilo nella sua seconda versione: di qui il successo dei molti manoscritti, decine dei quali si conservano tuttora.

L’analisi della cartografia islamica va dalla Geografia di Tolomeo, le mappe di Ibn Idrisi e le esistenti carte medievali sino all’opera di Piri Reis e dei suoi successori quali Nasuh Matrakçi, Seyyid Nuh, Katib Çelebi, e i cosiddetti atlanti di Hümayun e ‘Ali Macar. Ampio spazio è stato dedicato alle descrizioni delle mappe di Piri Reis: coste, porti, isole dell’Italia, Francia, Spagna, paesi del Maghreb, Egitto, Grecia, Turchia, e isole principali nel Mediterraneo. Le località italiane raffigurate nel volume vanno da Venezia, le foci del Po, Cesenatico, Pesaro, Senigallia, Ancona, Recanati, Lanciano, Vasto, Lago di Varano sino a Manfredonia, Barletta, Molfetta, Bari, Brindisi, Lecce, Otranto, Capo Santa Maria, Gallipoli e molto, molto di più. Parliamo di un libro dall’alto valore contenutistico di portata nazionale e internazionale, che testimonia l’impegno di questo editore nel voler continuare a diffondere preziose documentazioni storiche che riguardano la Puglia e il Mediterraneo.

L’autore, Vito Salierno, lavora da sempre nel campo della storia moderna e delle letterature comparate, con particolare riguardo a D’Annunzio, Tagore e Iqbal. Ha tradotto del poeta bengalese e premio Nobel Rabindranath Tagore il Gitanjali e Luna Crescente (1990) e del poeta-vate della nazione pakistana Muhammad Iqbal il Richiamo della carovana (2010). Nel campo specialistico dell’islamistica, ha pubblicato nel 1963 un’Antologia della poesia urdu, nel 1972 un saggio storico-letterario Pakistan dal deserto alla vita, nel 2000 un saggio su I Musulmani in Puglia e in Basilicata, nel 2001 il romanzo La sultana, nel 2002 un saggio sulle Iscrizioni pseudocufiche in Puglia e Basilicata, nel 2004 un saggio Iqbal and Italy. Con la Capone Editore ha pubblicato nel 2006 I Musulmani in Italia – secoli IX-XIX, nel 2007 ‘Iraq dai Sumeri a Saddam Husein, nel 2009 Alla riscoperta della Magna Grecia, e nel 2008 ha curato l’edizione di Yèmen, un viaggio a Sanâa nel 1877 di Renzo Manzoni.

Il Mediterraneo nella cartografia ottomana (coste, porti, isole negli atlanti di Piri Reis) – di Vito Salierno (Capone Editore, 2010, 112 pagine, 35 euro)