giovedì 27 aprile 2017

Il mito e la storia nelle "Novelle popolari salentine" / / / Recensione a firma di Felice Laudadio apparsa su Pentagrammi



Il mito e la storia

nelle Novelle popolari salentine




di Felice Laudadio

Deve moltissimo ai concittadini: nel testo «Novelle popolari salentine» (Capone editore, Lecce, 2016) l’autore, il tavianese Giuseppe Cassini, apre i suoi brevi ringraziamenti con la sincera riconoscenza per i compaesani, soprattutto quei contadini che hanno avuto la pazienza, ma anche il piacere, di raccontargli molte delle leggende e delle vicende narrate.
Giuseppe Cassini è nato e vive a Taviano (Lecce). Insegnante e poi dirigente (è stato presidente provinciale dell’Associazione nazionale dirigenti scolastici, oltre che amministratore comunale), ha pubblicato brevi saggi di didattica e politica scolastica, due raccolte di scritti sulla multicultura a scuola e sulla sperimentazione dell’autonomia, nel 2003 e nel 2007. Successivamente, si è dedicato alla valorizzazione delle tradizioni del Salento, e la ricerca lo ha portato alla redazione di queste novelle, che segnano il suo esordio nella narrativa.
Pur essendo il prodotto di una brillante fantasia, questo lavoro si basa proprio sulla salentinità diffusa e sulle fonti popolari locali. È il settimo titolo della collana, edizioni Capone, «La terra e le storie», diretta da Antonio Errico e Maurizio Nocera, che firmano rispettivamente la prefazione e la postfazione. Le illustrazioni di Mario Venneri arricchiscono e commentano i testi.
E dire che le favole non esistono. Ricordate Giambattista Vico? L’autore lo cita nella presentazione delle novelle. Per il filosofo napoletano, il mito - medium attraverso il quale i popoli antichi esprimevano la propria cultura - non era né solo leggenda né solo verità raccontata in forma fantastica. Conteneva pezzi di storia e di vita degli uomini, oltre a risentire delle dinamiche sociali delle comunità di allora.
Niente paura, Cassini rassicura grandi e piccini: l’affermazione vichiana potrebbe non essere universalmente valida. Tuttavia, riconosce, lo è certamente per le novelle di questa raccolta, che restano saldamente legate alla vita vissuta anche le poche volte che assumono la forma della fiaba o della favola.
Il volumetto delle novelle (136 pagine) è diviso in due parti, due realtà molto diverse tra loro, ma allo stesso tempo molto simili e di fatto consequenziali, due facce della stessa medaglia.
La prima parte è costituita da ventiquattro novelle, di contenuto verista, verismo rusticano, che interpreta il vissuto, i sentimenti, il modo di porsi, di contadini, braccianti, umili lavoratori agricoli. Questi racconti, episodi, indovinelli, di origine contadina, sono strettamente collegati alla realtà quotidiana e non presentano contenuti/aspetti magici e favolistici, semmai moralistici, in qualche modo pedagogici, e alla fine risultano spiritosamente ma bonariamente critici con preti e padroni.
Nella seconda parte, «La Congrega della comare Tetta», protagoniste sono le donne, addette alla cura della casa più che alla fatica nei campi. Il punto di vista è quindi quello delle mogli dei contadini, tutte casa, Chiesa e raccolto. E non solo. Toccavano a loro anche le incombenze domestiche, la cura dei figli e degli anziani, la filatura di lana e cotone, la tessitura, i lavori di supporto all’economia agricola (la trasformazione e conservazione dei prodotti della terra e quant’altro).
Concretezza contadina contro immaginazione, due mondi completamente diversi, nonostante agissero nello stesso contesto. Nella narrazione agreste predominano la terra, gli elementi primordiali e accenni di sapienza arcaica, mentre nella sfera casalinga si scivola nel magico, nel mistico e nel soprannaturale, in un sommarsi di streghe e incantamenti, di anime del Purgatorio e di contatti con l’Aldilà. La realtà, la cronaca, erano affidate infatti, nel mondo femminile, al pettegolezzo, che, per essere intensamente vissuto, abbisognava di essere ampliato e infiorato di fantasticherie e di congetture. Ma Giuseppe Cassini non è affatto ingeneroso con le donne, riconosce in loro una solida concretezza, manifestata nelle incessanti cure della casa, che gravavano interamente sulle loro spalle, tanto da renderle le autentiche colonne dell’organizzazione familiare. Le fantasticherie e il soprannaturale, insomma, servivano solo come svago, sebbene fossero una realtà intensamente vissuta e accettata.



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giovedì 16 marzo 2017

È disponibile "Castelli di Puglia di mare e di terra" di Lorenzo Capone


Lorenzo Capone

Castelli di Puglia
di mare e di terra


Arrivati in Puglia nel XII secolo dal lontano nord-ovest della Francia come mercenari o soldati di ventura, in cerca comunque di fortuna in una Italia meridionale occupata dai bizantini, dai longobardi e dai saraceni, i Normanni edificarono i loro fortilizi immediatamente fuori dai borghi e dalle città che via via conquistavano e sottomettevano con la forza delle armi. Erano strutture molto semplici, all’inizio, generalmente costruite su collinette, le cosiddette “motte”, idonee alla difesa, ma anche al controllo del territorio. A pianta quasi sempre circolare, con pochi ingressi e alti steccati, con torri angolari o inserite lungo la cortina: si trattava di residenze largamente autosufficienti.
Se prima dei Normanni erano stati i bizantini a creare strutture difensive nella Puglia del nord e del nord-ovest per difendere i loro confini dai longobardi del Ducato di Benevento, fu Federico II, dopo di loro, che costruì, molto spesso ex novo, a volte su preesistenze anche molto antiche, complessi fortilizi nel suo vasto regno: mura imponenti intorno alle città, torri, castrum e palatium, complessi fortificati imponenti espressione immediata del potere.
Con l’arrivo degli Angioini e degli Aragonesi, e successivamente degli Spagnoli, sorsero molte torri e numerosi altri castelli, alcuni sul vecchio impianto normanno e svevo, che fu ampliato, abbellito, arricchito di nuove strutture; altri, invece, edificati ex novo a pianta diversa a seconda del periodo tenendo sempre presenti le nuove tecniche di guerra che diventavano più raffinate e che, con l’utilizzo della polvere da sparo e l’introduzione delle armi da fuoco alla fine del Quattrocento, sconvolsero l’assetto e la struttura dei manieri e delle opere fortificate in genere. Una sorta di rivoluzione nell’arte della guerra che vide alcuni architetti, tra i tanti i salentini Evangelista Menga e Giangiacomo dell’Acaya, protagonisti di questo radicale rinnovamento: per difendersi occorrevano strutture molto più compatte rispetto alle precedenti, più robuste e solide, molto resistenti ai colpi dei cannoni. Un’arma molto devastante, che cambierà rapidamente il modo di fare la guerra e quello di adattare al nuovo o di costruire le strutture difensive.

LORENZOCAPONE è nato a Cavallino di Lecce nel 1942.
Ha al suo attivo pubblicazioni di grande diffusione tra le quali:Puglia. Guida storica artistica e paesaggistica; Salento. Guida storica artistica e paesaggistica e Lecce. Guida storico-artistica tutte del 2003. Nel 2005, in abbinamento con “Quotidiano di Puglia”, esce Lecce e il Salento. Paesaggio, storia, arte. Itinerari turistici; nel 2006, con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, escono, invece, Puglia, terra e mare; Puglia, castelli e torri; Puglia, i luoghi della fede e Puglia archeologica. Nel 2008 escono Puglia archeologica. Dalla preistoria alla presenza romana, una edizione molto ampliata di quella uscita in abbinamento con la “Gazzetta del Mezzogiorno”, e  Incantevole Salento. Paesaggio, storia e arte. Nel 2009 pubblica Templi e fortificazioni in Grecia e Magna Grecia e, nel 2011,  I luoghi dell’archeologia. Puglia Basilicata Calabria Campania e Molise. E’ del 2012 la seconda edizione di Puglia archeologica. Dalla preistoria alla presenza romana.


Note biobibliografiche e caratteristiche tecniche: Lorenzo Capone, Castelli di Puglia di mare e di terra, Capone Editore, Lecce 2017
Formato 17cm x 24, 128 pagine, interamente a colori
ISBN: 978-88-8349-208-2



martedì 28 febbraio 2017

venerdì 10 febbraio 2017

C'ERA UNA VOLTA LA NOVELLA POPOLARE / / / Recensione a firma di Claudia Presicce apparsa su Nuovo Quotidiano di Puglia di giovedì 9 febbraio 2017

C'ERA UNA VOLTA LA NOVELLA POPOLARE

Storie di un'epoca ormai scomparsa

La civiltà contadina tra '800 e '900 e il ruolo della donna nell'economia agricola sono narrati in un libro che raccoglie antichi racconti orali e testi della tradizione musicale del Salento.



di Claudia Presicce

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mercoledì 4 gennaio 2017

"Le origini della navigazione. Mesopotamia e Mediterraneo antico" di Massimo Baldacci sarà disponibile nella seconda metà di gennaio.

Massimo Baldacci

Le origini della navigazione

Mesopotamia e Mediterraneo antico



Akrotiri. Affresco dalla stanza 5 della Casa ovest: processione delle navi.
Ca. 1550 a.C. Atene, Museo Archeologico Nazionale

IL LIBRO: Se l’Atlantico è il mare della distanza e l’Adriatico quello dell’intimità, il Mediterraneo è il mare della vicinanza, secondo una indovinata definizione dello scrittore e accademico croato Matvejevic. Pur nella frammentarietà dei dati archeologici ed epigrafici oggi disponibili, è infatti possibile – già dall’Età del Bronzo – disegnare un comune percorso per le Civiltà che sul Mediterraneo si affacciarono: gli interscambi di merci hanno infatti favorito contatti sempre più stretti e frequenti tra le popolazioni e tramite i mercanti e le loro navi ben presto si trovarono a viaggiare insieme alle mercanzie anche le culture e le lingue e i miti. Nell’Italia meridionale in particolare, tra le fasi del Protoappenninico e del Subappenninico, molti insediamenti si vennero a strutturare lungo le rotte commerciali, attratti da guadagni costituiti dai traffici marittimi, fungendo da sedi di ricovero per le navi o da centri per la diffusione di manufatti o di tecnologie, molto spesso reinterpretate: le ceramiche, ad esempio ma non solo, pur mantenendo le tipiche caratteristiche di origine furono rapidamente rielaborate da maestranze del posto per adattarle al gusto locale.
 Nel volume per la prima volta viene descritta quella che si potrebbe definire come globalizzazione culturale e commerciale dell’Età del Bronzo, analizzando lo strumento che, per velocità e per la più ampia percorrenza, ne permise la realizzazione, la nave.

L'AUTORE: Massimo Baldacci (Università di L’Aquila; Roma Tor Vergata) è Annually Invited Professor nell’Università di Stuttgart, Germania. Autore di oltre 180 pubblicazioni scientifiche su Riviste specialistiche edite sia in Italia che all’estero (Impact Factor: 138; H-Index: 65), come saggista ha pubblicato: Storia di Ugarit. Una città stato ai primordi della Bibbia, Piemme 1996; Il libro dei morti dell’antica Ugarit, Piemme 1998; Il Diluvio, Mondadori 1999 (2a ed. Oscar Mondadori 2000); Prima della Bibbia: sulle tracce della religione arcaica del Proto-Israele, Mondadori 2001 (2a edizione 2003); Il male antico, San Paolo Edizioni 2008; Le Guerre di Ugarit, Chillemi Editore 2014. 

mercoledì 30 novembre 2016

"Novelle popolari salentine" di Giuseppe Cassini


È disponibile

Novelle popolari salentine

di Giuseppe Cassini



Il libro: Le fiabe e le favole, come tali, non esistono poiché sono sempre un frammento della realtà, un pezzo di vita vissuta o sognata (nel senso di desiderata). In altri termini sono fantasia, ma sono anche concreta realtà. Come fantasia sono il percorso attraverso il quale gli uomini superano le angustie della vita e le delusioni per gli insuccessi subiti. Sono cioè un modo per sfuggire all’ignoto e rendere fantasticamente reali i sogni e i desideri irrealizzati o irrealizzabili. Come frammenti della realtà hanno bisogno di essere intensamente vissute, interpretate e capite, poiché solo così è possibile trarre tutti gli insegnamenti in esse contenuti.

Le novelle e le favole di questa raccolta hanno caratteristiche analoghe: sono quasi sempre il frutto della fantasia, ma sono anche intimamente legate alla ­realtà del mondo contadino e quindi alla sua cultura, alle sue credenze e alle sue tradizioni. Per questo hanno una loro valenza morale ed educativa , che si sostanzia nella denuncia delle ingiustizie e delle angherie subite dal popolo da parte di una classe padronale legata al passato e incapace di intraprendere la strada di uno sviluppo civile, solidale e democratico. Ma non solo… in queste novelle c’è anche molto altro sul quale riflettere e argomentare.


L'Autore: Giuseppe Cassini è nato a Taviano (Lecce), dove vive attualmente. 
Insegnante, dirigente scolastico, è stato anche amministratore del suo Comune e presidente provinciale A.N.DI.S. (Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici).
Ha pubblicato articoli e brevi saggi di didattica e di politica scolastica ed ha curato due raccolte di scritti sulla scuola, entrambe pubblicate dall’editore Congedo di Galatina: “Scuola e Multicultura” nel 2003; “Sperimentando l’autonomia” nel 2007.
Di recente si è dedicato con assiduità allo studio della storia e alla valorizzazione delle tradizioni del Salento. Da tali attività hanno tratto alimento queste novelle, che sono il suo primo lavoro letterario.


Referenze bibliografiche e caratteristiche tecniche: Giuseppe Cassini, Novelle popolari salentine, Prefazione di Antonio Errico, Postfazione di Maurizio Nocera, Capone Editore, Lecce 2016; pagine 136, ISBN:  978-88-8349-216-7, Euro 10,00