mercoledì 30 gennaio 2013

Antonio Errico, "Fiabe e Leggende di Puglia" disponibile dal 19 febbraio 2013


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Antonio Errico, Fiabe e Leggende di Puglia,
Capone Editore 2013
Collana: "La terra e le storie", n. 1












Pagine 128, € 10,00,
ISBN: 978-88-8349-170-2


Sarà disponibile dal 19 febbraio il libro di Antonio Errico Fiabe e Leggende di Puglia che inaugura la collana "La terra e le storie", diretta dallo stesso Errico e da Maurizio Nocera



Il Libro
“Mi dicono che da fanciullino - scrive Giacomo Leopardi in una pagina dello Zibaldone -, stavo sempre dietro a quella o questa persona perché mi raccontasse delle favole...”.
È un ricordo, questo, che appartiene un po’ a tutti noi che da bambini, in silenzio e con stupore, ascoltavamo chi ci narrava storie d’incantesimi, di pozioni magiche, di re savi, di passioni, di santi, di sirene, di tesori, di diavoli, di streghe.  Storie che risalgono in età matura dal profondo della nostra memoria riportandoci ad un passato che non è solo nostalgia.
I testi di questo libro costituiscono riscritture del tutto originali di fiabe e leggende pugliesi che trovano la loro provenienza nella tradizione orale e scritta di cui si dà ampiamente conto. Sono racconti di luoghi,  personaggi,  monumenti, di tradizioni della regione che per secoli sono passati di bocca in bocca e che, ormai, fanno parte della storia come le innumerevoli e  belle testimonianze materiali delle quali la Puglia è giustamente orgogliosa.

L’Autore
Antonio ERRICO è nato in provincia di Lecce dove vive e lavora come dirigente scolastico di un liceo.
Ha pubblicato libri di narrativa e di saggistica: Tra il meraviglioso e il quotidiano (1985); Favolerie (1996); Il racconto infinito. Saggio su Luigi Malerba (1998); Fabbricanti di sapere. Metodi e miti dell’arte di insegnare (1999); Angeli regolari (2002); L’ultima caccia di Federico Re (2004); Salento con scritture (2005); Viaggio a Finibusterrae (2007); Stralune (2008); Le ragioni della passione. Approdi e avventure del sapere (2009); L’esiliato dei Pazzi (2012), saggi e racconti in volumi collettivi.  Ha curato l’antologia Poeti a Finibusterrae , edita dalla Provincia di Lecce, e la riedizione di Secoli fra gli ulivi di Fernando Manno (2007).
Collabora a quotidiani e periodici, a riviste letterarie e scolastiche.  

venerdì 25 gennaio 2013

PUGLIA BAROCCA /// Recensione di Claudia Presicce apparsa su "Nuovo Quotidiano di Puglia" di lunedì 14 gennaio 2013


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VIAGGIO IN PUGLIA
GUIDATI
DAL BAROCCO

Di Claudia Presicce


Parlare di barocco in Puglia significa celebrare una vittoria della vita sulla morte, del movimento
sull'immobilità, del rumore assordante sul silenzio cupo e sordo, di una naturale gioia sul rigore imposto. Qui osare con forme artistiche audaci e coraggiose ha significato molto di più che altrove una protesta celata nell'arte, una rivolta potente e silenziosa dell'uomo in nome della libera espressione, così come accaduto nella storia a tanti grandi artisti che hanno messo la loro personalità ribelle nelle loro opere. In un Sud lontano e schiacciato dal giogo di una lontana dominazione la creatività per secoli è stato l'unico luogo di libertà.
La parola "esaustività" non si potrà mai accostare allo studio del barocco leccese, salentino
e pugliese, per questo saranno sempre benvenute nuove pubblicazioni e studi, che si cimentano ad indagare in questo poliedrico mondo che racconta molto più di noi, delle nostre personalità meridionali, forti e apparentemente imbelli, di quanto si voglia ancora oggi ammettere.
"Puglia barocca" (Capone editore 2013, 18 euro) è il nuovissimo volume firmato da Mario Cazzato che da domani arriverà in libreria fresco di stampa.
Per quanto la pietra qui da noi sia stata generosa e incoraggiante per un'espressività così ricca e luminosa, il barocco salentino - che annuncia lo sviluppo del genere in Puglia - appare piuttosto tardivo rispetto ad altre zone. Il libro sostiene che, se a Napoli non si può parlare di barocco prima del 1631, a Lecce per riconoscere vere tracce di questa espressione bisognerà aspettare almeno un altro quindicennio e la mano di artisti che hanno segnato questa terra, come Cesare Penna, Giuseppe Zimbalo, ecc.
Tuttavia a Lecce primissimi albori, impercettibili segnali, cominciarono a germogliare già dopo la  battaglia di Lepanto del 1571 in cui la sconfitta dei turchi significò l'apertura di una città fino ad allora riavvolta e chiusa su se stessa per difendersi, tra le mura e il castello di Carlo V. Per due secoli poi quest' espressione artistica disegnò il ritratto di Lecce, una città che sarebbe per sempre passata alla storia come la "Firenze del barocco". Tuttavia l'arte barocca qui arrivò per fondersi con molte espressioni artistiche e architettoniche preesistenti e poi seguenti, in un caleidoscopio unico di culture e stili, forme e pensieri, che rendono i palazzi e le chiese delle bomboniere da scartare e scoprire lentamente, in tutte le loro infinite vite.
L'esplosione vera e propria del barocco leccese, oggi comunemente identificato, si verificò tra gli anni '70 e '80 del secolo. La figura chiave di questo periodo fu un onnipresente Zimbalo che, fino alla morte, nel 1710, occupò un posto di rilievo nel panorama architettonico salentino. A Lecce ad
esempio, anche elementi fortemente rappresentativi della città, come la progettazione della colonna di Sant'Oronzo, portano la sua firma. Spesso in un continuato rapporto sinergico, la sua attività si intrecciò con quella di Giuseppe Cino o Gabriele Riccardi. Per esempio il florilegio della facciata di Santa Croce, costruita su tre sezioni, fu disegnato tra il 1549 e il 1695 da Gabriele Riccardi, Cesare
Penna e Giuseppe Zimbalo.
Ma non si chiuse solo con il Seicento il tempo del barocco in questo Sud, anzi, Mauro Manieri (1687-1744) fu portavoce di una personale radicale critica all’esasperato decorativismo barocco di quegli anni che portò inevitabilmente ad una svolta. Fu, spiega Cazzato, il terremoto del 1743 a determinare l’affermazione del gusto rocaille, un gusto che unificò il basso con l'alto Salento e che segnò, ancora una volta, la differenza con la Capitanata gravitante sempre di più nell'orbita napoletana.
Mario Cazzato scrive della civiltà barocca salentina già dal 1986, quando con Vincenzo Peluso pubblicò un libro che svelò le bellezze di Melpignano.
Ha scritto da allora circa un centinaio di opere tra guide e saggi.


Da "Nuovo quotidiano di Puglia" di lunedì, 14 gennaio 2013


giovedì 17 gennaio 2013

PUGLIA BAROCCA /// Recensione di Angelo Sconosciuto apparsa su "La Gazzetta del Mezzogiorno" di domenica 13 gennaio 2013


BAROCCO
Quelle nostre cittadine protagoniste di un’epoca

Di Angelo Sconosciuto

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Brindisi e Francavilla, Mesagne e Oria. C’è tanto barocco in questi centri che ora nella provincia brindisina a quel tempo appartenevano all’unica entità geografica della Terra d’Otranto. Anche queste realtà, dunque, sono al centro dello studio che Mario Cazzato ha condensato nel bel libro «Puglia barocca» (pagg. 136, Euro 18) che per i tipi di Capone Editore, esce nelle librerie martedì 15 gennaio prossimo.
«Una storia generale del barocco pugliese in quanto categoria artistica e segnatamente architettonica, non è stata mai, fin qui, composta», scrive nella Premessa l’autore, che dal lontano 1986 e dal suo «Melpignano. Indagine su un centro minore», è andato sempre più focalizzando l’attenzione sui problemi e sulle questioni rilevanti di quella che viene considerata ormai come «civiltà barocca salentina».
E riferendosi alla «fondamentale monografia di M. Calvesi e M. Manieri Elia (1971) dal titolo Architettura barocca a Lecce e in Terra di Puglia» ed all’«Atlante del barocco in Italia (a cura di V. Cazzato, M. Fagiolo, M. Pasculli Ferrara)», l’autore sostiene che «si è potuto accertare come gran parte delle manifestazioni barocche del centro e del nord della Puglia hanno una rilevanza indiscutibile e una frequenza statistica significativa solo a partire dal XVIII secolo. Per quello precedente aggiunge -, per l’epoca cioè di formazione e di diffusione del barocco, l’area protagonista è quasi soltanto Terra d’Otranto e in particolare l’area leccese con in testa il capoluogo. Qui infatti possiamo agevolmente seguire la nascita e lo sviluppo di un nuovo linguaggio e come questo guadagni progressivamente l’intera provincia puntate nel barese. In questo senso non si può non essere d’accordo con la storiografia tradizionale che ha parlato giustamente di “barocco leccese” (V. Cazzato, 2003) e non già di “barocco barese” o di “barocco foggiano” che in un certo senso, più questo che quello, possiamo considerare come un’appendice del barocco napoletano tanto da poter essere studiati separatamente senza timore di incorrere in errori metodologici così come suggerisce il citato Atlante». «È perciò, ancora, opportuno partire da Lecce per ricostruire l’evoluzione di un nuovo linguaggio che ebbe la forza, tra l’altro, di trasformare per la prima volta dopo il Medioevo il volto delle città», egli sostiene.
Questo per far notare come «i due secoli del barocco pugliese influirono profondamente sull’assetto urbanistico degli abitati: i casi di Lecce, completamente risemantizzata, di Taviano, di Francavilla Fontana con i suoi lunghissimi assi viari, di Montemesola, di Gravina o di Serracapriola sono solo alcuni degli episodi più emblematici che aspettano ancora una lettura unitaria».
Ecco dunque spiegata la vicenda in otto capitoli, che prendono le mosse dagli esordi del «barocco leccese» e proseguono con «le opere e gli autori della transizione al barocco» e con le maniere entro le quali esso si sviluppa, quindi con le riflessioni su Giuseppe Zimbalo e sul barocco leccese, per poi passare alla prima riscossa «antibarocca» ed a Mauro Manieri ed osservare quindi la presenza dell’arte napoletana in Puglia. «Se a Napoli non si può parlare di barocco prima del 1631 (l’attività del Fanzago non si esplica compiutamente prima di questa data), a Lecce questo fenomeno deve essere spostato almeno di un quindicennio, con le opere di Cesare Penna dice Cazzato -. Nel decennio 1647-1656 c’è un grande fermento, rilevante non solo nel leccese ma anche in altre aree pugliesi. Dal 1656 al 1670 si verifica l’eplosione vera e propria del barocco leccese che diventa salentino tra gli anni ‘70 e ‘80 del secolo. In questi decenni la figura chiave è senz’altro Giuseppe Zimbalo. Fino alla sua morte, il 1710, costui occupa sempre un posto di rilievo nel panorama architettonico salentino anche quando la sua attività si intreccia con quella di Giuseppe Cino e del suo “clan”. Ma una svolta decisiva si avrà solo con Mauro Manieri (1687-1744) che spingerà l’ambiente artistico verso una radicale critica dell’esasperato decorativismo barocco di quegli anni». E Cazzato aggiunge: «Sarà tuttavia il terremoto del 1743 a costituirsi come episodio fondamentale dell’affermazione del gusto rocaille che unificherà il basso con l’alto Salento, segnando ancora una volta la differenza con la Capitanata gravitante sempre di più nell’orbita napoletana». Ecco spiegati, dunque gli ultimi due capitoli, dedicati alla diffusione del barocco in Terra di Bari ed al tardobarocco in Capitanata.
«La sinteticità di questa ricostruzione, che è soprattutto storica, lascia necessariamente in ombra non pochi fenomeni degni di più ampia trattazione», dice l’autore in conclusione, ma quello che ora vede la luce è davvero un libro per tutti: una sintesi ben fatta che suscita in chi è curioso la voglia di continuare a ricercare a confrontare situazioni, luoghi ed opere. E questo desiderio, spinge sempre ad majora.



Da "La Gazzetta del Mezzogiorno" di domenica 13 gennaio 2012


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