RACALE / PRIMO PIANO SUL VOLUME NELL'ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE
La CAPONE EDITORE, fondata nel 1980, pubblica libri legati alla storia del Mezzogiorno e all’area mediterranea, riservando molto spazio ai volumi di storia antica, archeologia, cartografia e ai rapporti tra l’Italia e le civiltà mediorientali. Notevole in questi ultimi anni l’attenzione riservata alle guide turistiche in lingua italiana e straniera su molte città e significativi monumenti storico-artistici della Puglia e dell’Italia centro-meridionale.
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martedì 28 febbraio 2017
venerdì 7 ottobre 2016
"Pagine di cultura dal Medioevo all'Età moderna", recensione a firma di Dino Levante apparsa su La Gazzetta del Mezzogiorno di giovedì 6 ottobre 2016
EDITORIA DUE LIBRI DI PELLICCIO E DICARLO PUBBLICATI DA CAPONE
Pagine di cultura dal Medioevo all'Età moderna
Itinerari nella Puglia romanica e l'Italia fra i Borbone ed i Savoia
di DINO LEVANTE
Dal Medioevo all'Età moderna. Sono i temi delle due novità librarie in casa Capone, in questo autunno che richiama benevolmente alla lettura... (per continuare a leggere clicca sull'articolo in basso)
Pagine di cultura dal Medioevo all'Età moderna
Itinerari nella Puglia romanica e l'Italia fra i Borbone ed i Savoia
di DINO LEVANTE
Dal Medioevo all'Età moderna. Sono i temi delle due novità librarie in casa Capone, in questo autunno che richiama benevolmente alla lettura... (per continuare a leggere clicca sull'articolo in basso)
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giovedì 28 maggio 2015
Quelle storie di briganti secondo Claudio Conti, recensione a firma di Dino Levante apparsa su "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 20 maggio 2015
Quelle storie di briganti
e galantuomini
secondo Claudio Conti
Il volume del saggista edito da Capone
di DINO LEVANTE
Il brigantaggio: un fenomeno singolare, ancora da conoscere a fondo con
tutto il suo fascino, le caratteristiche minori, le differenziazioni che gli
storici, nel corso degli ultimi decenni, hanno cercato di approfondire
attraverso documentazioni e prove fornite dalle fonti archivistiche. Lo stesso
periodo, gli stessi protagonisti spesso sono stati descritti in una copiosa
produzione letteraria, scaturita dalla fantasia ma sempre connessa a fatti
storici realmente accaduti. In questo fortunato filone si inserisce il recente
volume del saggista Claudio Conti dal titolo «Briganti e galantuomini. Dai
Borbone ai Savoia» (Capone Editore, 216 pagine, 13 euro).
Sullo sfondo una guerra civile, per decenni ignorata dalla storia
ufficiale: quella cosiddetta del «brigantaggio meridionale», che Conti descrive
da due punti di vista particolari. Quello militare, caratterizzato spesso da
una ferocia inutile e soprattutto da una inadeguatezza del comando, che lascia
facilmente presagire i disastri del 1866. Poi, c’è l’aspetto politico-sociale,
che privilegia (a differenza di altri romanzi ambientati nel medesimo contesto
storico) il ruolo dei «galantuomini» e il patto sottoscritto con
l’amministrazione piemontese. Un accordo destinato a incidere sulla successiva
evoluzione delle regioni meridionali, ma anche sugli esiti del processo di
formazione dello Stato unitario.
È questo il quadro in cui si svolge il difficile percorso verso l’età
adulta del protagonista, che dolorosamente e con fatica matura la
consapevolezza dei propri mezzi e la capacità di orientare autonomamente il
proprio destino. Il brigantaggio non si può identificare soltanto con quella
forma di banditismo caratterizzata da azioni violente a scopo di rapina ed
estorsione; in diverse circostanze assume risvolti insurrezionalisti
politico-sociali. La guerra che ha opposto i briganti al neonato esercito
italiano, contadini senza terra a latifondisti, costituisce l’intelaiatura del
romanzo. Il resto è da leggere.
Il brigantaggio: un fenomeno singolare, ancora da conoscere a fondo con
tutto il suo fascino, le caratteristiche minori, le differenziazioni che gli
storici, nel corso degli ultimi decenni, hanno cercato di approfondire
attraverso documentazioni e prove fornite dalle fonti archivistiche. Lo stesso
periodo, gli stessi protagonisti spesso sono stati descritti in una copiosa
produzione letteraria, scaturita dalla fantasia ma sempre connessa a fatti
storici realmente accaduti. In questo fortunato filone si inserisce il recente
volume del saggista Claudio Conti dal titolo «Briganti e galantuomini. Dai
Borbone ai Savoia» (Capone Editore, 216 pagine, 13 euro).venerdì 6 marzo 2015
RECENSIONI / / / Due recensioni a firma di Manlio Triggiani apparse su "La Gazzetta del Mezzogiorno"
Misteri,
storie e leggende dell'antica Terra di Puglia
Le storie, le fiabe, i racconti,
sono la dimensione interiore di una comunità, rimandano a una lettura del modo
di vivere e di pensare di una intera realtà sociale e per questo, un tempo,
attorno al camino, nelle campagne come nelle città, si racontava ai bambini
questa specie di "grammatica della fantasia" che erano le storie
ricche di un senso profondo dell'identità del luogo. Adesso, Antonio Mele,
scrittore, giornalista e disegnatore galatinese che vive a Roma, ha dato alle
stampe un libro (Misteri, prodigi e
fantasie in terra di Puglia, Capone Ed. pagg 144, € 10,00) nel quale
ripropone, a distanza di tempo, quarantasette leggende e storie di tutta la
Puglia, ormai poco note, che narrano il mito, le leggende e anche i piccoli e
gustosi "cunti" di una terra antica, profonda, che parlano di amore,
streghe, miracoli, santi e folletti. (domenica 1 marzo 2015)
______
______
Viaggio
tra fate e leggende nell'antico Salento magico
Folletti, streghe, sirene, orchi,
superstizioni, leggende, viaggi immaginari e il morso della tarantola:
attraverso racconti, fiabe, documenti secolari, Federico Capone, studioso di
antropologia culturale, ricercatore di musica e tradizioni di Terra d'Otranto,
ricostruisce (Viaggio nel Salento magico,
Capone Editore; pagg 143, € 10,00) una interessante geografia mitica
avvalendosi di stralci di libri e manoscritti dall'antichità ad oggi. Compone,
così, il sapere ancestrale della Terra d'Otranto, dove si è stratificato nel
tempo una conoscenza fatta di Tradizione locale e acquisizioni di altri popoli.
Le testimonianze vanno dal II sec. a. C. (le narrazioni di Nicandro di
Colofone) fino al XIX secolo con le leggende raccolte da Giuseppe Morosi nella
Grecìa Salentina e usi, superstizioni, credenze registrati nei secoli dagli
storici salentini. (domenica 8 febbraio 2015)
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mercoledì 17 dicembre 2014
LECCE, MIRABILI ITINERARI / / / Recensione a firma di Dino Levante apparsa su "La Gazzetta del Mezzogiorno" di martedì 16 dicembre 2014
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mercoledì 15 febbraio 2012
Recensione ai volumi di Valentino Romano e Gaetano Marabello, apparsa sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 13/02/2012 a firma di Pasquale Tempesta
Recensione ai volumi di Valentino Romano e Gaetano Marabello, apparsa sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 13/02/2012 a firma di Pasquale Tempesta.
Briganti, da Carmine Crocco ai pellirosse
I volumi di Valentino Romano e di Gaetano Marabello, editi da Capone
di Pasquale Tempesta
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mercoledì 20 ottobre 2010
Quei contadini divenuti "briganti"
da LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO di Martedì 12 Ottobre
STORIA Uno spaccato del Mezzogiorno
Testo di Valentino Romano per capire come nacque l'Unità d'Italia. Postfazione di Monica Mazzitelli
Quei contadini divenuti "briganti".
Furono eroi tragici, avventurieri, soldati, vittime, giudici e carnefici.
di Gloria Indennitate
Il 'brigantaggio' fu una forma d'insurrezione politica e sociale sorta nel Mezzogiorno italiano durante il processo di unificazione dell'Italia e il primo decennio del Regno. Gli autori della resistenza erano infatti definiti, in senso dispregiativo, briganti, dai sabaudi. Secondo alcune correnti di pensiero che prendono in considerazione l'entità degli schieramenti tra loro contrapposti all'interno del nuovo Stato italiano, viene vista come una sorta di guerra civile quella che fu allora combattuta. Un'ipotesi, comunque, monto controversa.
Il titolo del libro Nacquero contadini, morirono briganti di Valentoni Romano (Capone Editore, 142 pagine, 10 euro) la dice tutta su chi erano e cosa erano i briganti. L'autore è da anni impegnato nello studio del ribellismo contadino e dalla storia del Sud. E val la pena riflettere che per comrpendere con cognizione di causa e con pienezza il brigantaggio post-unitario meridionale, liberandolo da ogni fumosità ideologica, occorre immergersi nel mondo rurale che ne è il substrato culturale e sociale. Le storie consegnate da Romano ai lettori aprono uno spaccato originale, spesso inedito e insolito, su questo mondo nel quale convivono e si scontrano tutti insieme cafoni e gentiluomini, idealisti e profittatori, eroi tragici, avventurieri di sempre, briganti e soldati, vittime e carnefici, giudici e giudicati, carnefici e condannati, clero avido e monarchia intrigante. Sono ombre di un Sud, palco di speranze, di illusioni e di delusioni sul quale, dopo la dissoluzione del Regno delle Due Sicilie, va in scena la nuova Italia.
Il libro con una certosina raccolta di indicazioni bibliografiche e un'attenta calibratura dei passaggi e momenti storici che si concretizza in uno stile elegante e coinvolgente, racconta di semplici e umili contadini le cui vicende aiutano a capire il brigantaggio postunitario e la vera storia dell'Unità d'Italia.
Monica Mazzitelli - scrittrice, filmmaker, fondatrice e coordinatrice del gruppo de "iQuindici", lettori volontari della Wu Ming Foundation - scrive in appendice al volume: "Briganti li chiamiamo, come oggi chiamiamo altra gente 'clandestini': nomi comodi per allontanare da noi, di uno o cento passi, il desiderio disperato di sopravvivenza, o se possibile di una vita dignitosa, una vita senza troppe paure, a cui ci si possa un pochino aggrappare. In queste pagine ci sono dolore e leggerezza insieme, crudeltà e amore: c'è umanità e disumanità come antinomia della stessa essenza: quella della realtà fatta di carne, delle sue pulsioni. C'è la sottomissione delle donne, spesso vendute, il sopruso sul povero, la vendetta sul ricco, la furbizia che si ritorce contro chi crede di poter strappare un salvacondotto alla fortuna".
Dedicato a chi ama la Storia del Mezzogiorno d'Italia.
STORIA Uno spaccato del Mezzogiorno
Testo di Valentino Romano per capire come nacque l'Unità d'Italia. Postfazione di Monica Mazzitelli
Quei contadini divenuti "briganti".
Furono eroi tragici, avventurieri, soldati, vittime, giudici e carnefici.
di Gloria Indennitate
Il 'brigantaggio' fu una forma d'insurrezione politica e sociale sorta nel Mezzogiorno italiano durante il processo di unificazione dell'Italia e il primo decennio del Regno. Gli autori della resistenza erano infatti definiti, in senso dispregiativo, briganti, dai sabaudi. Secondo alcune correnti di pensiero che prendono in considerazione l'entità degli schieramenti tra loro contrapposti all'interno del nuovo Stato italiano, viene vista come una sorta di guerra civile quella che fu allora combattuta. Un'ipotesi, comunque, monto controversa.
Il titolo del libro Nacquero contadini, morirono briganti di Valentoni Romano (Capone Editore, 142 pagine, 10 euro) la dice tutta su chi erano e cosa erano i briganti. L'autore è da anni impegnato nello studio del ribellismo contadino e dalla storia del Sud. E val la pena riflettere che per comrpendere con cognizione di causa e con pienezza il brigantaggio post-unitario meridionale, liberandolo da ogni fumosità ideologica, occorre immergersi nel mondo rurale che ne è il substrato culturale e sociale. Le storie consegnate da Romano ai lettori aprono uno spaccato originale, spesso inedito e insolito, su questo mondo nel quale convivono e si scontrano tutti insieme cafoni e gentiluomini, idealisti e profittatori, eroi tragici, avventurieri di sempre, briganti e soldati, vittime e carnefici, giudici e giudicati, carnefici e condannati, clero avido e monarchia intrigante. Sono ombre di un Sud, palco di speranze, di illusioni e di delusioni sul quale, dopo la dissoluzione del Regno delle Due Sicilie, va in scena la nuova Italia.
Il libro con una certosina raccolta di indicazioni bibliografiche e un'attenta calibratura dei passaggi e momenti storici che si concretizza in uno stile elegante e coinvolgente, racconta di semplici e umili contadini le cui vicende aiutano a capire il brigantaggio postunitario e la vera storia dell'Unità d'Italia.
Monica Mazzitelli - scrittrice, filmmaker, fondatrice e coordinatrice del gruppo de "iQuindici", lettori volontari della Wu Ming Foundation - scrive in appendice al volume: "Briganti li chiamiamo, come oggi chiamiamo altra gente 'clandestini': nomi comodi per allontanare da noi, di uno o cento passi, il desiderio disperato di sopravvivenza, o se possibile di una vita dignitosa, una vita senza troppe paure, a cui ci si possa un pochino aggrappare. In queste pagine ci sono dolore e leggerezza insieme, crudeltà e amore: c'è umanità e disumanità come antinomia della stessa essenza: quella della realtà fatta di carne, delle sue pulsioni. C'è la sottomissione delle donne, spesso vendute, il sopruso sul povero, la vendetta sul ricco, la furbizia che si ritorce contro chi crede di poter strappare un salvacondotto alla fortuna".
Dedicato a chi ama la Storia del Mezzogiorno d'Italia.
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martedì 12 ottobre 2010
"Mirabile Mediterraneo nella cartografia al tempo degli ottomani. Coste e città 'disegnate' dall'ammiraglio Reis" di Gloria Indennitate
"Mirabile Mediterraneo nella cartografia al tempo degli ottomani. Coste e città 'disegnate' dall'ammiraglio Reis"
Gloria Indennitate su "La Gazzetta del Mezzogiorno" di Martedì 12 Ottobre 2010
Viaggio sulle coste del Mare nostrum ai tempi degli ottomani. Siamo nel XVI secolo e l'ammiraglio Hadji Muhyieddin Piri Ibn Hajji Mehmed, noto come Piri Reìs, (nato a Gallipoli, città della costa egea turca fra il 1465 e il 1470, morto a Il Cairo fra il 1553-4) diede vita a una 'mappa del mondo' che è diventata fonte di studio nell'ambito di quella che viene definita archeologia misteriosa. Capone Editore ha dato alle stampe un pregiato volume, scritto da Vito Salierno, dal titolo Le città del Mediterraneo nella cartografia ottomana (112 pagine, 35 euro), nel quale segnatamente spiccano suggestive vedute a colori di città costiere che vedono la luce per la prima volta al mondo.
La cartografia islamica del Mediterraneo non è mai stata studiata nel suo complesso, anche se sono stati pubblicati molti importanti saggi e articoli, in particolare su mappe singole e sugli atlanti compilati da Piri Reis. L'ammiraglio della flotta ottomana fu autore di due versioni del Kitab-i Bahriyye ('Il libro del mare'), copiato ampiamente per tutto il XVII secolo. Il libro, di derivazione dagli isolari italiani, era rivolto all'uomo di mare nella sua prima versione, al collezionista e al bibliofilo nella sua seconda versione: di qui il successo dei molti manoscritti, decide dei quali si conservano tuttore.
L'analisi della cartografia islamica va dalla Geografia di Tolomeo alle mappe di Ibn Idrisi, alle esistenti carte medievali sino all'opera di Piri Reis e dei suoi successori quali Nasuh Matrakci, Seyyd Nuh, Katib Celebi, e i cosiddetti atlanti di Humayun e 'Ali Macar'. Ampio spazio è dedicato alle descrizioni delle mappe dell'ammiraglio: coste, porti, isole dell'Italia, Francia, Spagna, paesi del Maghreb, Egitto, Grecia, Turchia, e isole principali del Mediterraneo.
Di particolare interesse le vedute delle coste dell'Adriatico con le città lungo la costa italiana, da Venezia a Bari, Brindisi, Capo Santa Maria. Da nord, Muggia, le isole lungo la costa dalmata; Agrigento, Ancona con la sua fortezza. E ancora da notare Capo Vaticano, Catanzaro, la costa abruzzese e la costa calabrese compresa Capo Trionto e Punta Alice, Giovinazzo, Golfo di Genova, La Spezia e Savona. Il versante meridionale del Gargano indicato nella mappa come 'Regione di Puglia' o Vilayet-i-Puliye, fra gli altri, da est a ovest, il borgo di Mattinata, capo Sant'Angelo, Manfredonia, la foce dell'Ofanto con le due torri di guardia, Barletta, l'Isola di Sant'Andrea, Mola, Monopoli, Otranto, la Penisola salentina con lo scalo e il porto di Lecce, Roca Vecchia, Otranto, Capo Santa Maria di Leuca, Tricase, Gallipoli. Il volume si chiude con la cartografia ottomana dopo Piri Reis.
Vito Salierno lavora da sempre nel campo della storia moderna e delle letterature comparate, con particolare riguardo a D'Annunzio, Tagore e Iqbal.
Gloria Indennitate su "La Gazzetta del Mezzogiorno" di Martedì 12 Ottobre 2010
Viaggio sulle coste del Mare nostrum ai tempi degli ottomani. Siamo nel XVI secolo e l'ammiraglio Hadji Muhyieddin Piri Ibn Hajji Mehmed, noto come Piri Reìs, (nato a Gallipoli, città della costa egea turca fra il 1465 e il 1470, morto a Il Cairo fra il 1553-4) diede vita a una 'mappa del mondo' che è diventata fonte di studio nell'ambito di quella che viene definita archeologia misteriosa. Capone Editore ha dato alle stampe un pregiato volume, scritto da Vito Salierno, dal titolo Le città del Mediterraneo nella cartografia ottomana (112 pagine, 35 euro), nel quale segnatamente spiccano suggestive vedute a colori di città costiere che vedono la luce per la prima volta al mondo.
La cartografia islamica del Mediterraneo non è mai stata studiata nel suo complesso, anche se sono stati pubblicati molti importanti saggi e articoli, in particolare su mappe singole e sugli atlanti compilati da Piri Reis. L'ammiraglio della flotta ottomana fu autore di due versioni del Kitab-i Bahriyye ('Il libro del mare'), copiato ampiamente per tutto il XVII secolo. Il libro, di derivazione dagli isolari italiani, era rivolto all'uomo di mare nella sua prima versione, al collezionista e al bibliofilo nella sua seconda versione: di qui il successo dei molti manoscritti, decide dei quali si conservano tuttore.
L'analisi della cartografia islamica va dalla Geografia di Tolomeo alle mappe di Ibn Idrisi, alle esistenti carte medievali sino all'opera di Piri Reis e dei suoi successori quali Nasuh Matrakci, Seyyd Nuh, Katib Celebi, e i cosiddetti atlanti di Humayun e 'Ali Macar'. Ampio spazio è dedicato alle descrizioni delle mappe dell'ammiraglio: coste, porti, isole dell'Italia, Francia, Spagna, paesi del Maghreb, Egitto, Grecia, Turchia, e isole principali del Mediterraneo.
Di particolare interesse le vedute delle coste dell'Adriatico con le città lungo la costa italiana, da Venezia a Bari, Brindisi, Capo Santa Maria. Da nord, Muggia, le isole lungo la costa dalmata; Agrigento, Ancona con la sua fortezza. E ancora da notare Capo Vaticano, Catanzaro, la costa abruzzese e la costa calabrese compresa Capo Trionto e Punta Alice, Giovinazzo, Golfo di Genova, La Spezia e Savona. Il versante meridionale del Gargano indicato nella mappa come 'Regione di Puglia' o Vilayet-i-Puliye, fra gli altri, da est a ovest, il borgo di Mattinata, capo Sant'Angelo, Manfredonia, la foce dell'Ofanto con le due torri di guardia, Barletta, l'Isola di Sant'Andrea, Mola, Monopoli, Otranto, la Penisola salentina con lo scalo e il porto di Lecce, Roca Vecchia, Otranto, Capo Santa Maria di Leuca, Tricase, Gallipoli. Il volume si chiude con la cartografia ottomana dopo Piri Reis.
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