mercoledì 30 novembre 2016

"Novelle popolari salentine" di Giuseppe Cassini sarà disponibile dal 10 dicembre


Sarà disponibile

dal 10 dicembre

Novelle popolari salentine

di Giuseppe Cassini



Il libro: Le fiabe e le favole, come tali, non esistono poiché sono sempre un frammento della realtà, un pezzo di vita vissuta o sognata (nel senso di desiderata). In altri termini sono fantasia, ma sono anche concreta realtà. Come fantasia sono il percorso attraverso il quale gli uomini superano le angustie della vita e le delusioni per gli insuccessi subiti. Sono cioè un modo per sfuggire all’ignoto e rendere fantasticamente reali i sogni e i desideri irrealizzati o irrealizzabili. Come frammenti della realtà hanno bisogno di essere intensamente vissute, interpretate e capite, poiché solo così è possibile trarre tutti gli insegnamenti in esse contenuti.

Le novelle e le favole di questa raccolta hanno caratteristiche analoghe: sono quasi sempre il frutto della fantasia, ma sono anche intimamente legate alla ­realtà del mondo contadino e quindi alla sua cultura, alle sue credenze e alle sue tradizioni. Per questo hanno una loro valenza morale ed educativa , che si sostanzia nella denuncia delle ingiustizie e delle angherie subite dal popolo da parte di una classe padronale legata al passato e incapace di intraprendere la strada di uno sviluppo civile, solidale e democratico. Ma non solo… in queste novelle c’è anche molto altro sul quale riflettere e argomentare.


L'Autore: Giuseppe Cassini è nato a Taviano (Lecce), dove vive attualmente. 
Insegnante, dirigente scolastico, è stato anche amministratore del suo Comune e presidente provinciale A.N.DI.S. (Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici).
Ha pubblicato articoli e brevi saggi di didattica e di politica scolastica ed ha curato due raccolte di scritti sulla scuola, entrambe pubblicate dall’editore Congedo di Galatina: “Scuola e Multicultura” nel 2003; “Sperimentando l’autonomia” nel 2007.
Di recente si è dedicato con assiduità allo studio della storia e alla valorizzazione delle tradizioni del Salento. Da tali attività hanno tratto alimento queste novelle, che sono il suo primo lavoro letterario.


Referenze bibliografiche e caratteristiche tecniche: Giuseppe Cassini, Novelle popolari salentine, Prefazione di Antonio Errico, Postfazione di Maurizio Nocera, Capone Editore, Lecce 2016; pagine 136, ISBN:  978-88-8349-216-7, Euro 10,00

venerdì 7 ottobre 2016

"Pagine di cultura dal Medioevo all'Età moderna", recensione a firma di Dino Levante apparsa su La Gazzetta del Mezzogiorno di giovedì 6 ottobre 2016

EDITORIA DUE LIBRI DI PELLICCIO E DICARLO PUBBLICATI DA CAPONE
Pagine di cultura dal Medioevo all'Età moderna
Itinerari nella Puglia romanica e l'Italia fra i Borbone ed i Savoia

di DINO LEVANTE

Dal Medioevo all'Età moderna. Sono i temi delle due novità librarie in casa Capone, in questo autunno che richiama benevolmente alla lettura... (per continuare a leggere clicca sull'articolo in basso)

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mercoledì 31 agosto 2016

"Nel Mediterraneo dei mercanti Fenici", recensione a firma di Nicola de Paulis apparsa su Nuovo Quotidiano di Puglia del 30 agosto 2016

Nel Mediterraneo dei mercanti Fenici

Grandi navigatori di 3.000 anni fa

In un libro pubblicato da Capone Editore lo studioso di preistoria e protostoria Pierluigi Montalbano ripercorre le rotte dell'antico popolo tra porti e approdi anche lungo le coste della Puglia


"Porti e approdi nel Mediterraneo antico, quando i Fenici solcavano i mari" di Pierluigi Montalbano, cagliaritano, studioso di preistoria e protostoria è il titolo dell'ultimo libro, edito dalla Casa Editrice Capone di Cavallino, che conferma nel contempo una tradizione editoriale nella scelta degli autori originari del territorio: la Sardegna nuragica infatti, insieme alla Sicilia, fu l'area centro mediterranea che più fu interessata dalla rete degli scambi commerciali in epoca fenicia (...). - per continuare a leggere clicca sull'articolo - 


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martedì 30 agosto 2016

"La storia di pietra del Salento che fu", recensione a firma di Claudia Presicce apparsa su Nuovo Quotidiano di Puglia del 29 agosto 2016

La storia di pietra del Salento che fu.

Turisti geologi a piedi o in bici

In una guida dell'editore Capone curata da Stefano Margiotta, 29 itinerare per andare alla scoperta delle tracce nascoste che raccontano le evoluzioni del territorio lungo milioni di anni


Ragionare nell'ordine temporale della Terra è fuori dalla portata della mente umana.
Pensare a 145 milioni di anni fa rende concreto il senso della nostra finitezza e anche della brevità dell'esistenza dell'umanità in un pianeta che è stato molto più a lungo "non" abitato dall'uomo. (... per continuare a leggere clicca sull'articolo)


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giovedì 25 agosto 2016

"Il Ragno, la musica e Leonardo da Vinci", recensione a firma di Claudia Presicce apparsa su Nuovo Quotidiano di Puglia del 23 agosto 2016

«Potrà forse sembrare strano che un discorso così impegnato, e che quasi promette di voler mettere mano a cielo e terra, possa prendere le mosse da una minutissima vicenda regionale, anzi locale, della cui levità par testimoniare il sorriso col quale a chi dà segni di agitazione immotivata chiediamo celiando: ti ha morso la tarantola?» (...) per continuare a leggere clicca sull'articolo


martedì 2 agosto 2016

"Osservazioni sul tarantismo", recensione di Angelo Sconosciuto su La Gazzetta del Mezzogiorno di sabato 30 luglio 2016

Capone, il tarantismo e la musica popolare salentina ieri e oggi
Le «Osservazioni» per aggiornare un discorso

Davvero difficile stare dietro agli innumerevoli appuntamenti con la pizzica. Chi non danza discute e ciascuno propone le sue «letture» del fenomeno in cui confluiscono le sue conoscenze, il suo vissuto, i suoi sentimenti.
Benedetto Croce affermava che «ogni storia è storia contemporanea», intendendo così ribadire che il compito dello storico non si riduce a raccogliere e catalogare fatti. Piuttosto gli compete di giudicare ed analizzare il "passato" con gli occhi del presente ed alla luce dei problemi del presente, facendo sì che gli avvenimenti rimangano sempre vivi, in continua mutazione.
Di tutto ciò è ben consapevole Federico Capone, storico delle tradizioni popolari ed esperto di canzone dialettale leccese, che nelle sue "Osservazioni sul tarantismo e altri scritti sulla musica popolare salentina" (Capone Editore, pp. 128, con una dotta prefazione di Maurizio Nocera) dimostra come, checché se ne pensi, il tarantismo non si esaurisce con la spedizione dell'equipe guidata da Ernesto De Martino nel Salento, compiuta nell'estate del 1959 e i cui risultati furono pubblicati nel 1961 in La terra del rimorso, ma che piuttosto si è ricontestualizzato, adeguandosi a tempi e luoghi. «Si badi bene che questo "rimodellamento" non è esclusivo della contemporaneità, né appartiene soltanto al tarantismo – sottolinea l'autore –, è un fatto normale ne era convinto anche Ernesto de Martino, che riteneva il fenomeno "plasmato dalla cultura egemone"; proprio questa banalità regge tutto il ragionamento: il tarantismo altro non è che un risultato figlio della propria epoca. A testimonianza di questo vi sono i tanti paralleli – per modi e finalità del rito – distanti nel tempo e nello spazio rispetto al fenomeno così come è giunto a noi, quindi è chiaro che per comprendere appieno ciò che accade oggi, è necessario conoscerne la storia».
Queste "Osservazioni" si svolgono lungo la direttrice passato- presente, e così nella parte iniziale i documenti di prima mano danno solidità alle successive interpretazioni dell'autore, che la fanno da padrona nella seconda parte del saggio, per costituire, nell'insieme, una "storia" nel senso più ampio del termine, che inizia nel basso- medioevo – è, nell'undecimo secolo, infatti, che si sente parlare per la prima volta di "taranta" con Goffredo di Malaterra che nelle 'Gesta di Ruggiero' narra di un attacco, ad opera di ragni velenosi, subìto dall'esercito normanno accampato sul Monte Pellegrino, nei pressi di Palermo – ed arriva ai giorni nostri.
Proprio questa seconda parte è certamente la più fresca. Capone indaga gli sviluppi contemporanei, soffermandosi in particolare sul reggae+hiphop dei primi anni Novanta – che trova nel Salento terreno fertile grazie al Sud Sound System, gruppo composto da dj e toaster-sciamani – e sulla Notte della Taranta, il festival itinerante che ogni anno, nella serata conclusiva a Melpignano, richiama centinaia di migliaia di spettatori che, danzando sotto il palco, si liberano, almeno per poche ore, dei problemi quotidiani. Tutto ciò avviene grazie ad una musica che, forse, "tradisce la tradizione" coi suoni ma assolve pienamente alla funzione catartica assegnatale dal "tarantismo".
In questa direzione – la musica in grado di liberare – ampio spazio è dato alla canzone dialettale leccese e salentina che, fin dall'inizio del secolo scorso, ha contribuito a mantenere in vita una memoria che, passando dalla campagna alla città, sembrava dovesse scomparire ed invece si è rafforzata.
"Tracce", funge da intermezzo fra la prima e la seconda parte qui vi sono molte testimonianze di autori medioevali e moderni, che hanno scritto di tarantole da Alberto di Aquisgrana (XII sec.) a Tommaso Campanella.
In conclusione un ricco e suggestivo apparato iconografico con immagini che vengono pubblicate per la prima volta, tutte inerenti il tarantismo e più in generale la danzimania; sono da segnalare le opere inedite di Francesco e Massimo Pasca e quella di Salvatore Sciurti, ma anche una matrice, quasi sconosciuta di Antonio Tempesa (XVI-XVII secolo), nella quale sono raffigurati tre tipi di "tarantola" conosciuti, ossia il geco, il ragno e lo scorpione, ma anche la ri-lettura del mese di Giugno del mosaico di Otranto, ove vi sono due Gemelli che paiono danzare con le movenze della pizzica.

Angelo Sconosciuto

martedì 26 luglio 2016

I Borbone, i Savoia ed il Sud conteso, recensione di Claudia Presicce apparsa su Nuovo Quotidiano di Puglia del 26 luglio 2016

I Borbone, i Savoia e il Sud conteso

di Claudia Presicce

«Se vi fosse stata una migliore conoscenza delle due diverse realtà che stavano per unirsi e fondersi» molto sangue non sarebbe stato versato all'indomani del 1861, e con meno rabbie, rancori e divisioni il futuro dello Stato italiano sarebbe stato molto diverso. (Continua a leggere cliccando sull'articolo)

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