lunedì 13 maggio 2013

I MORIBONDI DEL PALAZZO CARIGNANO /// Recensione di Felice Laudadio Jr su Larepubblica.it


I politici erano Casta
già prima della Casta


di Felice Laudadio Jr

Nel Parlamento italiano, noi abbiamo, come in tutti i Parlamenti, la distinzione di destra, di centro, di sinistra. Ma questa distinzione non è assoluta. Vi sono parecchi deputati che seggono alla sinistra e votano costantemente con la destra: altri che, anche sedendo alla destra, votano talvolta con la sinistra”. È un parere che arriva dall’interno della Camera. “Vi è di tutto, eccetto il popolo”. L’icastico giudizio di un neo-onorevole Grillino, intervistato in piazza Montecitorio? Coi suoi coloriti accenti di antipolitica potrebbe sembrarlo. L’autore dell’invettiva rincara la dose, del resto, denunciando i trattamenti di favore, i privilegi dei politici, che partecipano a feste importanti, “a certi banchetti nelle grandi occasioni”, viaggiano “gratuitamente”, non pagano “spese di posta”, godono di uno status che rappresenta un “passepartout generalmente rispettato”, sono al riparo dalla giustizia “per tutto il tempo che dura la sessione” ed hanno la facoltà illimitata di “credito”. Dal momento che si tratta di uno scritto, sembra di trovarsi davanti ad un recente pamphlet contro la Casta. Ma non lo è. Quantomeno non è affatto moderno, perché queste stilettate contro la Casta, queste critiche viscerali alla fauna parlamentare risalgono alle origini della storia unitaria nazionale, al primo Parlamento, che si riuniva a Torino, dopo la proclamazione del Regno d’Italia. Sono datate 1862 e provengono da un deputato lucano, il patriota, polemista e reporter Ferdinando Petruccelli della Gattina (Moliterno, 1815 – Parigi, 1890), contenute in un testo riproposto dall’editore leccese Capone, come esempio di critica ante litteram del malcostume politico: “I moribondi del Palazzo Carignano”, 132 pag. 12 euro, a cura di Enzo di Brango.
Nel Carignano, un palazzo barocco al centro di Torino, ora sede del Museo Nazionale del Risorgimento, erano ospitate le sedute della prima Camera dei Deputati. 438 i componenti, colleghi del Petruccelli, eletto nel Collegio di Brienza sui banchi della Sinistra, liberale e anticlericale, già perseguitato dal governo borbonico dopo i moti del 1848 ed esule per dodici anni in Francia e Inghilterra. Il libello (Indro Montanelli lo considerava tra “le perle della nostra memorialistica del tempo”) nacque dalle corrispondenze pubblicistiche dell’autore per i quotidiani transalpini ed incontrò il consenso della critica progressista, per il modo tagliente e spregiudicato col quale mette a nudo limiti e difetti degli uomini del primo Parlamento. Il curatore Enzo Di Brango, saggista e redattore di studi meridionali, nell’intitolare il suo contributo introduttivo “La casta, quando tutto è cominciato”, dedica il lavoro “A Ennio Flaiano, Indro Montanelli, Enzo Biagi e a tutti i giornalisti di razza che ancora oggi, fra mille difficoltà, riescono a frustare il potere, scevri da ogni condizionamento”.
Graffiante anche la prefazione di Valentino Romano, che sottolinea “le tante scudisciate con le quali Petruccelli bolla un’intera classe politica del tutto inadeguata al compito al quale, in qualche modo, stata chiamata”- Le presenta come “un ritratto tranchant, che se pur muove immediatamente al sorriso, induce ad amare riflessioni sul destino di una nazione malamente rappresentata fin dalle sue origini”. E lascia al lettore “il compito di approfondire”, attraverso la penna di Ferdinando Petruccelli, “la scoperta o la conferma dei limiti di una classe politica che quasi mai si è mostrata all’altezza del compito al quale è stata chiamata dal 1861 ad oggi”.




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